La notte della superluna

Una nuova teoria spiega l'origine del nostro satellite.

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La Luna, all’interno del Sistema Solare, è un satellite anomalo: è di poco più piccola della Terra e la sua composizione chimica è quasi identica a quella del nostro pianeta. Crediti immagine: Fabio Perelli

RICERCA – Questa notte il cielo era illuminato da un faro bianco più splendente che mai. Tenendo il naso all’insù in tanti si sono fatti ammaliare dalla bellezza senza tempo della Luna, che per una volta si è presentata ai nostri occhi ancora più grande (circa il 14% di più) e ancora più luminosa (circa il 30% più brillante). Il fenomeno cui si è assistito è quello della superluna, che consiste nella coincidenza tra la luna piena e la minima distanza dalla Terra, che porta con sé un aumento delle dimensioni apparenti della Luna vista dal nostro pianeta. Il termine più appropriato, utilizzato dagli astronomi, è perigeo lunare, che identifica proprio il momento di massimo avvicinamento della Luna alla Terra, e che si contrappone all’apogeo, momento di massimo allontanamento.

La superluna non è un evento di per sé raro. Accade circa una volta l’anno, ma l’episodio di questa notte (14 novembre 2016) è particolarmente notevole, perché il nostro satellite è apparso in cielo ancora più grande del solito, come non accadeva da 68 anni a questa parte. E per ammirare la prossima superluna da record dovremo attendere il 25 novembre 2034.

Ma per chi si fosse perso lo spettacolo, niente panico. Selene è sempre lì, pronta a fare bella mostra di sé in un ciclo infinito di morti e rinascite sopra ai nostri occhi. Allieta le nostri notti da sempre, eppure la presenza della Luna, così familiare, è ancora per certi versi un mistero per la scienza. La Luna, nel quadro generale del Sistema Solare, si presenta infatti come un satellite anomalo. I satelliti degli altri pianeti sono di dimensioni molto più piccole in proporzione, e hanno struttura e composizione differenti, che suggeriscono un’origine legata alla cattura da parte delle orbite dei pianeti di corpi celesti vaganti. Basti pensare ai tipici satelliti di Giove o di Saturno, lillipuziani orbitanti intorno ai giganti. La Luna, al confronto, è solo una sorella minore della Terra, e la sua composizione chimica è pressoché identica a quella del nostro pianeta.

Com’è nata, dunque, la Luna?

La teoria più accreditata sull’origine della Luna è quella del cosiddetto modello canonico, che prevede un grande impatto tra due corpi celesti, che avvenne poco tempo dopo la formazione del Sistema Solare, e che portò alla formazione anche del nostro pianeta. Il modello canonico ha il merito di spiegare le grandi dimensioni del nostro satellite ma porta con sé tre principali criticità. Innanzitutto, per quanto permetta di comprendere perché i due corpi celesti siano simili, non spiega l’esistenza di una composizione isotopica sostanzialmente identica dei due corpi celesti. In secondo luogo, secondo questo modello, l’orbita lunare dovrebbe essere allineata all’equatore terrestre, mentre a oggi esiste un’inclinazione di cinque gradi rispetto a esso. Infine, inizialmente esisteva un momento angolare nel sistema Terra-Luna, che determinava un periodo di rotazione della Terra più breve di quello attuale, pari a circa 5 ore.
Un recente studio pubblicato su Nature, condotto da un gruppo guidato da Sarah T. Stewart dell’Università della California a Davis, sembra in grado di colmare da solo tutte le lacune, fornendo un modello di impatto ad alta energia che spiega con più accuratezza la formazione del sistema Terra-Luna.

Secondo il nuovo modello, una collisione a più alta energia rispetto al modello canonico avrebbe prodotto materiale fuso e vaporizzato dalla cui condensazione si sarebbero formati sia la Terra che la Luna, che si sarebbero formati pertanto dallo stesso materiale, così da acquisire una composizione isotopica affine. La Terra primordiale doveva avere inizialmente un periodo di rotazione di sole due ore, e l’asse di rotazione puntato verso il Sole. L’iniziale momento angolare del sistema Terra-Luna sarebbe stato in seguito dissipato lentamente dalle forze di marea, con il progressivo allontanamento della Luna dalla Terra, fino a raggiungere un punto, chiamato Transizione di Laplace, in cui il momento angolare poté essere parzialmente trasferito dal sistema Terra-Luna al sistema Terra-Sole. Nell’arco di alcuni milioni di anni, continuando ad allontanarsi, la Luna raggiunse un secondo punto di Transizione, la Transizione di Cassini, in cui l’orbita lunare si ridusse di 5 gradi, raggiungendo la posizione orbitale attuale.

Come spiega Stewart, questa teoria sarebbe in grado da sola di spiegare la formazione della Luna e la successiva evoluzione del sistema Terra-Luna fino alla situazione attuale, e non sarebbe più “necessario introdurre altre situazioni concomitanti per spiegare come sarebbero andate le cose.”

Comunque siano andate le cose, che ci si trovi al cospetto della superluna o di una classica Luna Piena, di una Luna calante o crescente, o di un sottile spicchio che ammicca dalla volta celeste, Selene è sempre lì, a illuminare i nostri sguardi colmi di stupore.

Leggi anche: C’è un legame tra la Luna e i terremoti violenti?

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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