Tubercolosi nei Paesi a rischio

Tra antibiotico resistenza e trasmissione da persona a persona: come contrastare la diffusione?

“Il contatto tra persone è sempre stato un veicolo di diffusione della tubercolosi multiresistente. Se fino a oggi questa forma si sviluppava a causa dell’antibiotico resistenza, la più importante forma di trasmissione diventerà il contatto con la persona malata”. Crediti immagine: Pixabay

RICERCA – Uno studio pubblicato su Lancet Infectuos Diseases prevede che entro il 2040 la diffusione della tubercolosi nella forma multiresistente sarà in buona parte dovuta alla trasmissione da persona a persona più che all’antibiotico resistenza.

La tubercolosi (TBC) è una malattia infettiva causata dal batterio Mycobacterium tuberculosis, si trasmette attraverso particelle volatili che si liberano nell’aria dopo uno starnuto o un colpo di tosse di una persona malata o portatrice di malattia latente. Si calcola che un terzo della popolazione mondiale sia affetta da tubercolosi asintomatica che può però manifestarsi in particolari situazioni di compromissione del sistema immunitario. Secondo gli ultimi dati a disposizione, a livello globale ogni anno vi sono 10.4 milioni di nuovi casi e 1.8 milioni i morti.

La ricerca Lancet ha preso in esame l’andamento della malattia in Russia, Sud Africa, Filippine e India dove i dati attuali sulla diffusione dell’infezione sono stati correlati ad altri fattori: quello demografico in primis, ma anche la povertà e le condizioni igienico-sanitarie. Circa il 40% dei malati di tubercolosi resistente agli antibiotici si registra in questi Paesi, con oltre 230.000 casi nel 2015.

“Il contatto tra persone è sempre stato un veicolo di diffusione della tubercolosi multiresistente, tuttavia se fino a oggi questa forma, tra le più gravi e difficili da curare, si sviluppava soprattutto a causa dell’antibiotico resistenza, secondo il nostro studio la più importante forma di trasmissione diventerà il contatto con la persona malata” racconta Aditya Sharma del Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, autore dello studio.

A partire dagli anni Duemila, i farmaci Bedaquiline, Delamanid, Linezolid, sotto il nome commerciale di Sirturo, Deltyba e Zyvox rispettivamente, hanno dimostrato la loro efficacia contro la tubercolosi multiresistente. Per Bedaquiline, l’OMS ha autorizzato l’immissione in commercio anche in assenza di studi clinici di fase III, data la capacità di contrastare la resistenza della malattia al farmaco più efficace fino ad allora utilizzato, la Rifampicina, la cui scoperta risale agli anni Sessanta. Dal 2016, Delamanid è stato raccomandato anche nei bambini e negli adolescenti dai 6 ai 17 anni: nel solo 2015 si sono registrati 30.000 casi di bambini affetti da tubercolosi multiresistente a livello globale. Linezolid invece è una molecola nata negli anni Novanta e in commercio dal 2000. Sono tutti farmaci inseriti come essenziali nella lista dell’Organizzazione mondiale della sanità.

“La tubercolosi sarà sempre più capace di adattarsi agli attuali antibiotici” ribadisce Sharma. “Non abbiamo fatto previsioni sugli effetti dei nuovi regimi di trattamento, ma una delle più importanti implicazioni della nostra ricerca è la necessità di sviluppare metodi o strumenti in grado di contrastare il passaggio della malattia da individuo a individuo. Se non faremo questo, anche i nuovi farmaci non saranno sufficienti a fermare l’epidemia”.

Assieme alla ricerca di base e farmacologica deve essere cambiato l’approccio nel controllo dell’epidemia della tubercolosi multiresistente: “focalizzarsi solo sulla cura delle persone non sarà abbastanza. È necessario che la comunità internazionale aumenti i suoi sforzi per bloccare il ciclo di trasmissione di questa gravissima malattia” conclude l’autore.

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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