TRIESTE CITTÀ DELLA CONOSCENZA

Di nuovo in missione verso il Mare di Ross

Avevamo incontrato Laura De Santis un anno fa, alla vigilia dell’XI spedizione del Programam Nazionale delle Ricerche in Antartide (PNRA), che ha portato la nave da ricerca italiana OGS Explora nel Mare di Ross, in Antartide, con l’obiettivo di studiare il clima del passato per comprendere meglio i cambiamenti climatici attuali.

L’estate antartica appena passata è stata particolarmente favorevole per effettuare campionamenti in tutto il mare di Ross, reso completamente libero dai ghiacci da febbraio a marzo. Crediti immagine: Pixabay

TRIESTE CITTÀ DELLA SCIENZA – “L’anno scorso siamo riusciti a raccogliere dati di ogni tipo: sia quelli relativi agli strati più superficiali dell’oceano come temperatura, salinità, caratteristiche della colonna d‘acqua e il movimento delle correnti, che informazioni relative al fondale e agli strati sottostanti. Grazie al multibeam, siamo riusciti a ricostruire mappe morfologiche dettagliate; sempre grazie all’acustica, abbiamo ottenuto delle immagini della stratificazione dei sedimenti. Questo ci sta aiutando a ricostruire le fasi di ritiro dei ghiacci e di variazione delle correnti marine nelle ultime migliaia di anni”, spiega Laura De Santis, geologa marina da più 20 anni all’OGS, che in questi giorni è partita per una nuova missione antartica.

L’estate antartica appena passata è stata particolarmente favorevole per effettuare campionamenti in tutto il mare di Ross, reso completamente libero dai ghiacci da febbraio a marzo. Una fortuna perché, come racconta la scienziata, il buon esito del progetto è strettamente legato alla presenza di ghiaccio e alle condizioni meteorologiche. Ogni progetto aveva uno specifico obiettivo: intercettare le masse d’acqua là dove si formano, là dove tracimano il ciglio della piattaforma e là dove sprofondano verso l’oceano, l’incontro con le acque oceaniche in risalita. Proprio nel Mare di Ross, infatti, si formano queste acque molto fredde e dense, prodotto dei venti, dell’evaporazione e della formazione del pack.

Le acque antartiche precipitano lungo la scarpata continentale, spingendo verso le latitudini più basse le acque che si trovano sul fondo e innescano la circolazione termoalina globale. Lo sprofondamento delle acque antartiche lungo la scarpata continentale richiama in superficie le acque oceaniche più calde che in alcuni punti risalgono fino a raggiungere la base della calotta glaciale e la sciolgono. “Lavorando con gli oceanografi, abbiamo indagato i processi più recenti dell’interazione tra oceano e sedimenti, prendendo in esame una finestra temporale limitata rispetto alla ricerca che verrà effettuata in questa nuova spedizione 2018”, continua De Santis.

La spedizione IODP vedrà però coinvolto un team internazionale, che avrà l’obiettivo di tornare nelle stesse zone del Mare di Ross prese in esame dallo staff dell’OGS Explora lo scorso anno, ma con l’intento di comprendere le dinamiche di una fascia temporale molto più ampia: i ricercatori, dunque, grazie alla spedizione saranno in grado di comprendere le dinamiche glaciali, oceanografiche e geologiche che hanno caratterizzato questa regione antartica negli ultimi 15-20 milioni di anni.

“Grazie a una nave dotata di strumenti per la perforazione, realizzeremo 6 pozzi di 700-800 metri di profondità. L’obiettivo è recuperare delle carote, cilindretti di 10 centimetri di roccia, che verranno poi studiati da petrografi, paleontologi, chimici, geofisici. Grazie a questi esperimenti, che sono estremamente costosi e che vengono effettuati in media ogni dieci anni, potremmo ottenere risultati tangibili”, continua De Santis. La nave utilizzata, la Joides Resolution, è attrezzata per effettuare perforazioni ed eventualmente operazioni accessorie; altre operazioni, come la selezione dei punti da perforare, sono state effettuate prima, perché la selezione dei siti da perforare necessita di un lungo studio preliminare e di un accurato lavoro di controllo.

“Durante la spedizione effettuata l’anno scorso con l’OGS Explora, abbiamo raccolto dati che poi abbiamo utilizzato per scegliere siti candidati alla perforazione.”, spiega De Santis. La spedizione durerà due mesi, da inizio gennaio a inizio marzo: due settimane serviranno solo per l’andata e il ritorno, mentre nelle sei settimane rimanenti i ricercatori si dedicheranno alle operazioni di perforazione. “Le osservazioni dirette effettuate durante le varie campagne antartiche permettono di validare modelli climatici come quelli redatti dall’IPCC. Solo grazie a queste ricerche siamo in grado di comprendere come funziona la natura, quali sono i suoi punti deboli e quali sono le soglie oltre le quali l’attuale assetto ambientale del pianeta potrebbe cambiare, e infine quanto l’uomo sta forzando i naturali trend climatici e a che velocità”, conclude De Santis.

CARTA D’IDENTITÀ

Nome: Laura De Santis
Lavoro a: OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Trieste, Italy
Formazione: Laurea in Scienze Geologiche, conseguita presso l’Università di Parma, Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra all’Univ. di Parma, dal 1996 ricercatrice presso l’OGS.
Il mio gruppo di ricerca: Il gruppo di cui faccio parte si chiama GEOS, ed è uno dei tre gruppi della sezione geofisica dell’OGS. Le mie competenze ed interessi sono in particolare nel campo della geofisica e della geologia marina nelle aree polari.
Cosa amo più del mio lavoro: La possibilità di studiare l’ambiente in molti i suoi aspetti, collaborando con esperti di varie discipline, per cercare di  comprenderne i meccanismi di funzionamento. L’opportunità di conoscere e discutere con ricercatori di altre nazioni e di collaborare con loro sul piano scientifico con l’unico obbiettivo di contribuire al progresso della conoscenza e al benessere  comune.
La sfida principale nel mio ambito di ricerca: Fornire indicazioni oggettive ed utili a produrre simulazioni realistiche del futuro aspetto del nostro pianeta in termini di entità e velocità di innalzamento del livello del mare globale, conseguente alla variazione di estensione e di volume di ghiaccio.

Leggi anche: Antartide, il vento è cambiato: così il ghiaccio si scioglie più velocemente

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Sara Moraca
Dopo una prima laurea in comunicazione e una seconda in biologia, ho frequentato il Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste. Da oltre dieci anni mi occupo di scrittura: prima come autore per Treccani e De Agostini, ora come giornalista per testate come Wired, National Geographic, Oggi Scienza, La Stampa.

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