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Piume come impronte digitali: Roxie Laybourne e la nascita dell’ornitologia forense

Le sue ricerche sono state utilizzate per indagini di incidenti che coinvolgono aeroplani, navi, treni, oleodotti e gasdotti, e anche per risolvere casi di omicidio.

L’ornitologa Roxie Collie S. Laybourne analizza alcune piume di uccelli. Immagine dagli archivi dello Smithsonian Institution

IPAZIA – Il 4 ottobre 1960 un aereo di linea della Eastern Airlines si schiantò in mare pochi minuti dopo il decollo dall’aeroporto di Boston. Sessantadue persone persero la vita. La FAA (Federal Aviation Administration) aprì un’inchiesta sull’accaduto. Tra i rottami gli ispettori trovarono frammenti carbonizzati di piume e li inviarono allo Smithsonian Institution di Washington per l’identificazione. La risposta arrivò pochi giorni dopo: i motori dell’aeroplano erano stati danneggiati da uno stormo di storni europei (Sturnus vulgaris). All’epoca esisteva una sola persona in grado di svolgere una ricerca di questo tipo in così poco tempo. Il suo nome era Roxie Collie Laybourne.

Identificare una specie ornitologica da pochi resti di piume o penne, spesso frammenti microscopici o deteriorati, è ancora oggi molto difficile; prima dell’avvento delle tecniche genetiche era quasi impossibile. Combinando sconfinate conoscenze tassonomiche, un metodo di indagine ingegnoso e un grandissimo intuito, nel corso della sua carriera Roxie Laybourne ha identificato migliaia di specie di uccelli coinvolti in incidenti aerei, sia in ambito civile che militare. E questo senza avere la possibilità di ricorrere all’analisi del DNA. Grazie al suo lavoro, gli ingegneri sono stati in grado di progettare aerei più sicuri e hanno migliorato le tecniche per tenere lontani gli stormi di uccelli dagli aeroporti. Le sue ricerche hanno portato alla nascita dell’ornitologia forense, una scienza interamente basata sull’analisi dei frammenti di penne e piume, fondamentale non solo per far chiarezza sulle dinamiche degli incidenti aerei, ma anche nelle indagini sugli uccelli importati illegalmente o uccisi dai bracconieri, nell’identificazione delle piume dissotterrate dagli archeologi e nella risoluzione dei crimini più disparati. Omicidi compresi.

Roxie Collie Laybourne nasce nel 1910 a Fayetteville, piccolo paese della Carolina del Nord. Figlia di un meccanico e di una casalinga, è la maggiore di 15 figli. Sin da bambina mostra di avere un carattere forte e interessi poco convenzionali. Preferisce giocare a baseball e a basket anziché imparare a cucire, e trascorre pomeriggi interi a guardare suo padre armeggiare coi motori. Al Meredith College, scuola per sole donne, è la prima studentessa a indossare i jeans anziché la divisa d’ordinanza e in più di un’occasione si mette nei guai, per esempio quando salta le lezioni per assistere all’atterraggio in un aeroporto locale dell’aviatrice Amelia Earhart. Appassionata di aerei, sogna di diventare una pilota, ma le viene negato l’ingresso in una scuola di aeronautica. Finisce il college nel 1932 e quello stesso anno viene assunta come tassidermista presso il North Carolina State Museum of Natural History di Raleigh. Questa esperienza fa crescere in lei l’interesse verso le scienze naturali, le collezioni museali e l’ornitologia. Decide di riprendere gli studi, si iscrive alla George Washington University nel 1951 consegue la laurea specialistica in ecologia vegetale. Nel frattempo Alexander Wetmore, segretario dello Smithsonian, la incoraggia a recarsi a Washington per collaborare con Watson Perrygo, tassidermista, ed Herbert Friedmann, curatore della collezione ornitologica del National Museum of Natural History. Nel 1944 Laybourne ottiene un incarico a tempo determinato e due anni dopo viene assunta definitivamente; resterà allo Smithsonian per oltre quarant’anni e continuerà a collaborare con l’istituto di Washington fino alla sua morte, nel 2003.

L’obiettivo principale delle sue ricerche è l’identificazione delle specie ornitologiche a partire da frammenti di piume e penne. Nel corso dei decenni, Laybourne sviluppa e perfeziona numerose tecniche che consentono di identificare le specie di uccelli partendo da frammenti anche molto deteriorati. Il suo metodo si fonda sull’utilizzo di microscopi ottici e microscopi a scansione elettronica, in combinazione con l’analisi visiva delle caratteristiche morfologiche degli esemplari che compongono la sterminata collezione della Division of Birds del Natural Museum of Natural History dello Smithsonian, costituita da oltre 650 000 campioni. Il suo lavoro è oggi portato avanti da uno dei suoi numerosi allievi, l’ornitologa Carla Dove. Gli scienziati del XXI secolo dispongono di strumentazioni e tecnologie molto avanzate, grazie alle quali è possibile condurre analisi approfondite del DNA, ma spesso i frammenti sono talmente deteriorati da renderne impossibile l’utilizzo. In questi casi, Dove e gli altri membri della squadra di ornitologia forense dello Smithsonian ricorrono alle tecniche elaborate da Laybourne a partire dai lontani anni Quaranta del secolo scorso. Tecniche che funzionano ancora.

Nella sua lunghissima carriera, Roxie Laybourne ha studiato e analizzato frammenti di piume per enti pubblici e privati. Tra questi, il National Transportation Safety Board, agenzia investigativa federale che indaga su incidenti che coinvolgono aeroplani, navi, treni, oleodotti e gasdotti, l’industria aerospaziale Pratt & Whitney e l’FBI. Oltre che nell’attività di ricerca, è stata impegnata in numerosi corsi e seminari sulle tecniche da lei sviluppate. A partire dalla fine degli anni Settanta, ha tenuto una serie di lezioni di ornitologia forense presso l’FBI Academy di Quantico, in Virginia. “Era probabilmente la più grande esperta mondiale nell’identificazione delle piume”, ha dichiarato Doug Deedrick, uno degli agenti che parteciparono alle lezioni della scienziata. “Pendevamo letteralmente dalle sue labbra”.

L’ornitologia forense si è rivelata essenziale nella risoluzione di numerosi casi di omicidio. Nel 1986, grazie all’aiuto di Roxie Laybourne –  all’epoca settantaseienne – l’FBI riuscì a identificare un uomo che aveva assassinato la moglie e gettato il suo corpo nell’oceano. Il cadavere non era stato recuperato, ma il giubbotto della vittima – lacerato da colpi di arma da fuoco – era stato rinvenuto in riva al mare. In quel caso Laybourne fu in grado di abbinare le piume presenti all’interno della giacca ai minuscoli frammenti rinvenuti nel bagagliaio del furgoncino del marito. A volte un piccolo frammento di piuma può costituire una prova schiacciante. Non quanto un’impronta digitale, ma quasi. “L’impronta digitale dice che sei stato tu, la piuma dice che potresti essere stato tu. La piuma ti mette sulla scena del crimine”. Parola di Roxie Collie Laybourne.

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Simone Petralia
Giornalista freelance. Amo attraversare generi, discipline e ambiti del pensiero – dalla scienza alla fantascienza, dalla paleontologia ai gender studies, dalla cartografia all’ermeneutica – alla ricerca di punti di contatto e contaminazioni. Ho scritto e scrivo per Vice Italia, Scienza in Rete, Micron e altre testate. Per OggiScienza curo Ipazia, rubrica in cui affronto il tema dell'uguaglianza di genere in ambito scientifico attraverso le storie di scienziate del passato e del presente. Twitter: @Sim_Dawdler

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