Quando Fido ti inganna

I cani sono capaci di analizzare a fondo il loro e il nostro comportamento per arrivare a ottenere quello che vogliono. Anche se per farlo devono "truffarci"

La capacità di ingannare intenzionalmente il prossimo è stata a lungo considerata tipica della nostra specie ma è davvero così? Più studiamo le altre specie meno unici sembriamo sotto molti aspetti. Crediti immagine: Pixabay

SCOPERTE – Essendo il famigerato “migliore amico dell’uomo”, siamo sempre soddisfatti quando la ricerca scientifica documenta delle abilità cognitive particolari nel cane. Allo stesso tempo Canis familiaris è una specie più unica che rara da studiare sotto questo punto di vista, perché il rapporto che ha con noi nella quotidianità, nonché l’abilità nel leggere i nostri comportamenti, è pressoché senza pari.

L’ultima novità è che i cani sono anche in grado di ingannarci per arrivare a ottenere quello che vogliono, sfruttando un “segnale fittizio” per indurci a comportarci in un certo modo.

Analizzano il proprio comportamento e sfruttano le nostre reazioni, che conoscono, per volgere la situazione a loro favore. “Potevo dirvelo anche io” commenterà chiunque condivida la sua vita con un cane, ma documentarlo in una situazione controllata è cosa ben diversa. Marianne Heberlein dell’Università di Zurigo, in Svizzera, insieme ai colleghi ha valutato la sua ipotesi su un gruppo di 27 cani di diverse razze. I risultati sono stati pubblicati su Animal Cognition.

Gli studi del passato ci avevano già mostrato che i cani, tra loro, seguono spesso una gerarchia, e all’interno di questi rapporti mettono in atto capacità sociali e cognitive molto complesse. Allo stesso tempo sappiamo che sono in grado di distinguere un umano amichevole e collaborativo da uno che invece non lo è e che rispondono con estrema efficacia alle nostre indicazioni: se indichiamo qualcosa allungando il braccio in una direzione -quello che viene chiamato pointing-, il cane coglie questa indicazione e tende a sfruttarla.

Per prepararli al test in questione, i cani sono stati messi in coppia con entrambe le tipologie di umani: uno che dava loro un premio, per ricompensarli, l’altro che mostrava loro il gustoso snack ma poi lo negava infilandoselo in tasca e mostrando le mani vuote.

Nell’esperimento Heberlein ha messo i cani di fronte a una scelta di tre scatole: la prima conteneva delle salsicce, la seconda un biscotto per cani e la terza… nulla. A quel punto ha osservato come si comportavano i vari cani rispetto alle scatole in base all’umano che li accompagnava. Terminato il test, sapevano che avrebbero potuto mangiare tutto ciò che era avanzato.

Così hanno scoperto che quando i cani erano insieme all’umano “generoso” andavano dritti verso le scatole con lo snack più gustoso, le salsicce. Al contrario, quando con loro c’era l’umano “egoista” che aveva negato il premio tendevano più spesso a condurlo verso la scatola completamente vuota o quella con il biscotto per cani. Riconoscevano che avrebbe potuto -ancora una volta- negargli il contenuto e agivano di conseguenza: per assicurarsi di poter mangiare la salsiccia, la cosa migliore era ingannare. Se l’umano si fosse confermato egoista, terminato il compito il cibo avanzato sarebbe stato comunque loro.

Non male se pensiamo che la capacità di ingannare intenzionalmente il prossimo è stata a lungo considerata tipica della nostra specie. Ma è probabile che a chi in casa ha più di un cane sia già capitato di osservare i suoi pet mentre cercano di imbrogliarsi l’uno con l’altro, per rubarsi il cuscino preferito, mangiare un boccone di crocchette in più o monopolizzare un nuovo giocattolo. Più studiamo le altre specie, meno unici sembriamo sotto molti aspetti.

Di recente, ad esempio, uno studio coordinato dall’educatrice cinofila ed etologa italiana Claudia Fugazza ha permesso di scoprire che i cani sono dotati di memoria episodica, ricordano gli eventi passati in modo molto simile a come facciamo noi e altre specie -ovvero con ricordi che comprendono un cosa, un dove e un quando. Il che, come ha detto l’esperto di cognizione canina Brian Hare intervistato da Science (non coinvolto nello studio) “ha gettato a mare il vecchio modo con il quale la maggior parte degli scienziati avrebbe caratterizzato la memoria animale […] La memoria dei nostri cani non si basa solo sulla ripetizione e sulla ricompensa”.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Tale cane tale padrone, abbiamo davvero la stessa personalità?

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

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