Paladino della fusione fredda e dei combustibili fossili

Il geniale inventore italiano dell'energia che salverà il mondo dal riscaldamento globale di origine antropica si schiera contro le energie rinnovabili.

IL PARCO DELLE BUFALE – L’ex padrone della Petroldragon Andrea Rossi, detto lo Sceicco della Brianza perché dai rifiuti estraeva liquami dai quali la Brianza deve ancora liberarsi, ha opinato su energia e cambiamento climatico approvando la decisione del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi.

Così come si era inventato un’interesse del presidente Carter per i reflui brianzoli e del presidente Obama per un tubetto a fusione nucleare fredda poi detta FuF, la custode del Parco si chiede, prima di abbordare la traduzione dall’inglish del Rossi-pensiero, se ora si inventerà l’interesse di Trump per la sua lampadina nucleare a luce blu.

A volte è così identico al Trump-pensiero da sembrare la speranza di un invito presidenziale nel golf club Mar-a-Lago in cambio di $200 mila/anno, pagamento anticipato. L’inventore sta a Miami-Beach, è quasi un vicino di casa, hanno in comune tanti fallimenti, un mezzo parrucchino e…

Ma la custode procrastina mentre i  suoi lettori di nome Leopoldo e altri ammiratori del nuovo Galileo-Tesla-Marconi, che dal 2011 promette di salvare gli africani dalla fame e dalla sete e il pianeta dalla crisi energetica e climatica, si spazientiscono. Bando agli indugi.

L’esordio è magistrale:

C’è un sacco di ipocrisia e di superficialità sulla questione.

Dal pulpito dei sinceri e profondi, ripudia l’effetto serra dei gas serra e i principi della termodinamica in nome del sacro profitto e del sacrosanto diritto dei privati a insozzare il mondo.

sono certo del fatto che più ricerca si fa in nuove energie rinnovabili e rispettose dell’ambiente meglio è ma:
1- l’energia solare non è economicamente redditizia ed è finanziata esclusivamente dal contribuente

1a – È finanziata innanzitutto da privati, forse la confonde con l’energia nucleare o da fonti fossili

2- l’energia eolica (che indirettamente è solare) non è redditizia come quella solare ed è anch’essa economicamente sostenibile soltanto se finanziata dal contribuente.

2a – Rif. 1a, la lingua batte dove il dente duole, il contribuente avendo rifiutato di finanziare la FuF.

3- entrambe sono redditizie soltanto in zone ristrette, dove il sole e il vento sono particolarmente forti tutto l’anno, non rilevante per il mercato energetico globale:

3a – È rilevante nelle zone ristrette dove si concentrano attività energivore e perché modifica gli investimenti nel “mercato energetico globale”;

quando leggete che “il 30% dell’energia è fatta dal solare” è una menzogna che approfitta del fatto che i non addetti non conoscono la differenza tra potenza ed energia: il solare rappresenta il 30% della potenza installata, ma al 90% le centrali solari e le torri eoliche non producono energia, quindi l’energia realmente prodotte è a malapena il 10% della potenza installata

3b – Da “forti tutto l’anno”, sole e vento lo diventano soltanto 36 giorni su 365 con l’aritmetica che ha reso celebre “l’ing.” Rossi da quando calcola potenza ed energia delle sue vaporelle; per il resto viene smentito, per esempio, dall’energia consumata in Danimarca.

4- tutti i posti di lavoro creati dalle energie alternative sono pagati dal contribuenti altrimenti non sarebbero pagati

4a – Sono pagati da aziende, quando una di esse fallisce perdono lavoro e stipendio esattamente come l’hanno perso in USA nell’industria del carbone a partire dagli anni Ottanta (da disoccupati hanno ricevuto sussidi dal contribuente).

5- la frase “tutta la comunità scientifica è certa che il riscaldamento globale è generato da attività umane”: nessuna statistica seria è stata fatta sulla questione e la frase “tutti i tizi più vocianti della comunità scientifica sono certi che il riscaldamento globale è generato da attività umane” sarebbe più appropriata

5b  –  Non può capire, la “comunità scientifica” che lui assolda fattura 110 mila euro per falsificare le sue statistiche e gli duole che il consenso mondiale sull’esistenza della FuF si aggiri attorno allo 0,0000(omissis)1% .

6 – la Terra ha avuto evidenti cambiamenti climatici nei suoi eoni indipendentemente dagli esseri umani: il deserto del Sahara era una foresta gigantesca, grande come l’area amazzonica

6a – La paleo-savana del Sahara si chiama così perché non era una foresta.

e il petrolio è il prodotto della decomposizione di enormi quantità di residuo organico degenerato nel sottosuolo durante il “riscaldamento globale” di un’era precedente; in questo caso non solo non è stato  il petrolio a causare il riscaldamento globale ma, al contrario, è stato il riscaldamento globale ha generare il petrolio

6b – Non è chiaro se confonda gli idrocarburi con il carbone. È chiaro invece che nel Rossi-pensiero il “residuo organico” ha smesso di decomporsi durante l’unica era glaciale che ci separa dal  riscaldamento di un’imprecisata “era precedente” perché s’era congelata l’intera crosta terrestre. Nella sua mente semplice, va notato, un fenomeno ha un’unica  causa e quando gli viene la febbre, è sempre colpa dello pneumococco.

7 – ciò nonostante, sostengo che la Ricerca&Sviluppo in energie alternative vada fatta

7a- sottinteso: nella mia FuF

ma senza opportunismo ipocrita e con un approccio scientifico ed economico serio

7b – nel senso di “deciderà il mercato” come ripete da 40 anni senza mai vendere il frutto del suo “approccio scientifico”.

e senza la distruzione del patrimonio di impianti e posti di lavoro creati dalle energie tradizionali.

Non sia mai che pur di evitare milioni di vittime/anno causate dall’inquinamento conseguente ad estrazione e combustione di carbone e petrolio, il contribuente smetta di sovvenzionarle con $5 trilioni/anno comprese esternalità come quelle della Petroldragon. Sarebbe il colmo dell’ipocrisia e dell’opportunismo creare con $100 miliardi/anno privati e pubblici più posti di lavoro di quelli necessari per produrre detto inquinamento.

Quando leggo che Cina e India impartiscono agli USA lezioni sull’inquinamento, lo prendo sul serio ma soltanto come un’epifania di ipocrisia e opportunismo.

Confonde gli USA con l’ing. Rossi e India e Cina con il contribuente italiano che da trent’anni paga la bonifica dell’inquinamento causato dall’ing. Rossi?

Warm Regards,
A.R.

A furia di caldi saluti, A.R. deve aver innalzato il livello del mare a Miami Beach. Né ipocrita né opportunista, continua a evadere le tasse anche in USA, meno quelle che finanzieranno i lavori di adattamento, garantendo il valore dei condomini acquistati nel 2013 con i soldi che aveva promesso di destinare alle cure di bambini malati di cancro.

Leggi anche: Fusione Fredda, il grande artista della stangata

ùPubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

26 Commenti su Paladino della fusione fredda e dei combustibili fossili

  1. L’ha ribloggato su bUFOle & Co.e ha commentato:
    Estraendo qualche parola a caso, ho completato l’acronimo in modo credo appropriato:
    FUsione nucleare Fredda Frattalizzata Anamorfica

  2. Non mi piace il tono di questi articoli. La critica e la saccenteria non vanno d’accordo…

    • Tutti i gusti son gusti.
      E, comunque, nessuno la obbliga a leggerli, questi articoli.

    • Le critiche si fanno alle affermazioni serie. Un ciarlatano va messo al bando e basta.

      • Sono dello stesso parere, ho iniziato a leggere ma mi sono fermato a metà, perché mi sembra semplicemente un tono acido, non c’è né satira né buon gusto. Si dovrebbe essere sempre molto migliori di chi si critica, in tutto. Ha poco senso anche l’affermazione “nessuno ti obbliga a leggere”, anche perché affermare l’ovvio non sta affatto bene su un blog che parla di scienza. A meno che la testata non sia stata aperta per coltivare l’ego dei redattori o per compiacere un pubblico che preferisce le gogne mediatiche alle argomentazioni, il parere di chi ha scelto di leggere senza esserne obbligato conta, non va semplicemente bollato come “tu non sei dei nostri, non ci interessi”. Peccato, è un bel sito questo, ma spesso gli articoli sono impregnati di ideologia, che per la scienza è sempre un agente inquinante.

  3. “Le critiche si fanno alle affermazioni serie (…)”

    Ma due risate su ciarlatani e chi gli crede si fanno sempre volentieri.

  4. è un bel sito questo, ma spesso gli articoli sono impregnati di ideologia

    Tipo quando si dice che lo Sceicco della Brianza che fa l’ecologico anti ecologico è un ossimoro auto-ossimorante? No, perché il dubbio viene, che sotto sotto la fuffa ti piaccia. O il tuo era un benaltrismo fine a se stesso?

    • No, la fuffa non mi piace mai, e sono per una scienza talebana in termini di rigorosità del metodo, ma qui si criticavano i toni, non il contenuto, che apparivano sprezzanti più che simpaticamente critici. Quando ho parlato di articoli impregnati di ideologia non mi riferivo tanto a questo ma ad un discorso più generale, dove spesso emergono più del necessario ambientalismo, femminismo, ecc… che non sono temi sbagliati o giusti di per sé, semplicemente stonano sugli articoli scientifici come troppo zucchero può stonare su una torta. In questo articolo ho semplicemente letto la stessa “passione” nell’accezione negativa che gli ho appena dato. L’energia di una critica può essere incanalata in termini molto più positivi che non l’acredine.

      • “qui si criticavano i toni”

        Admin di altro posto, dove di base parli di fondoschiena – di che toni vai cianciando? O vorresti farti passare per vittoriano solo in questi lidi? Dài, tela prima che metta dei link: è meglio.

  5. reghellin,

    un ciarlatano va messo al bando e basta

    anche quando propaga falsità pericolose? E i contribuenti ne pagano tuttora i danni?

    mmorselli

    il parere di chi ha scelto di leggere senza esserne obbligato conta

    se gli argomenti sono interessanti e validi, sicuramente. Per esempio:

    non c’è né satira né buon gusto

    alcune bufale sono letali, il buon gusto richiede di farci satira lo stesso?

    Le critiche si fanno alle affermazioni serie

    Sono quelle del presidente degli USA e dei produttori di energia da fossili, perché non vanno prese sul serio?

    affermare l’ovvio non sta affatto bene su un blog che parla di scienza.

    Qual è il modo di parlare di scienza che tiene conto di ovvietà vere o presunte?

    spesso gli articoli sono impregnati di ideologia

    Puoi fare esempi di questi articoli e dirci qual è la loro ideologia?

  6. Ups, errata corrige
    Qual è il modo di parlare di scienza che non tiene conto di ovvietà vere o presunte?

  7. E.K.Hornbeck // 17 giugno 2017 alle 22:32 // Rispondi

    @ mmorselli

    Precisiamo: ho scritto “nessuno la obbliga” a leggere, non “nessuno ti obbliga” a leggere. Non mi sarei mai permesso di usare il “tu”, nel primo intervento, rivolgendomi a uno sconosciuto.
    Si tratterebbe di affermare l’ovvio? Forse. E forse e’ il caso di ricordarlo, l’ovvio, a chi critica il tono di un articolo e accusa di saccenteria l’autrice senza fare alcun cenno alla vicenda trattata.
    Lei, invece, sostenendo che volessi affermare “tu non sei dei nostri, non ci interessi”, interpreta in maniera malevola il mio pensiero.
    Quello che volevo affermare e’ “il mondo e’ bello perche’ e’ vario; se lei non lo apprezza, non e’ un problema: altri lo fanno e nessuno la obbliga a soffrire”.
    E’ la democrazia, caro lei.
    Con conseguente diritto di parola.
    L’autrice ha diritto di scrivere un articolo come il presente.
    Lei e Angelo avete il diritto di leggerlo o non leggerlo; criticarlo o non criticarlo. Possibilmente criticarlo dopo averlo letto integralmente, ma non e’ obbligatorio.
    Certo, le critiche sarebbero state piu’ efficaci se aveste dimostrato di conoscere la vicenda trattata, almeno a grandi linee, e poteste contestare qualcosa di quanto l’autrice scrive nel merito. Ma siete comunque liberi di criticare.
    E io ho il diritto di criticare le vostre critiche. Lei e Angelo avete il diritto di criticare le mie. Ad libitum.
    Si tratta di un’ovvieta’? Forse. Anzi: voglio sperare (ma non mi illudo
    troppo) che lo sia.
    Ma mentre io — considerando che altri autori (o anche la medesima Sylvie Coyaud) possono scriverne altri, sullo stesso argomento, con toni anche radicalmente diversi — ritengo questo articolo un arricchimento, lei sembra ritenere che sia uno sfregio per un sito scientifico.
    Mi sembra quindi opportuno ricordare l’ovvio e anche osservare che lei dovrebbe porsi delle domande relativamente al suo rapporto con la liberta’ di parola altrui.
    Lei ha il dubbio “che la testata non sia stata aperta per coltivare l’ego dei redattori o per compiacere un pubblico che preferisce le gogne mediatiche alle argomentazioni”? A parte il fatto che le argomentazioni sono presenti, eccome, in questo articolo (se si ferma a osservare il tono della prima meta’ puo’ non rendersene conto), a me sorge il dubbio che lei la vicenda proprio non la conosca visto che — l’autrice, Cimpy, io e molti altri piu’ bravi di me — argomentazioni le portiamo da anni.
    Dopo aver visto che, nonostante le argomentazioni, certi personaggi continuano i propri affari come se niente fosse (per di piu’, ancora sostenuti da tifosi urlanti)… be’… scusi tanto ma un po’ di satira (che lei la apprezzi o meno) mi sembra piu’ che adeguata.
    Ma ribadisco: lei ha interrotto la lettura a meta’; va benissimo cosi’.
    Siamo in un paese libero e lei, come Angelo, e’ libero di leggere o non leggere. O anche di leggere a meta’.
    Avrei pero’ trovato piu’ interessante leggere delle contestazioni nel merito.
    Se ne aveva.

    • “Se ne aveva”
      Se ne avesse avute, le avrebbe ben esposte.

      E mia nonna sarebbe stata una carriola.

    • Grazie per la precisazione sulla forma, ne terrò conto usando il lei nella mia risposta. Di solito su Internet, nei blog, negli ambienti tecnico-scientifici, si è più informali, forse per l’abitudine a conversare con anglofoni dove una forma diversa dal tu la riservano giusto alla Regina, ma mi adatto facilmente al mio interlocutore. Se però, come mi insegna, la forma è importante al di là della sostanza, perché non accettare il fatto che la forma di questo articolo fosse inadeguata? La vicenda la conosco bene, seguo questo sito da molti anni e anche questa volta mi accingevo a leggere le ultime novità sul nostro eroe per il quale provo con buona probabilità gli stessi vostri sentimenti e dubbi, ma mai e poi mai mi permetterei di esprimerli in questo modo a meno che non fossi mezzo ubriaco con gli amici al bar dello sport. Uno scienziato che parla di una ricerca scientifica altrui, qualunque sia, fossero anche gli alieni, la telecinesi o i miracoli dell’omeopatia non dovrebbe mai usare argomenti che tendano a sminuire il ricercatore e non la ricerca, perché altrimenti si sarebbe portati a pensare che gli argomenti dello scienziato non siano abbastanza forti. La scienza parla con i numeri, ed è umile, dove c’è saccenteria e scherno c’è politica, non più scienza. Non ho nulla da contestare riguardo alla vicenda, per questo non ci sono contestazioni nel merito, ho solo avuto molto da contestare alla forma, che ho trovato inutilmente acida. Non sono arrivato in fondo per questo, lei leggerebbe un articolo scientifico dove ogni due righe c’è una bestemmia? Neppure io, e sono ateo.

      • @ mmorselli

        Grazie per la precisazione sulla forma, ne terrò conto usando il lei nella mia risposta.

        La ringrazio: effettivamente lo preferisco.
        Ma, anche in questo caso, ha frainteso il senso del mio intervento.
        L’accenno all’uso del “lei” non era per criticare l’uso del “tu”, o per sostenere la superiorita’ della forma rispetto alla sostanza (semmai il contrario), ma per aiutarla ad osservare che io non uso (di default) il “tu” e che, quindi, quando lei ha citato (con un virgolettato) una mia frase (“nessuno ti obbliga a leggere”), ha citato in maniera errata una mia frase.
        Un errore da poco (il senso dell’affermazione non cambiava) ma, se mi si cita con un virgolettato, gradirei che le parole citate fossero esattamente quelle usate.

        Di solito su Internet, nei blog, negli ambienti tecnico-scientifici, si è più informali, forse per l’abitudine a conversare con anglofoni dove una forma diversa dal tu la riservano giusto alla Regina, ma mi adatto facilmente al mio interlocutore.

        Frequentiamo blog e ambienti tecnico-scientifici differenti, sembrerebbe.
        In questo sito, ad esempio, l’uso del “tu” o del “lei” non mi risulta sia mai stato codificato e, per quanto si tenda a improvvisare e l’uso del “tu” sia tutt’altro che sconosciuto, mi sembra vi sia una prevalenza del “lei”. E che il “tu” venga usato principalmente quando volano gli stracci.
        Puo’ farsene un’idea leggendo i commenti ai post indicati come “piu’ popolari”; trova i link sulla destra della pagina.
        Comunque, invocare l’esempio della lingua inglese per sostenere l’opportunita’ di essere informali, sulla base del fatto che gli anglofoni “una forma diversa dal tu la riservano giusto alla Regina”, mi sembra impreciso e fuorviante.
        Lo “you” della lingua inglese e’ sia “tu” che “voi”. Quindi (al piu’) avrebbe potuto sostenere che — al netto dei rapporti con i reali — gli inglesi usano sempre il tu/voi.
        Ma tenendo conto del fatto che, in realta’, la lingua inglese aveva un “tu” (il “thou”) distinto dal “voi” (o lo ha ancora, anche se ormai e’ considerato un arcaismo) e che lo “you” deriva dall’antico “ye”, cioe’ “voi”, e che lo “you” usato nel senso di “tu” e’ passato attraverso l’uso di rispetto (cosi’ come il “voi” nella lingua italiana, anche se un certo retrogusto nostalgico lo ha reso meno proponibile), mi sembrerebbe piu’ corretto affermare che, gli anglofoni, una forma diversa dal voi la riservano giusto alla regina.

        Se però, come mi insegna, la forma è importante al di là della sostanza, perché non accettare il fatto che la forma di questo articolo fosse inadeguata?

        Non sta a me accettare o non accettare.
        Al piu’, condividere o non condividere un parere.
        E il suo non lo condivido — al di la’ del fatto che non le insegno affatto che la forma e’ importante al di la della sostanza — poiche’ ritengo che la forma di questo articolo sia perfettamente adeguata.

        La vicenda la conosco bene, seguo questo sito da molti anni e anche questa volta mi accingevo a leggere le ultime novità sul nostro eroe per il quale provo con buona probabilità gli stessi vostri sentimenti e dubbi, ma mai e poi mai mi permetterei di esprimerli in questo modo a meno che non fossi mezzo ubriaco con gli amici al bar dello sport

        Quanto mi scrive in seguito mi fa dubitare alquanto del fatto che lei conosca bene la vicenda. E se l’ha seguita sul “parco delle bufale”, sono sorpreso che si lamenti solo per i toni di quest’ultimo post. A meno che non fosse mezzo ubriaco quando ha letto i precedenti.

        Uno scienziato che parla di una ricerca scientifica altrui, qualunque sia, fossero anche gli alieni, la telecinesi o i miracoli dell’omeopatia non dovrebbe mai usare argomenti che tendano a sminuire il ricercatore e non la ricerca, perché altrimenti si sarebbe portati a pensare che gli argomenti dello scienziato non siano abbastanza forti.

        Vede che non ci siamo?
        Come faccio a prenderla sul serio quando mi scrive che “La vicenda la conosco bene” e che la segue “da questo sito”?

        Chi sarebbe lo scienziato che parla? L’autrice del post? Sylvie Coyaud?
        Mi risulta che sia una giornalista e che non pretenda affatto di essere una scienziata.
        A lei risulta qualcosa di diverso?

        E chi sarebbe il ricercatore? Andrea Rossi?
        Un laureato in filosofia con una laurea in ingegneria acquisita in un’universita’ non accreditata?
        Credo lui si definisca “imprenditore” e certo ha agito come tale (al di la’ del giudizio sul valore della merce che propone) negli ultimi anni come nei decenni precedenti. Non come ricercatore. Non in campo scientifico, almeno.
        Certo e’ stato a lungo alla ricerca di denaro, ma presumo lei non intendesse in questo senso.

        Quale sarebbe la ricerca?
        Intende l’articolo scritto con Focardi, mai pubblicato su una rivista peer-reviewed?
        O i famigerati TPR, scritti da altri ma, sostanzialmente, degli spot pubblicitari a favore delle sue attivita’ imprenditoriali?
        Come che sia, e a qualunque documento si riferisca riguardo alla “ricerca” di Rossi, siamo in presenza di un imprenditore che propone un aggeggio, che sostiene avere delle proprieta’ sorprendenti, senza rilevare come sarebbe fatto e, quindi, senza permettere ad altri di replicare e verificare.
        Come si fa a parlare di ricerca scientifica, in queste circostanze?
        Come si fa a sminuirla, senza sminuire il ricercatore?

        La scienza parla con i numeri, ed è umile, dove c’è saccenteria e scherno c’è politica, non più scienza

        Forse non se ne e’ reso conto ma la scienza, in queste circostanze, non e’ proprio pervenuta.
        Lei sta contestando un post su questa vicenda come se questa fosse una normale vicenda scientifica e dovesse essere presa sul serio.
        Il problema e’ che questa vicenda sta alla scienza come l’ispettore Clouseau sta alle indagini criminali.
        E quindi, come dicevo, i toni usati dall’autrice mi sembrano perfettamente adeguati.

        Non ho nulla da contestare riguardo alla vicenda, per questo non ci sono contestazioni nel merito, ho solo avuto molto da contestare alla forma, che ho trovato inutilmente acida

        Mi fa piacere saperlo.
        Lei potra’ trovarli indigesti per motivi di forma ma, per molte persone, i post di Sylvie Coyaud danno molto fastidio per motivi di sostanza.
        Fastidio tale che le minacce di querele (per quanto spesso deliranti) sono ordinaria amministrazione, qualche volta messe in pratica e altre volte affiancate da minacce di morte.
        E non riuscendo a contestare efficacemente la sostanza, ultimamente ho visto un florilegio di persone che si lamentano per la forma.
        Scusi tanto se non mi preoccupo di questo al punto da cercare una cartina al tornasole formale.

        Non sono arrivato in fondo per questo, lei leggerebbe un articolo scientifico dove ogni due righe c’è una bestemmia? Neppure io, e sono ateo.

        No, nonostante io sia anticlericale, probabilmente non lo leggerei.
        Ma certo dovrei essere completamente ubriaco per arrivare a criticarlo dopo averne letto solo meta’.

      • mmorselli // 21 giugno 2017 alle 16:02 //

        Mi pare che questo blog si chiami “oggiscienza”, per cui poco valgono, a mio parere, le giustificazioni per cui Sylvie Coyaud sia una giornalista e Rossi un laureato in filosofia. Anche Piero Angela è un giornalista, ma se parla in una trasmissione di divulgazione scientifica la gente si aspetta che parli di scienza, e di nient’altro. Io su questo blog mi aspetto ancora di leggere di scienza, anche quando a scrivere è una giornalista, ma sbaglierò io…

      • @ mmorselli

        Mi pare che questo blog si chiami “oggiscienza”, per cui poco valgono, a mio parere, le giustificazioni per cui Sylvie Coyaud sia una giornalista e Rossi un laureato in filosofia

        “giustificazioni”?
        Ancora una volta mi fraintende.
        Nessuna giustificazione. Quando mai Sylvie Coyaud dovrebbe giustificare alcunche’ e perche’ dovrei farlo io al suo posto?
        Quelle che avevo riportato erano delle precisazioni. Finalizzate ad evidenziare che la sua conoscenza della vicenda in questione era alquanto dubbia e che le sua critiche erano (e sono) fuori tema.

        Io su questo blog mi aspetto ancora di leggere di scienza, anche quando a scrivere è una giornalista, ma sbaglierò io…

        Come lo ho spiegato: nella vicenda trattata, la scienza non e’ pervenuta.
        E questo vale per la maggior parte delle vicende trattate da “il parco delle bufale”.
        Quindi, sulle basi di cui sopra, capirei se lei si lamentasse dell’intera rubrica e, come Angelo, ne chiedesse la chiusura.
        Ma visto che lei affermava di conoscere la vicenda Rossi/ECat e di seguire questo sito da anni, avrebbe dovuto leggere anche i precedenti articoli. Sulla medesima vicenda (non scientifica), nella stessa rubrica e con un analogo livello di acidita’.
        Quindi non capisco perche’ lei si lamenti di questo articolo (o della sua prima meta’) e non dei precedenti.

  8. mmorselli,

    dove c’è saccenteria e scherno c’è politica, non più scienza. […]Uno scienziato che parla di una ricerca scientifica altrui […] non dovrebbe mai usare argomenti che tendano a sminuire il ricercatore e non la ricerca

    Se un giorno leggerà il primo paragrafo del testo che commenta, forse si accorgerà che parla proprio della politica del presidente Trump, non della ricerca di uno scienziato.

    ho solo avuto molto da contestare alla forma, che ho trovato inutilmente acida .

    Forse perché è la “forma” di un testo che lei non vuol leggere?

    • Perché insistere sul pregiudizio per cui se vi si critica allora è perché si è di parte? Ho ragione allora a dire che siete mossi da un sentimento troppo ideologico. Vi garantisco che sono quanto di più lontano possiate immaginare da un supporter sia di Trump, sia del nostro De Rossi, entrambi non possono contare sulla mia stima perché condividono un problema di metodo per me inaccettabile. Non c’è bisogno di leggere tra le righe, quello che penso dell’articolo ve l’ho detto chiaro e limpido, se poi volete razionalizzarlo perché di assere accusati di sentimenti non proprio edificanti non vi va, è un problema vostro.

      • @ mmorselli

        Perché insistere sul pregiudizio per cui se vi si critica allora è perché si è di parte?

        Perche’, come ci insegnava Andreotti, a pensar male si commette peccato ma, il piu’ delle volte, si indovina.
        Lei deplorava il mio intervento col quale ricordavo ad Angelo che nessuno lo obbliga a leggere gli articoli che non apprezza.
        Il povero Angelo, presumibilmente dissuaso dal suo intervento a seguire il mio consiglio, ha iniziato a criticare, sistematicamente, tutti gli articoli di questa rubrica. Tenendo conto che non abbiamo motivo di credere che lui gli articoli non li legga, possiamo ipotizzare che si sia trovato a soffrire in maniera indicibile (l’acidita’ articolare puo’ dare dei sintomi molto dolorosi). Oggi, al colmo della conseguente angoscia, ha ceduto a un istinto censorio (che comunque, pregiudizialmente ed andreottianamente, sospetto fosse innato) ed e’ arrivato ad auspicare la chiusura della rubrica.

        Ha finalmente capito che il mio consiglio era finalizzato ad evitare ad Angelo delle sofferenze inutili? E non si sente in colpa per averlo incoraggiato a farsi del male da solo?

  9. “ma mai e poi mai mi permetterei di esprimerli in questo modo a meno che non fossi mezzo ubriaco con gli amici al bar dello sport”

    Ah beh, basta essere chiari

    • LOL, quello è appunto il bar dello sport 😉

      Il contesto è importante, grazie per aver rafforzato la tesi con un esempio.

      • @ mmorselli

        LOL, quello è appunto il bar dello sport 😉

        Ma… allora… la semi-ebrezza a cui faceva riferimento… non era da intendere in senso ipotetico/metaforico.

  10. “Saccenteria” è dialetto veneto, sta per “saccenterebbe”.

    Ma forse dovrebbe fare “s’accentArìa”.


    ehm, chiedo scusa per la saccenza, ma non ho capito di quale ricerca scientifica si tratti, sarà mica la ricerca sulla FuF? Nel qual caso saria a domandarme: “chi selo lo siensià, A.R?”. Boia d’un can!

    Saluti vernacolieri.

    H

    • L’Accademia della Crusca mi conferma che saccenteria è la forma corretta, seppure saccenza sia accettabile. Per fortuna sono di origini Venete, e ho capito la battuta. 😉

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