La ricerca sotto la lente

La valutazione della qualità è una spinta per gli atenei a migliorarsi

“Oggi vediamo che le differenze tra atenei si riducono e tutto ci fa pensare che la qualità media del lavoro delle università si sia innalzata”. Crediti immagine: paseidon, Pixabay

ATTUALITÀ – La Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2011 – 2014  ha dato un esito migliore rispetto alla tornata precedente (2004 – 2010). La capacità produttiva e la qualità delle 94 università statali e non statali, dei 12 enti di ricerca vigilati dal MIUR e di 26 enti volontari è aumentata: ce lo dice un generale avvicinamento al valore medio nazionale. Gli atenei che hanno migliorato le loro performance sono soprattutto quelli delle Isole (quattro su cinque), del Sud (nove su 18 atenei) e del Centro (otto su 19). Non sono stati raggiunti i risultati dell’Italia Settentrionale, rispetto alla quale vi era un forte distacco, tuttavia l’intervallo che separava i centri sparsi sul territorio nazionale si è ristretto. Vale a dire che in modo proporzionale alle loro dimensioni, alcuni atenei o enti del Centro-sud hanno migliorato la qualità dei propri risultati della ricerca e la propria produzione scientifica.

L’esito della valutazione non serve solo a stilare una classifica. Il fatto che il punteggio vari da un valore positivo a uno negativo incide sui finanziamenti che ciascun centro di ricerca riceverà. IRAS1, che è il risultato della somma dei voti ricevuti dagli atenei sulla base della qualità e della quantità dei prodotti della ricerca ad essi attribuita, è l’indicatore in base al quale verrà ripartita circa il 60% della quota premiale del Fondo Ordinario di Finanziamento delle università, che ammonta a 1,4 miliardi di euro. In questo contesto è interessante andare a valutare i fattori che hanno portato a una migliore produttività. Per farlo ci facciamo aiutare da quanto dichiarato all’interno del Rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca.

Innanzitutto un fattore che ha concorso alla definizione della valutazione è stato il numero e la qualità di pubblicazioni scientifiche. In Italia, secondo la dati InCites di Thomson Reuters, la produzione scientifica nazionale è cresciuta a un tasso medio annuo del 4% tra il 2011 e il 2014. La quota di articoli scientifici pubblicati su riviste eccellenti (presenti nel top 5% internazionale) si conferma superiore alla media mondiale ed è stato in costante aumento anche il numero di citazioni. Inoltre la quota degli articoli tra le aree bibliometriche redatti da un singolo autore non supera mai il 15%, mentre viene preferita una produzione capace anche di coinvolgere autori internazionali. Sono 118 mila i prodotti che sono stati sottoposti alla revisione delle commissioni facenti parte dei Gruppi di Esperti Valutatori (GEV).

Altro dato importante è quello che riguarda i migliori risultati in termini di produttività scientifica, che sono stati raggiunti soprattutto da quei ricercatori o docenti reclutati o promossi nel corso del quinquennio 2011-14 e che hanno lavorato tenendo conto del sistema premiale della VQR. In media, i loro prodotti hanno raggiunto una valutazione del 30% superiore rispetto agli altri.
Infine l’ultima novità del VQR 2011-14 è stato quello di introdurre nella valutazione, in modo più incisivo il trasferimento della conoscenza, cioè la capacità del sistema universitario di tradurre in brevetti e spin-off gli avanzamenti della ricerca.

“La prima Valutazione aveva fotografato la ricerca universitaria dopo un periodo di oltre vent’anni senza un sistema di valutazione comune, con il risultato che ogni ateneo aveva seguito regole proprie e il sistema si era mosso in ordine sparso, con profonde differenze”, ha dichiarato Andrea Graziosi, presidente ANVUR. “Oggi, invece, vediamo che le differenze tra atenei si riducono e tutto ci fa pensare che la qualità media del lavoro delle università si sia innalzata”. Uno degli obiettivi dell’introduzione della valutazione era proprio quello di favorire una convergenza verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca. Sebbene più volte siano state sollevate perplessità sulla possibilità che questo accada in modo omogeneo per tutti i settori o per le università che già partono svantaggiate, lo sforzo dimostrato in questi anni lascia intravvedere l’importanza di avere un obiettivo comune verso cui tendere.

@AnnoviGiulia

Leggi anche: Valutazione della ricerca in Francia: cosa possiamo imparare?

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