L’anatomia di un atleta olimpico

Qual è il mix perfetto di doti fisiche per diventare un olimpionico? Ce lo racconta Anatomy of, la serie di olympicchannel.com

Clicca qui per andare al video.

SPORTLAB – Cosa hanno in comune Yona Knight-Wisdom, tuffatore giamaicano, Vanessa Ferrari, pluri campionessa italiana di ginnastica artistica, e Monika Hojnisz, biatleta polacca? Oltre ad aver partecipato alle ultime edizioni dei Giochi Olimpici estivi e invernali, questi tre atleti hanno corpi fuori dal comune.

A raccontare nel dettaglio la loro potenza atletica è la serie Anatomy of proposta da olympicchannel.com | Where the Games never end. Arrivata al suo quinto e penultimo episodio, Anatomy of prende in esame quelle caratteristiche anatomiche e fisiologiche che rendono l’atleta speciale e unico nella sua disciplina. La serie accompagna gli atleti all’interno del Dipartimento di Sport e Scienze motorie della John Moores University, uno dei più importanti centri in cui si misurano le performance umane. Qui il talento degli sportivi si trasforma in numeri e percentuali che rivelano la forza muscolare, la capacità aerobica e il controllo del corpo e dei singoli movimenti.  “Abbiamo preso sei dei migliori atleti al mondo per capire ciò che li rende dei veri olimpionici – è la premessa della sigla in ciascun episodio – provando, analizzando e andando al di là delle statistiche dei migliori atleti, spingiamo i loro corpi al massimo”.

Tra loro c’è anche una ginnasta italiana, la “veterana” Vanessa Ferrari. Campionessa mondiale di ginnastica artistica nel 2006, la Ferrari vanta una carriera molto lunga per la media della sua disciplina. Ha partecipato a tre edizioni dei Giochi Olimpici e dal 2004 gareggia con il body della nazionale in contesti internazionali. Oltre all’eccezionale tenacia, a garantirle questa longevità è la sua potenza esplosiva, sprigionata da un corpo molto leggero e compatto (146 cm per 39 kg). Con una massa grassa pari al 14,6%, poco maggiore di quella di un ciclista, il corpo di Vanessa Ferrari risulta essere un concentrato di muscoli, essenziali per svolgere i movimenti richiesti dalla ginnastica.

Compiere rotazioni di 900 gradi in un secondo e raggiungere circa 5 metri con un salto al volteggio richiede l’allenamento specifico dei muscoli delle cosce, quadricipiti e ischiocrurali, ma richiede anche lo sviluppo di tutti quei muscoli che controllano il movimento e la stabilità. La ginnastica artistica è infatti lo sport in cui sono coinvolti più muscoli di qualsiasi altra disciplina olimpica. L’allenamento muscolare garantisce l’aumento delle performance, ma anche la diminuzione del rischio di infortuni. Al test dinamometrico i quadricipiti della Ferrari non hanno nulla da invidiare a quelli di calciatrici professioniste e, se si confronta la forza degli ischiocrurali con quella dei quadricipiti, si ottiene un 89%, percentuale molto più alta della media degli atleti professionisti (50-80%).

Oltre alla potenza e alla flessibilità di questa atleta, la serie di olympicchannel.com racconta la straordinaria capacità di Monika Hojnisz, campionessa europea di biathlon, di dimezzare i battiti cardiaci (da 150 a meno di 70) in 45 secondi. Il biathlon richiede uno sforzo estremo e prolungato (60 km di gare in due settimane con un fucile di 4 kg sulle spalle), che induce gli atleti a sviluppare un’eccezionale forza muscolare, ma richiede anche una incredibile resistenza cardiovascolare, cioè la capacità di diminuire il numero di battiti nel minor tempo possibile per migliorare l’abilità di tiro (dopo un chilometro percorso in circa 4 minuti, il biatleta deve colpire 5 bersagli distanti 50 metri e di diametro di 40 millimetri).

Poi c’è Yona Knight-Wisdom, il primo tuffatore giamaicano di sempre ai Giochi (Rio 2016). Oltre a questo primato, Yona ne detiene un altro: è il tuffatore più alto dal trampolino dei 3 metri (189 cm per 87 kg) e apparentemente è tutto ciò che non ci si aspetta da un tuffatore. La sua elevazione verticale, paragonabile a quella di un giocatore dell’NBA, la capacità straordinaria di convertire in pochissimo tempo i grassi in energia e la sua elevatissima consapevolezza cinetica, lo rendono uno dei più promettenti tuffatori per Tokyo 2020.

A chiudere i primi cinque episodi, Anatomy of si concentra su Tom Mitchell, capitano della squadra britannica di rugby a sette, medaglia d’argento a Rio, e sullo snowboarder Sven Thorgren, quarto a Sochi 2014. Nonostante i numeri, i test scientifici e le statistiche, vedere le performance di tutti questi talenti sportivi dà proprio la sensazione che l’anatomia di un vero atleta sia data dalla dedizione, dall’atteggiamento e da tanto allenamento.

@giulirocko

Leggi anche: Progetto Italian Limes: una nuova idea di confine, tra ecologia, politica e ghiacciai

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Giulia Rocco ()
Pensa e produce oggetti multimediali per il giornalismo e l’editoria. L’hanno definita “sperimentatrice seriale”.

1 Commento su L’anatomia di un atleta olimpico

1 Trackback / Pingback

  1. Formula 1 2017 al via: alla scoperta delle nuove auto – OggiScienza

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: