Lumos et nox: l’inquinamento luminoso minaccia le praterie

L'eccesso di luce nelle aree rurali in generale proveniente dai centri urbani è un problema in crescita esponenziale: l'inquinamento luminoso aumenta in media del 6% ogni anno globalmente.

L’inquinamento luminoso continuerà ad avere un impatto sempre più pesante sugli ecosistemi. Crediti immagine: Pixabay

SPECIALE OTTOBRE – Durante l’Anno Internazionale dell’Astronomia, la Royal Astronomical Society of Canada ha dichiarato il Parco Nazionale delle Praterie – una distesa di più di 700 km2 situata vicino Saskatchewan, in Canada – come la Dark Sky Preserve (letteralmente ‘riserva del cielo scuro’)
Le praterie del Canada sono quindi tra i luoghi privilegiati dove effettuare indisturbate osservazioni astronomiche, grazie al quasi inesistente inquinamento luminoso del parco. È un’assenza, quella della luce, che sta diventando una risorsa preziosa da tutelare.
L’eccesso di luce nelle aree rurali in generale proveniente dai centri urbani è un problema in crescita esponenziale: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Ecology and Society, infatti, l’inquinamento luminoso aumenta in media del 6% ogni anno globalmente. Per questo le praterie come quelle canadesi – o come quella di Madison County in North Caroline, o in Arizona  – diventano un rifugio sicuri per astrofili e astronomi. Ci sono tuttavia altre praterie meno fortunate di queste, dove l’inquinamento luminoso sta diventando una minaccia sempre più pressante.

Più luce artificiale, meno impollinazione

Fonti d’illuminazione apparentemente innocue come i lampioni stradali possono inficiare la fioritura e la crescita di diverse piante e degli insetti che a queste fanno riferimento per nutrirsi, in molti casi sono specie tipiche degli ecosistemi delle praterie. Si tratta di un problema già noto, e di recente uno studio pubblicato su Nature condotto da un team di ricercatori dell’Università di Berna nell’ambito di un progetto europeo ha rivelato che la luce artificiale può danneggiare gli insetti pronubi come le api, complicando il processo d’impollinazione e pesando quindi gravemente sulle attività umane. Gli autori hanno monitorato diverse specie di insetti che abitano due gruppi di praterie, per un totale di 14 distese, nelle Prealpi svizzere, dopo aver illuminato sette di queste durante la notte con luce artificiale. Il loro comportamento in seguito all’illuminazione forzata, comparato a quello degli insetti lasciati al buio, ha evidenziato il calo di impollinazione, pari a oltre il 60% rispetto alla norma.

Ad aggravare la situazione, secondo gli scienziati svizzeri, c’è una specie di effetto onda che amplifica le conseguenze dell’illuminazione anche nelle praterie rimaste al buio. È stata in particolare la produzione di frutti di un cardo, il cirsium oleraceum, a fare insospettire i ricercatori per via di un calo del 13%, a fronte di una stessa quantità di api impollinatrici che hanno fatto visita in entrambe le categorie di campi. L’impatto della luce nelle ore notturne, cioè, influenza gli impollinatori anche di giorno.
Sebbene siano servite come ambienti utili per lo studio – il cui oggetto principale è stato l’impollinazione – le praterie sono di certo tra i più esposti a questo tipo di illuminazione e al rischio associato di indebolimento ecologico.

Non ci sono inoltre solo le piante e gli insetti a soffrire dei lampi di luce notturna. Uno studio precedente (2015), dell’Università di Exter aveva avuto come oggetto la reazione di un gruppo di invertebrati in un ambiente, costruito ad hoc, di praterie artificiali illuminate con due diversi tipi di lampade a LED: bianco per simulare i moderni lampioni a risparmio energetico, ambra per le vecchie lampade a sodio. Le analisi in quel caso sono state condotte con un duplice approccio, osservando il comportamento della specie pea aphid in modalità top-down, ovvero influenzata dalla presenza di predatori, e bottom up, in scarsità di risorse di cibo. Le luci ambrate a più bassa intensità sono risultate essere le più dannose e di maggiore inibizione per la produzione del “Trefoil di uccello”, nutrimento essenziale per le afidi, con un calo di approvvigionamento in situazione di illuminamento in generale.

L’inquinamento luminoso continuerà ad avere un impatto sempre più pesante sugli ecosistemi, considerando che già oggi la quasi totalità dei cittadini solo in Europa e negli Stati Uniti non ha la possibilità di godere di luce naturale di notte.
Le praterie non sono immuni dalla crescente copertura di impianti luminosi, non solo lungo le strade, a meno che non si ottimizzino le tecnologie di illuminazione o si aumentino le aree di riserve di buio.

Leggi anche: Cosa sappiamo delle praterie

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2 Commenti su Lumos et nox: l’inquinamento luminoso minaccia le praterie

  1. la fretta ha prodotto un “Trefoil di uccello”, in italiano è”Ginestrino piè d’uccello”, in inglese “Southern Bird’s-foot-trefoil”, sistematicamente: “Lotus ornithopodioides L.”. Cordialmente.

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