Io NON parlo solo con chi ha studiato

Secondo il medico Roberto Burioni, "la scienza non è democratica" e solo chi ha studiato ha diritto di parola su questioni scientifiche. È l'atteggiamento giusto per fare comunicazione?


Blood, Science Gallery, Dublin

Blood, Science Gallery, Dublin

CULTURA – Il medico Roberto Burioni, virologo del San Raffaele, cura una pagina Facebook dove commenta dati e notizie sui vaccini, con l’intento di smontare le false credenze diffuse sul tema. Lo scorso 31 dicembre 2016, Burioni rispondeva ad alcune polemiche su un suo post, spiegando perché la maggior parte dei commenti sulla sua pagina sono cancellati. “Spero di avere chiarito la questione”, concludeva, “qui ha diritto di parola solo chi ha studiato, e non il cittadino comune. La scienza non è democratica.”

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Due premesse:
1) sono totalmente a favore dei vaccini
2) sono a favore della cancellazione dalla propria bacheca FB di post e commenti aggressivi, insultanti, violenti, razzisti, omofobi o anche solo maleducati.

L’affermazione “Parlo solo con chi ha studiato. La scienza non è democratica” del medico Burioni, che conclude un suo post su Facebook a proposito del dibattito sui vaccini, da riferimento ad ambiti diversi che vengono intrecciati in modo non esplicito e quindi confondono il lettore: la scienza, da una parte, e la comunicazione della scienza dall’altra. Inoltre sia la scienza sia la comunicazione sono attività complesse che avrebbero bisogno di riflessioni ben più approfondite.

La scienza, secondo l’enciclopedia Treccani, è “l’nsieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati”. È una definizione utile e abbastanza condivisibile. È vero che la scienza non è democratica e non lo è soprattutto il sistema di accreditamento delle nuove idee e di valutazione dei risultati della ricerca. Nessuno si sognerebbe di far votare se sia la Terra che gira intorno al Sole o viceversa (anche se molti fisici direbbero che dipende ovviamente dal sistema di riferimento scelto) o quale sia la composizione dell’acqua o quali siano le reazioni biochimiche alla base della fotosintesi. Non contano neppure le opinioni o le preferenze personali, come già argomentato benissimo qui. Nella scienza bisogna dimostrare di avere ragione, e in questo sta la sua forza e la sua difficoltà. Marie Curie era convinta che esistesse un nuovo elemento chimico radioattivo, il radio, ma non bastava che ne fosse convinta lei, doveva dimostrarlo al mondo, doveva pesarlo quel benedetto radio: Ra = 225,93. Ed è per questa forza, per questa capacità di capire l’universo, che la scienza e le sue applicazioni (e non le opinioni dei singoli) hanno avuto e hanno sempre più importanza nella vita di tutti.

La scienza, tuttavia, è un sistema di conoscenze che si costruisce nel tempo, dipende dalla strumentazione e dalle conoscenze disponibili in un certo momento ma anche dal contesto sociale, culturale, antropologico, storico, economico e politico in cui si sviluppa. La scienza non è né neutrale né assoluta. E attraverso di essa, o attraverso quello che si intendeva per scienza nelle diverse epoche e società, sono state sostenute grandi baggianate o ingiustizie raccapriccianti. Un esempio, non molto lontano nel tempo, è il cosiddetto razzismo scientifico che sulla base di presunte misure anatomiche e differenze antropologiche voleva dimostrare l’esistenza delle razze e fra queste la superiorità dei bianchi (maschi, naturalmente, e ricchi). Era scienza largamente condivisa e accettata fino a circa la metà del secolo scorso e vanta illustri sostenitori. Di esempi simili ve ne sono decine.

Una verità scientifica immutabile e assoluta non esiste ed è sempre con qualche sospetto che bisogna guardare chi la professa. Non è improbabile che molti dei fatti e delle conoscenze che oggi riteniamo scientifici tra qualche decennio ci faranno sorridere o inorridire o indignare.
Affinché si crei una consapevolezza diffusa del valore della scienza, e per ottenere fiducia e appoggio dall’opinione pubblica non basta parlare di più di scienza, e soprattutto non serve parlarne tra soli esperti (e poi chi sono gli esperti?) perché gli altri non hanno studiato e sono degli ignoranti senza diritto di parola. L’accesso alla scienza è tuttora riservato a pochi, la maggior parte dei Paesi nel mondo non può competere con i Paesi più ricchi e anche in questi stessi Paesi ricchi sono pochi coloro che accedono alla formazione universitaria specialistica per diventare ricercatori. La scienza, affinché diventi effettivo beneficio di tutta l’umanità, deve diventare più inclusiva e accogliente di una diversità di approcci e linguaggi.

L’incredibile aumento di conoscenze prodotto dalla scienza negli ultimi 100 anni è stato accompagnato da una crescita di apprezzamento e rilevanza sociale di scienziati e tecnici, e dal crescere delle aspettative riguardo al benessere economico, alla salute, alla qualità della vita. Nello stesso tempo, però, gli impatti anche negativi di questo progresso hanno fatto sì che scienza e tecnologia siano anche fonte di grandi paure o per lo meno di radicati sospetti o l’oggetto di un giusto senso critico.
Con lo sviluppo della scienza si sono moltiplicate le iniziative per diffonderla al grande pubblico. Ci si è presto accorti però che una maggiore informazione pubblica non produce, come alcuni si aspettavano, il lineare aumento della fiducia e diminuire del sospetto. Decenni di studi sull’opinione pubblica mostrano che la formazione delle opinioni sia operata all’interno di sistemi di credenze ed emozioni privati o di gruppi sociali, nell’incrociarsi di questi con conoscenze di base, informazioni più o meno ufficiali e soprattutto precedenti esperienze e giudizi su ambiti anche diversi da quello scientifico e tecnologico (come la politica). Per esempio, sapere che cosa siano gli organismi geneticamente modificati e avere conoscenze di biotecnologia non basta per decidere se vogliamo o meno gli OGM nel piatto. Per decidere conta anche (e molto di più) il nostro atteggiamento verso il mondo naturale, la fiducia nei confronti delle autorità che devono gestirne la diffusione e il controllo, il modello di società desiderabile per il futuro.

Cosa fare allora? Da un lato occorre fornire a tutti i cittadini, a partire dai più giovani, quel bagaglio di conoscenze scientifiche necessario a vivere pienamente la società contemporanea; bagaglio che, in realtà, più che di conoscenze statiche, deve essere fondato sulla consapevolezza di come la scienza pervada la nostra vita, e di come le principali questioni, su cui la società di oggi e di domani deve decidere, sono ad alto tasso di scientificità: dalla gestione delle risorse energetiche e dell’ambiente alla prevenzione e cura delle malattie, dalla fecondazione artificiale alla protezione dai disastri naturali. Si tratta, in definitiva, di fornire gli strumenti per una piena cittadinanza scientifica. Dall’altro occorre essere pronti non solo a fornire informazioni e a trasmettere conoscenze, ma anche ad ascoltare aspettative, dubbi, paure, emozioni, punti di vista diversi, di cui le diverse comunità non-esperte sono portatrici.

Per una comunicazione efficace tra scienziati, tecnologi e grande pubblico, le parole chiave sono dialogo e partecipazione: non basta insegnare, non basta mostrare che la scienza è interessante e può essere anche divertente, non basta informare costantemente sull’attualità scientifica, occorre instaurare anche un vero e proprio confronto tra ricercatori, cittadini, amministratori e stakeholder, in cui tutte le posizioni – le opinioni, gli atteggiamenti, i timori, le speranze, le aspettative – vengono reciprocamente illustrare e discusse.
Solo in questo modo, attraverso una comunicazione ricca e profonda, gli scienziati potranno davvero capire cosa agita l’opinione pubblica, aggiornarla in termini di conoscenze, informarla sui propri punti di vista, discutere sulle decisioni da prendere. Perché non bisogna dimenticare che i cittadini non solo hanno il diritto di essere informati, ma hanno anche il diritto e il dovere di decidere, in termini di voto, di politiche che riguardano anche la scienza e la tecnologia.
Anche per la Commissione Europea il dialogo è un elemento essenziale della società della conoscenza, un dovuto e necessario allargamento progressivo delle sedi e dei temi della vita democratica:

«The Commission is committed to improving transparency and consultation between administrations and civil society […] If citizens and civil society are to become partners in the debate on science, technology and innovation in general and on the creation of the European Research Area in particular, it is not enough to simply keep them informed. They must also be given the opportunity to express their views in the appropriate bodies.» (Science and society action plan, European Commission, DG Research, 2006).

L’articolo fa uso di parte del libro Science Dialogues, Simona Cerrato (a cura di), Sissa Medialab, Trieste 2015, a sua volta basato su un’ampia letteratura internazionale di cui riportiamo qui alcuni elementi:

Clare Wilkinson‬‪, Emma Weitkamp‬, Creative research communication, Oxford University Press, 2016‬
Massimiano Bucchi and Brian Trench (a cura di), Handbook of Public Communication of Science and Technology, Routledge, 2014
Andrea Bandelli, Engagement tools for scientific governance, JCOM 02(2009)
Paola Rodari, A game of democracy. Science museums for the governance of science and technology, JCOM 09(02) (2010)
Eurobarometer special surveys, in particolare
Public perception of science, research and innovation, Ottobre 2014
Attitudes of European citizens towards the environment, Settembre 2014

Leggi anche: Quanto ci fidiamo dei vaccini?

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25 Commenti su Io NON parlo solo con chi ha studiato

  1. mauro marchionni // 5 gennaio 2017 alle 11:59 // Rispondi

    cara Simona
    è del tutto ovvio che la scienza non può pretendere di avere verità assolute e che, quindi, non è male ascoltare anche il parere dei non addetti ai lavori.
    Alla prolusione del mio corso di Oleodinamica io dico sempre agli studenti (ing. meccanica) di far vedere il progetto della loro nuova macchina a”un calzolaio” perchè qualcosa di buono potrebbe venire quando una cosa si guarda da un punto di vista completamente diverso.
    Un altro esempio eclatante è quello di Olberts, medico dilettante di astronomia, che dopo 200 anni ha demolito la visione di Newton dell’universo con un ragionamentino di una semplicità e di una ovvietà sconcertanti.
    >Tuttavia….tuttavia.
    Burioni ha ragioni da vendere poichè anche io, dopo 35 anni che sento idiozie somme in tutti i campi della scienza (specialmente da parte dei politici) e pur conscio che, come già detto, ogni punto di vista può essere interessante, debbo statisticamente concludere che non se ne può più di gente che parla senza sapere quello che dice.
    La scienza, quindi, NON è democratica ma non per sua colpa ma perchè il mondo è invaso da chiacchieroni che PER SOLO VANTAGGIO PERSONALE (o presunto tale) pontificano su cose di cui non sanno nulla.
    Cosa ben diversa è il profano che, con molta umiltà, prova a dire allo specialista: “però se quello che tu dici lo guardi da un diverso punto di vista….. forse (forse) non fila più così bene”.
    Non è raro che tale profano ci azzecchi ma ciò non dà patente di democrazia alla scienza che resta e resterà intrinsecamente NON DEMOCRATICA..

    • Diciamo che capisco la reazione di Burioni, ma non condono il suo “parlo solo con laureati”. Come scienziati abbiamo (uso il “noi”, ma non so se posso permettermelo) il dovere morale di istruire gli altri, questo però senza mai dimenticare che anche noi potremmo sbagliare o, come dice il Prof. Marchionni, pensare che le intuizioni siano unico appannaggio degli addetti ai lavori della scienza. Senza dimenticare che la stessa scienza talvolta tende a vedersi essa stessa come un ambiente elitario, basti vedere come “l’effetto Sagan” sia un problema tutto nostro.
      Probabilmente la reazione di Burioni (e lo capisco e lo perdono) è causata dalla stanchezza di sentirsi contraddire ogni giorno da persone che conoscono poco o niente su ciò che invece il medico studia da decadi. Purtroppo questa è la natura del Web e Facebook: essi appiattiscono le posizioni gerarchiche e il potere di parola. Nella vita reale, le parole di un Burioni valgono di più di quelle di un signor nessuno e il primo, con la posizione sociale guadagnatasi col suo lavoro, può organizzare simposi, conferenze ecc. con le quali dar maggiore “potenza” alle sue parole. Ma sul web, chiunque può creare una pagina facebook e avere migliaia di “mi piace”. E il commento di una persona qualunque sotto un post di Burioni sembra avere la stessa valenza di un commento del medico stesso.
      E’ l’altra faccia della medaglia della libertà di parola e dell’uguaglianza che ci ha regalato il web.

      • Contesto il fatto che un esperto abbia il dovere morale di istruire gli altri. Non sono tutti obbligati. Ma in ogni caso, Burioni con la sua incessante opera di divulgazione, sta PROPRIO istruendo gli altri, quindi sente il suo stesso dovere morale, e il suo rimprovero non ha senso. Non ha proprio niente da farsi condonare, anche perchè non ha mai scritto “parlo solo con laureati”.

        Istruire non significa che deve anche mettersi a discutere ogni idea sballata che passa per la mente degli antivaccinisti. Piuttosto, una persona razionale che sa di non sapere ha a sua volta un dovere: ascoltare l’esperto, con una certa umiltà, senza pretendere di mettersi a discutere fatti scientifici che non ha studiato. E su che basi potrebbe impostare una discussione? Sul sentito dire? Sulle impressioni a pelle? Sull’istinto?

  2. Carlo Pezzoli // 5 gennaio 2017 alle 11:59 // Rispondi

    Ho l’impressione che l’articolo trasudi una voglia inconfessata di dirigismo, quello di una élite che si ritiene superiore alla massa di “ignoranti” che imperversa nel mondo, mentre è la stessa massa di ignoranti la fonte dalla quale sgorgano le eccellenze di cui sarebbe fiera. Il discorso, se non razzista, potrebbe essere definito almeno classista. Applicato alla democrazia, ricorda i tempi in cui il voto era riservato a chi sapeva leggere e scrivere. La scienza, come rileva Carlo Rovelli nelle sue “Sette brevi lezioni di fisica”, prima di essere esperimenti,misure, matematica, deduzioni rigorose, è soprattutto visioni.
    L’evoluzione di una società segue le stesse regole dell’evoluzione della specie. Sono le contingenze del momento, come dice Telmo Pievani ne “La natura inaspettata” a indicarne la strada ed è per questo motivo che una società è diversa da un’altra,e l’eventuale superiorità di qualcuna deve essere interpretata in modo relativistico. Se dico che certe popolazioni nere sono atleticamente superiori ai bianchi sono razzista? E lo sono se distinguo il bianco dal nero?
    Le capacità intellettuali fanno parte dei dati somatici o sono patrimonio comune di un’anima trascendente davanti alla quale saremmo tutti uguali? Si tratterebbe solo di statistica, ma la natura, come la democrazia, si basa sulla statistica, perché sono i numeri che fanno la forza. E’ la norma che distingue una razza da un’altra, anche se ogni curva di frequenza sconfina insensibilmente con una curva diversa.
    Quello che è eticamente scorretto, è la strumentalizzazione politica che se ne fa. Il pretesto per una popolazione di prevaricare su un’altra, ma anche questo fa parte della natura e trova la sua spiegazione nell’istinto di sopravvivenza che alberga in ogni essere vivente. Quando viene completamente appagato perde la sua funzione nella società, la quale si avvia sulla strada del declino e cede il posto a individui meno appagati, ma più aggressivi.

    • Proprio chi è scienziato non dovrebbe citare tra virgolette quel che non è una citazione letterale. Burioni non ha detto che parla solo con laureati.

  3. Il punto, a mio parere, è che il web è invaso da gente che pretende di essere ascoltata pur non avendo la benché minima conoscenza dell’argomento di cui pretende di parlare. Il problema è che, come si è detto negli ultimi anni, Facebook e compagnia bella hanno dato la parola a legioni di imbecilli o, se vogliamo, a legioni di analfabeti funzionali. Burioni ha “sparato” in quella direzione, ma magari lo ha comunicato non alla perfezione. Si, la Scienza non è democratica e non deve esserlo per salvaguardare se stessa (come metodo di indagine del mondo reale, quale è!). Anzi, grazie a Dio non è democratica. Su questo penso (anzi, spero) non ci siano dubbi. Ne consegue che se vuoi dibattere con gli esperti, ai massimi livelli, hai bisogno di una conoscenza dello stesso livello. Badate, ho usato il termine “dibattere” di proposito. Burioni, quando può, risponde alle domande o alle curiosità, così come lo fanno tanti altri scienziati in tante altre aree di ricerca. Semplicemente Burioni ignora chi gli contesta “x” senza apportare evidenze a sostegno della sua tesi, il che è in perfetta sintonia con lo spirito scientifico. Vogliamo davvero dare peso alle opinioni di chi vende la bufala del “vaccino-causa-autismo”? Queste persone (creazionisti, anche, antievoluzionisti, sostenitori della teoria della Terra piatta, eccetera) coi loro attacchi non apportano la benché minima evidenza scientifica a sostegno delle “loro” idee. Idee che pertanto restano opinioni strampalate dal valore nullo. E non ci sono scusanti, oggi. In un mondo iperconnesso, trovare le informazioni giuste al fine di accrescere la propria conoscenza è di una facilità sconcertante rispetto a 20 anni fa. Il problema sta nell’approccio. Un “ignorante” che contatta Burioni per avere informazioni e per chiarimenti avrà ciò che cerca. Un ignorante che non ha la più pallida idea di cosa sia un ceppo virale ma nonostante ciò etichetta malvagiamente il lavoro e la reputazione degli esperti coi soliti luoghi comuni senza neanche avere la minima voglia di applicare al problema il ragionamento logico-razionale non può ricevere un caldo benvenuto: invece di perder tempo e far perder tempo alla gente, costui potrebbe studiare, informarsi e in seguito porre quesiti intelligenti, che siano di aiuto a lui e a tutti i lettori.
    In conclusione, avvallo il bell’articolo della Cerrato, ma vorrei far presente che tante volte qui, su OggiScienza si è parlato di disinformazione. La disinformazione non nasce né si rinforza con l’elitarismo che tanti affibiano a Burioni, quanto piuttosto dalla diffusione convinta tra i non addetti ai lavori di non-notizie. Il problema della disinformazione, di cui mi lamento da secoli, porta necessariamente a sfoghi poco piacevoli come quello di cui stiamo parlando.

    • Sono d’accordo naturalmente sul fatto che mai si debbano mettere sullo stesso piano le conoscenze di un’intera comunità scientifica con le opinioni del primo che passa (per esempio, quante volte abbiamo visto il sismologo a confronto con colui che millanta di sapere prevedere i terremoti!). Tuttavia penso che sia necessario anche l’ascolto e il dialogo per capire che cosa muove le persone e costruire così una società più consapevole. Non credo che chiamando le persone “asini” si possa scalfirne né una loro ipotetica ignoranza né tantomeno la presunzione di sapere. Anzi, penso che si ottenga l’opposto con l’effetto di arroccarsi ognuno ancor più sulle proprie posizioni.

  4. A Radio Cusano Campus, nel programma Genetica Oggi, ha spiegato meglio la cosa. Di seguito il link per ascoltare l’intervista: http://www.tag24.it/podcast/prof-burioni-vaccini/

  5. Ma Lei sta completamente travisando la questione. Naturalmente Burioni parla anche con chi non ha studiato. Lo fa continuamente, fornendo informazioni personalizzate e capillari a genitori insicuri. Quello che lui voleva dire, e che effettivamente fa, è di cancellare coloro che, pur non sapendo niente, si permettono di affermare cazzate oscene (e, negli ultimi tempi, anche razziste contro i profughi che avrebbero portato la meningite in Italia). Allora, cerchiamo di non essere ingenui: quelli che hanno attaccato Burioni non hanno per niente voglia di “dialogo e partecipazione”. Sono nella migliore delle ipotesi dei Trolls che vogliono attaccare briga. E spesso si sono anche visti tanti neofascisti che usano le malattie infettive per propagare teorie di razza pura. Meglio perderli che trovarli.
    Adriano Aguzzi (Professore ordinario di neuropatologia, Università di Zurigo).

  6. Roberto Burioni // 5 gennaio 2017 alle 19:59 // Rispondi

    Per la cronaca, io non ho scritto mai “non parlo con chi non è laureato”, ma “non parlo con chi non ha studiato”, intendendo con questo la necessità di una conoscenza specifica del campo per potere dibattere su di un argomento scientifico. Pur essendo medico, non mi sentirei in grado di discutere con il mio collega cardiochirurgo sulla appropriatezza di una certa operazione al cuore; non lo vivo come una limitazione. Quanto alla scienza, se da un lato non è democratica per i motivi che ho detto, dall’altro è quanto di più democratico esista, in quanto non esiste ricchezza o privilegio che offra un’alternativa allo studio ed all’impegno per conseguire la conoscenza. Sulle modalità di comunicazione molto si è detto: tuttavia – siccome i fatti hanno la loro importanza – lo strabiliante e innegabile successo di critica e di pubblico di un dilettante della divulgazione quale io sono dovrebbe, oltre che a suscitare sacrosante critiche nei confronti delle mie modalità espressive, portare pure a qualche domanda sul perché lo spazio che io ho occupato otto mesi fa era completamente vuoto in presenza di così tanti professionisti della divulgazione.

    • La ringrazio dell’intervento. Spero si capisca che io apprezzo moltissimo il suo impegno per contrastare la preoccupante tendenza a non vaccinare. Come ha scritto anche Antonio Scalari su Valigia Blu, ci sono vari modi di comunicare la scienza, e se l’obiettivo è anche quello di avere un impatto sui comportamenti delle persone è importante sapere che alcuni modi sono più efficaci di altri. Per quanto riguarda la comunicazione sui vaccini non è del tutto vero che lo spazio fosse vuoto otto mesi fa, vero è che il suo blog ha avuto molto successo e questo, direi, è positivo per tutti noi.

    • Nel suo intervento io leggo “qui ha diritto di parola solo chi ha studiato” e su questo mi trova perfettamente d’accordo. Non ha nessun senso lasciare la possibilità di commentare e contraddire delle verità scientifiche a gente che non sa niente di quello di cui si parla. Lasciare i commenti senza una adeguata risposta sarebbe controproducente e potrebbe portare a incrementare credenze errate. Rispondere e controbattere ad ogni sciocchezza porterebbe solo ad alimentare un inutile “flame”.
      Non entro in considerazioni di filosofia della scienza, le mie sono solo considerazioni pratiche.

  7. Rosario Accordino // 6 gennaio 2017 alle 2:49 // Rispondi

    Mha… a me sembra che si sia creata un po di confusione tra quello che è lo scopo del blog di Burioni, le vostre aspettative e i presunti doveri che Burioni avrebbe nei confronti di chi lo legge.
    Forse sarebbe il caso di chiarire le varie voci e i confini.
    Burioni come da lui stesso dichiarato non vuole insegnare nulla a nessuno ma essenzialmente sburgiadare e ridicolizzare tutte le scempiaggini ed i deliri tipo Red Ronnie o Eleonora Brigliadori. Non certo convincerli che si sbagliano. Ed io in questo concordo con lui perchè discutere con questi individui significherebbe riconoscergli un ruolo di interlocutore che non possono avere.
    In secondo luogo mi fa un po ridere che sia diventato un problema il modo che Burioni ha scelto per contrastare il fenomeno per cui qualunque imbecille con un computer può dire la sua su argomenti che conoscono solo attraverso le esternazioni e gli interventi di imbecilli con l oro stessa conoscenza del problema.
    E per finire Burioni non svolge un servizio pubblico perchè non dovrebbe trattare con insofferenza gli ignoranti più arroganti??? perchè non dovrebbe cancellare dal suo blog gli interventi aggressivi o offensivi.
    Perchè non dovrebbe dare dell’asino a chi da asino interviene in una materia di cui non sanno nulla.???
    Io trovo Burioni meritevole di stima e condivido il suo giudizio sugli asini. Non si può pretendere che un astronomo discuta con un imbecille se la luna è fatta di formaggio o di carta.
    Mi perdonerà il signor Carlo Pezzoli ma io non credo che sia un problema di democrazia ma di competenze.
    Quando cita Revelli e gli fa dire che la scienza è soprattutto visioni forse dovrebbe prendere in considerazione ‘idea che Revelli si riferisca alla visione di scienziati che conoscono la materia cioè alla loro capacità di strazione ed immaginare nuovi sistemi e hanno delle visioni o delle intuizioni che gli permettono di formulare teorie ed ipotesi di lavoro non certo alle visioni del suo fornaio o del parcheggiatore abusivo.

    • Convincere Brigliadori o Red Ronnie non credo che sia nelle intenzioni né alla portata di nessuno 😦 ma avere un impatto sui tanti che sono indecisi, che tentennano di fronte ai vaccini ma che non hanno un atteggiamento preconcetto e radicale, questo sì è importante. E come ho detto nella risposa precedente al commento di Burioni, ci sono modi efficaci di farlo e modi del tutto inefficaci. Ognuno poi sceglie il suo stile di comunicazione ma penso che sia importante esserne consapevoli.

      • D’accordo, lei ha ragione. Afferma che ci sono modi totalmente inefficaci di divulgare e modi efficaci, al plurale. In tal caso, la invito a proporre almeno due metodi efficaci di dialogare con gli antivaccinisti. Dico sul serio, e con rispetto. Vedo medici di base tentare di ragionare con queste persone, le ASL che pubblicano opuscoli e interi libri in proposito, il ministero che fa non pochi sforzi di educazione ai genitori. E la piaga è sempre lì. Perciò forse ha ragione, davvero il modus operandi di tutti gli esperti del settore medico è inefficace. Lei stessa è esperta di divulgazione – perciò la prendo in parola ma deve avere la forza di spiegare almeno due soluzioni alternative. Non in modo generico, astratto. Descriva i suoi metodi nel dettaglio, dal punto di vista pratico. Però non può tirare un sasso e ritrarre la mano, non sarebbe corretto altrimenti.

  8. Carlo Pezzoli // 6 gennaio 2017 alle 12:28 // Rispondi

    Noto che l’ipse dixit di aristotelica memoria è duro a morire. La pretesa di Rosario Accordino di sapere a chi si riferisse Carlo Rovelli nell’affermare che la scienza è fatta innanzitutto di “visioni” non tiene conto della storia dell’evoluzione della scienza, la quale non è partita da laureati o da specialisti in materia, ma dalle osservazioni dell’uomo della strada.
    Condivido il pensiero del professor Marchionni, che prima di presentare un progetto consiglia di sottoporlo al giudizio di un “calzolaio”, dalla cui saggezza potrebbero scaturire utili osservazioni.
    Lo sfogo del professor Burioni può essere giustificato dall’attacco poco civile di qualche maleducato, ma non giustifica le conclusioni che ne trae e trovo strano che non sia in grado di discutere con un cardiochirurgo sull’appropriatezza di un’operazione al cuore. Potrebbe trarne utili insegnamenti e magari suggerire qualche accorgimento che forse è sfuggito allo specialista.
    Una migliore conoscenza dei processi associativi che avvengono nel nostro cervello, che si basano sulle esperienze accumulate nel corso della vita, ci potrebbe illuminare meglio sulle infinite possibilità che scaturiscono dal nostro pensiero.

  9. Gentile Simona, è mia opinione che sia stato completamente frainteso quello che Burioni ha detto e che ha già spiegato più di una volta.

    Infatti in quanto qui riportato non c’è scritto da alcuna parte “parlo solo con chi ha studiato”, ma testuali parole, come voi stessi avete detto “qui [sulla sua pagina] ha diritto di parola solo chi ha studiato”. La frase fa contestualizzata con quello successo nei giorni precedenti, in occasione del suo post sulla meningite portata dagli extracomunitari.
    Una frotta di utenti si è riversata sulla sua pagina per esprimere posizioni xenofobe e strumentalizzare a proprio vantaggio quanto detto dal professore, che invece affermava l’esatto contrario. La decisione di rimuovere ogni commento ha portato a una serie di proteste circa la libertà di parola e la mancanza di democrazia, intesa come autorizzazione a dire tutto ciò che si vuole in un contraddittorio basato sul nulla.

    Si riferisce quindi, in modo esclusivo e preciso, a tutti quelli che vanno sulla sua pagina a riportare informazioni contrarie a quanto da lui scritto nei suoi post.

    Parliamo anche di “soliti noti” – perché alla fine sono sempre gli stessi – che pretendono anche con account falsi di andare sulla sua pagina a contraddirlo e contestarlo, ponendo domande pretestuose che hanno solo lo scopo di insinuare sospetti e diffidenza, fino a quelli che postano link per fare pubblicità a sitarelli e blog antivaccinisti o ai loro guru, nonché per fare proselitismo e propaganda.

    Siamo arrivati al caso estremo di persone che arrivano sulla sua pagina per cercare chi ha perplessità e fa domande, per chiedere l’amicizia e tirarlo dentro i loro gruppi.

    Stiamo parlando di questo.

    E, intanto, chi fa domande o chiede spiegazioni trova risposta in modo gentile e garbato. Questa è la realtà dei fatti.

    Estrapolare una frase dal suo contesto, e travisarla pure non lo è.

    Roberto Burioni si riferisce, con quella frase, a quello che succede sulla sua pagina, che lui ha aperto con l’intenzione di fare informazione e lasciare che qualcun altro la usi per fare pubblicità all’antivaccinismo e disinformazione bufalara è un modo per tutelare e preservare chi lo segue.
    Intanto, comunque, “la Scienza non è democratica” vuol dire che l’episteme non si decide per alzata di mano, o per votazione popolare, come molti hanno provato a sostenere sulla sua pagina. E aver provato a evidenziare la sua arroganza e la sua presunzione per questa affermazione è stato solo un guardare il dito che indicava la Luna: sarebbe come se l’alunno dicesse alla maestra che 5×5 fa 10 e che lei non può permettersi di correggerlo altrimenti è arrogante e presuntuosa!

  10. Sandro farina // 8 gennaio 2017 alle 14:57 // Rispondi

    Dibattito molto civile, grazie a tutti. Io sono un estimatore del Prof. Burloni e gli sono grato per le battaglie di progresso che conduce. Il famoso post però l’ho trovato troppo duro, capisco che si possa essere stressati e tutti possiamo sbagliare, però condurre un’attività di “volontariato” secondo me impone uno stile di maggiore “modestia ” , fermo restando che è vero, la scienza non va avanti a maggioranze, tutto qui …

  11. Elios Giannini // 8 gennaio 2017 alle 15:51 // Rispondi

    Secondo me l’autore ha completamente travisato il senso delle affermazioni del Dr Burioni. In sintesi, non ha detto che non parla con chi non ha studiato ma che non discute con chi non ha studiato. È diverso.

  12. Interessante, soprattutto perché il dottore apparentemente NON ha detto così come riportato sul TITOLO.
    L’equivoco tra lo scienziato che spiega e divulga e non accetta la “democrazia” come metrica della discussione e il saccente che non accetta discussioni è abbastanza interessante

  13. Francesco Baldacchini // 9 gennaio 2017 alle 11:50 // Rispondi

    ma qui non si parla di laureati o meno, ma di avere una conoscenza minima di quello di cui si sta parlando, cioè se mancano le basi non si può argomentare, difendere o attaccare un qualsiasi tema, di qualsiasi genere, ma scientificamente parlando questo principio vale ancora di più appunto per l’oggettività delle sue fondamenta. Quindi si, il medico per me ha fatto più che bene, perché arrivati a dei livelli alti come il suo non c’è intuito o visione differente, serve solo tanto studio e tanto impegno, e poi si ha il diritto e il dovere di parlare e di contribuire

  14. tutto chiaro e condivisibile, ma ho due obiezioni, una di forma e una di sostanza. Intanto la invito a fare un esercizio di stile – per favore provi a riassumere il suo discorso su facebook in poche righe, come se fosse nei panni di Burioni. Rimarrebbero fuori argomentazioni, distinguo e precisazioni, e darebbe spazio solo alla conclusione, no? Così, il dott.Burioni ha condensato il tutto nella frase “la scienza non è democratica” – è chiaro che mancano le sue argomentazioni a favore. In secondo luogo, non posso che condividere la tesi del dottore – discutere una materia complessa con persone ignoranti di quella materia specifica è inutile. Non è che le idee vengono votate e vince la più popolare. Un’idea funziona oppure no. O è un buon modello di realtà, o non lo è. Non c’è niente di democratico in questo. Se Tizio dice che 1+1= 3, e Caio risponde che 1+1=2, non c’è compromesso, non fa 2,5. Sostenere la tesi sbagliata con ogni mezzo è irrilevante – non rimane proprio niente da discutere. Le verità esistono, eccome, si chiamano fatti; e la scienza si occupa di fatti entro un ragionevole margine di incertezza. Ragionevole! Quando un ricercatore dimostra un fatto con un valore di confidenza decente, e i risultati altrui confermano, non rimane tanto da fare – la realtà è quella. Gli scienziati continueranno a riconoscere il margine residuo di incertezza nei loro calcoli, perchè sono onesti, ma far notare che non esiste la sicurezza al 100% è un sofismo che nulla aggiunge alla conoscenza. Il complottaro dirà “Ecco, non siete certi al 100% che i vaccini NON causino autismo, voi dottori!” – bravo, grazie per l’inutile tautologia – siamo certi al 99,86%, e tanto ci basta, possiamo tranquillamente ignorarti o dobbiamo proprio prenderti sul serio? E’ lì il problema. Si possono illustrare e divulgare al meglio le idee, rispondere alle domande del pubblico approfondendo i dettagli, ma chi professa idee sballate non vuol dialogare: qualunque esperto lo avrebbe corretto alla prima occasione, quindi o non ha mai dialogato, o non sa farlo, o non possiede l’onestà intellettuale di riconoscere un errore. Queste persone non vogliono studiare, perchè chi studia impara subito a evitare gli errori basilari. E non vogliono mettere in discussione le proprie idee in buonafede, perchè se so di essere ignorante ma voglio conoscere un argomento non mi metto a *discutere* con l’esperto – lo *ascolto*, gli domando chiarimenti, che è ben diverso. Gli antivaccinisti vogliono solo conferme alle loro idee sballate, o peggio mettere in discussione il vero esperto, in malafede. E infatti si recano in massa ai convegni dei falsi divulgatori così si sentono dire che bravi, hanno capito tutto senza studiare. Tutti geni, no? Dovrebbe farti pensare che c’è qualcosa che non va, invece non hanno alcun dubbio, non sorge l’ombra di un sospetto nella loro mente. Razionalità: zero.

  15. Faccio il calzolaio e anche per questo affermo “Sutor non ultra crepidam”. Troppa gente chiacchiera non avendo nemmeno le conoscenze minime degli argomenti e spesso si forma opinioni da fonti incerte e inaffidabili. Burioni ha fatto bene: “io professo e tu se vuoi ascoltare ascolta altrimenti taci e cambia occupazione; non ho nessuna intenzione di perdere tempo in chiacchiere con qualche saccente”. Io sono con Burioni.

  16. mauro marchionni // 17 gennaio 2017 alle 12:31 // Rispondi

    Mi fa un estremo piacere che il calzolaio Flambeau intervenga nella discussione.
    Ciò vuol dire che il mio aforisma sul calzolaio cui chiedere un parere su un progetto di macchine….. (vedi il primo commento) non è poi tanto folle.
    Bravo Flambeau
    Se poi Flambeau non fa il calzolaio davvero ma così si autodefinisce, così per gioco ….. mi va benissimo lo stesso.

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