Movimenti fetali: non si contano ma contano!

Ogni bambino, in pancia, si muove in un suo modo tipico. Quello che è importante è non prendere sottogamba eventuali variazioni in questi movimenti.

GRAVIDANZA E DINTORNI – Ti accorgeresti se, mentre fai una doccia, la pressione dell’acqua diminuisse? E se l’autobus su cui stai viaggiando si fermasse o il tuo telefono si impallasse? Ovviamente sì. E se fossi incinta e a un certo punto i movimenti del tuo bambino cambiassero, te ne accorgeresti? Comincia così un breve video sull’importanza dei movimenti fetali realizzato da Tommy’s, un’organizzazione inglese che si occupa di ricerca ed educazione su temi come aborto, morte in utero e prematurità. L’obiettivo del video (una traduzione in italiano è disponibile qui) è molto semplice: informare ogni donna in gravidanza che se i movimenti del suo bambino cambiano rispetto al solito, di frequenza o intensità, è meglio avvertire subito ginecologo o ostetrica, perché potrebbe esserci qualcosa che non va.

In effetti, se fossi incinta probabilmente avvertiresti benissimo delle modifiche nei movimenti fetali, ma forse penseresti – specie se ti stai avvicinando al termine della gravidanza – che è normale così. In fondo è stato detto e ripetuto per tanto tempo che da un certo momento in poi in pancia non c’è più posto e il bambino si muove meno. Fino a pochi giorni fa lo faceva anche il colosso dei pannolini Pampers sul suo sito inglese, invitando le mamme a non preoccuparsi se i loro bambini sembravano meno attivi con il progredire della gravidanza. Una scorrettezza che non è passata inosservata, tanto che un’altra organizzazione britannica dedicata alla salute perinatale, KicksCount, è intervenuta chiedendo all’azienda di rivedere il testo. Pampers è subito corsa ai ripari, e ora il suggerimento riportato è quello considerato più corretto dalla comunità scientifica: se ti accorgi che rispetto al solito i movimenti del tuo bambino sono cambiati la cosa giusta da fare è contattare medico o ostetrica, o andare al pronto soccorso per un controllo.

Può darsi che lo si faccia per niente – e per fortuna spesso è così – ma può anche darsi che i cambiamenti avvertiti siano un indicatore di problematiche anche piuttosto gravi, che vanno da una restrizione della crescita fetale al rischio di parto prematuro o, addirittura, di morte in utero (di cui si è celebrata ieri, 15 ottobre, la giornata mondiale della consapevolezza).

A dare indicazioni precise su cosa fare se si avverte qualche anomalia nei movimenti fetali sono le linee guida della Perinatal Society of Australia and New Zealand e del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, riassunte a fine agosto 2017 in un unico documento da Up to Date, database digitale di informazioni specialistiche per medici. Come ricorda questo documento, le mamme cominciamo ad avvertire i movimenti dei loro bambini tra le 16 e le 20 settimane di gravidanza (in genere chi ha già avuto altre gravidanza li avverte, in questo range, un po’ prima): all’inizio è solo la sensazione di uno sfarfallio, poi si fa più distinta la percezione dei movimenti di singoli arti o di tutto il bambino (capriole, stiramenti ecc.). Movimenti fetali “normali”, per quantità e qualità, sono un buon indicatore che, almeno dal punto di vista dell’approvigionamento di ossigeno e sostanze nutritive, tutto sta funzionando bene. Una riduzione del numero o dell’intensità dei movimenti, invece, può significare che c’è qualche problema, più o meno serio, al quale il piccolo reagisce appunto mettendosi un po’ a riposo. Ecco perché è bene andare a vedere cosa sta succedendo, per esempio con un’ecografia o un tracciato cardiotocografico (il cosiddetto monitoraggio).

“L’aspetto fondamentale da sottolineare è che ogni bambino si muove in un suo modo tipico” chiarisce la ginecologa Paola Pileri, esperta di patologia della gravidanza dell’Ospedale Sacco di Milano. “Questo movimento tipico effettivamente cambia con il progredire della gravidanza, non nel senso che il bambino si muove meno, ma nel senso che lo fa in modo diverso, per esempio con meno capriole e più calci, ma cambia anche da bambino a bambino e da gravidanza a gravidanza. Anche perché per ogni gravidanza è diversa la percezione che ha la mamma dei movimenti fetali, a seconda della quantità di liquido amniotico, della sede della placenta, della posizione del feto e così via”. Posto che ogni bambino si muove a modo suo, quello che è importante è non prendere sottogamba eventuali variazioni.

Il che non significa far diventare il conteggio dei movimenti fetali un’ossessione. Anzi: se una volta si consigliava alle donne di contare, ogni giorno, quanto tempo ci mettesse il feto a compiere 10 movimenti, oggi le linee guida non parlano neppure più di conteggio. Basta limitarsi a prestare attenzione, giorno, per giorno, a come e quanto si muove il proprio bambino: di più al mattino o alla sera? Quando la mamma è a letto o mentre cena? Più da una parte o dall’altra? Con movimenti intensi o delicati? Variazioni significative in questo pattern dovrebbero saltare subito all’occhio, e spingere a un controllo. Solo in caso di dubbi può valere la pena provare con un conteggio, mettendosi tranquille e verificando che il bimbo si muova almeno 10 volte in due ore.

Il messaggio fondamentale, comunque, è uno solo: non aspettare se si pensa che ci sia qualcosa di strano, non dormirci su, rimandando al giorno dopo. Come conclude il video di Tommy’s, “Fidati del tuo istinto, meglio non perdere tempo”.

Leggi anche: Un piccolo ormone contro la preeclampsia

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Valentina Murelli ()
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

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