Gli animali fantastici: dove trovarli, un rigoroso testo di scienza magica

Stranimondi ci porta all'interno del mondo magico di Harry Potter, tra snasi e grifoni.

In “Gli animali fantastici: dove trovarli”, le creature saranno pure fantastiche (per noi), ma la loro catalogazione appare rigorosa e accademica: nel mondo magico esistono, vanno conosciute, curate, preservate, temute e rispettate.

STRANIMONDI –  Che ci sia un legame fortissimo fra cinema e letteratura è piuttosto ovvio: la capacità (o talvolta l’incapacità) del primo di tradurre in immagini la seconda è testimoniata da un elenco sterminato di film e serie televisive ispirati da romanzi, poemi, poesie, racconti, inchieste. Ma con Animali fantastici e dove trovarli, film scritto da J.K Rowling, diretto da David Yates e uscito in Italia lo scorso 17 novembre, a essere messo in scena non è un libro qualsiasi, bensì a tutti gli effetti un manuale scolastico, ovvero il quasi omonimo Gli animali fantastici: dove trovarli.

Due libri in uno

Gli animali fantastici: dove trovarli è sia un libro di testo fittizio dell’universo di Harry Potter sia un libro vero che possiamo acquistare noi babbani in libreria. In qualità di libro studiato da Harry Potter alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts è scritto dall’autore Newt Scamandro e viene citato per la prima volta nel primo romanzo della saga creata dalla scrittrice J.K. Rowling, ovvero Harry Potter e la pietra filosofale. In particolare Gli animali fantastici: dove trovarli compare nell’elenco dei libri di testo necessari per il primo anno di scuola che Harry riceve dal suo amico e guardiacaccia di Hogwarts Rubeus Hagrid. Il libro è previsto nel corso di Cura delle creature magiche tenuto dal professor Silvanus Kettleburn. Nei primi due libri della saga sappiamo poco di questa disciplina, che verrà indagata più a fondo nel terzo libro, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, quando Kettleburn va in pensione e viene sostituito proprio da Hagrid, che diventa l’insegnate di Harry e che fa conoscere agli alunni creature fantastiche come l’ippogrifo Fierobecco.

Gli animali fantastici: dove trovarli è però anche un libro reale, pubblicato in versione originale nel 2001 dalla casa editrice Bloomsbury e in Italia da Salani. Anche nella versione reale del libro l’autore che vediamo in copertina è Newt Scamandro, ma in realtà l’autrice è sempre J.K Rowling. Anche nella sua versione concreta il libro rimanda in tutto e per tutto al libro fittizio, che diventa così qualcosa di tangibile: nella versione reale vediamo infatti in molte pagine appunti e disegni fatti da chi si suppone aver posseduto quel libro nella finzione, ovvero Harry Potter e i suoi amici Hermione Granger e Ron Weasley. Qua e là il libro reale è sottolineato e pasticciato come un qualsiasi manuale di un qualsiasi studente.

Un testo scientifico

La cura che contraddistingue questi aspetti formali ed esteriori del libro reale si ritrova anche nel contenuto testuale, che ricrea per stile e lessico un libro di testo. Essendo un testo scolastico deve essere corretto, autorevole, dettagliato: in una parola, scientifico. Gli animali saranno pure fantastici (per noi), ma la loro catalogazione appare rigorosa e accademica perché nel mondo magico essi esistono, vanno conosciuti, curati, preservati, temuti e rispettati. Non manca neppure una prefazione a cura dell’Ufficio Regolazione e Controllo delle Creature Magiche (altra entità fittizia immaginata dalla Rowling) che spiega la classificazione delle creature in base alla loro pericolosità per maghi e streghe.

Nell’introduzione di Newt Scamandro veniamo a conoscenza del fatto che il libro è frutto di anni di ricerche e viaggi in giro per il mondo: non vi ricorda un certo Charles Darwin? Scrive Scamandro: “Ho visitato covi, tane e nidi di cinque continenti, ho osservato le curiose abitudini delle bestie magiche in un centinaio di paesi, testimoniato dei loro poteri, guadagnato la loro fiducia”. Come ogni buon manuale scolastico non può mancare l’attenzione per le definizioni: occorre capire cosa sia un animale fantastico e cosa non lo sia. Scamandro traccia allora con precisione e linguaggio tecnico la storia del dibattito sugli animali magici, facendo un elenco di studiosi che si occuparono del problema. Anche qui possiamo vedere un rimando a Darwin, che apre L’origine delle specie con una introduzione che elenca studiosi precedenti che avevano parlato di variabilità delle specie viventi.

Veniamo a conoscenza del fatto che ancora oggi la definizione di animale fantastico non è chiarissima ed è al centro di dibattito: quella più moderna proposta da Scamandro ruota intorno al dualismo fra “esseri” e “animali”. La definizione è quindi per negazione: si è animali se non si è esseri, ovvero “creature dotate di intelletto sufficiente da comprendere le leggi della comunità magica e da assumersi parte della responsabilità di stilare quelle leggi”. L’accenno ai problemi classificatori e ai dibattiti nel mondo magico offrono un chiaro richiamo delle discussioni e delle incertezze del mondo scientifico. Pensiamo a concetti come “specie” o “vivente”: le definizioni esistono, certo, ma hanno una lunga storia, sono frutto di perfezionamenti e correzioni che rispecchiano il progressivo modificarsi delle nostre conoscenze nei vari ambiti della biologia. Il mondo magico della Rowling ha quindi molto in comune con la scienza moderna: quella di Harry Potter non è una magia fatta soltanto da tradizioni perenni, bensì di conoscenze capaci di aumentare e perfezionarsi, caratteristiche fondamentali della scienza e del metodo galileiano che affrancò la conoscenza scientifica dal sapere a lei precedente.

L’introduzione di Scamandro si sofferma anche su questioni legali e sul legame fra animali fantastici e il mondo non magico. Poi il libro prosegue come un vero e proprio manuale, con un elenco di 75 specie animali, dall’acromantula allo yeti, passando per snasi, basilischi, lepricani, grifoni, horklump, troll e dieci razze di drago.

Il film

Il film trae soltanto ispirazione dal manuale, che da buon manuale non racconta le avventure di Scamandro bensì, come detto, si compone solo delle sue conclusioni classificatorie e scientifiche.

Il film cerca di riprendere il filo interrotto dalla seconda parte di Harry Potter e i Doni della Morte: stesso regista, sceneggiatura e soggetto firmati da Rowling in persona, stessa trama ricca di avvenimenti e di colpi di scena, stessa estetica gotica, anche se calata negli Stati Uniti di inizio secolo e non in Inghilterra. Le dinamiche fra i protagonisti sono molto simili a quelle di Harry-Ron-Hermione, ci sono i rivali misteriosi e gli antagonisti estremisti poiché fanatici del mondo magico contro i moderati che puntano all’amicizia con i babbani. Insomma, niente di nuovo rispetto a Harry Potter e proprio qui sta il problema: le stesse trame e le stesse impalcature narrative ormai scricchiolano, considerando che qui mancano i protagonisti della saga originale e le straordinarie storie e sottotrame sviluppate nei 7 libri e 8 film precedenti.

Animali fantastici e dove trovarli è un film tutto sommato divertente ma non esente da momenti faticosi; gli manca quell’epicità che avevano i film di Harry Potter e gli manca il guizzo, il colpo di genio che invece c’è eccome nel libricino da cui prende (quasi) in prestito il titolo. Libricino che nella saga di Harry Potter si proponeva come riuscito excursus, come esercizio di stile superlativo e perfettamente incastrato nei meccanismi della saga. Al momento il film non riesce a ricreare lo stesso effetto: ci riusciranno gli annunciati sequel di questo prequel?

Leggi anche: Il futuro visto da Nathan Never

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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