WHAAAT?

Test della personalità per elefanti

Non siamo curiosi di conoscere meglio solo la nostra personalità, ma anche quella degli altri animali: alcuni ricercatori finlandesi hanno studiato gli elefanti asiatici, scoprendo che ogni soggetto ha le sue peculiarità

WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – C’è chi è più coraggioso. Chi più socievole o aggressivo. E per capirlo si è fatto uso di questionari. Eppure non si parla di persone, ma di pachidermi: i ricercatori dell’Università di Turku in Finlandia, infatti, hanno scoperto che la personalità degli elefanti asiatici si basa su tre diversi fattori: attenzione, socievolezza e aggressività. Non ci sono differenze dovute al sesso dell’animale.

L’attenzione è legata a come un elefante agisce e percepisce il proprio ambiente, la socievolezza descrive come l’animale ricerchi la vicinanza dei propri simili e dell’uomo, mentre l’aggressività mostra, appunto, con quanta aggressività il pachiderma si comporti con i propri simili e come questo interferisca con le sue interazioni sociali. Quello che rende così simili elefanti ed esseri umani sono la durata della vita e il fatto di mettere al mondo un solo cucciolo per volta, che necessita delle cure parentali per molto tempo. La vita in un ambiente sociale complesso potrebbe essere la ragione dello sviluppo di personalità dalla struttura così ricca.

Gli elefanti lavorano durante il giorno, mentre sono lasciati liberi di andare alla ricerca di cibo durante la notte, quando incontrano loro conspecifici selvatici con i quali interagiscono. Crediti immagine: Pixabay

Come le persone presentano personalità differenti, secondo uno studio di alcuni anni fa basate su cinque diversi fattori (instabilità emotiva, estroversione, sincerità, piacevolezza, coscienziosità), così il comportamento di esemplari di altre specie può essere diverso. Per chiunque abbia avuto cani, gatti o altri animali domestici potrebbe sembrare perfettamente logico che gli esemplari di ogni specie abbiano una propria personalità, ma, fino a ora, le ricerche si erano concentrate su primati, animali da compagnia o che si trovano negli zoo. L’articolo, pubblicato su Royal Society Open Science, sottolinea come, se si fa eccezione per gli esseri umani, gli studi di personalità su specie con una durata della vita estesa sono rari.

I ricercatori hanno analizzato la personalità di oltre 250 elefanti impiegati per spostare tronchi nell’industria del legname, ma che comunque vivono nel loro habitat naturale in Myanmar. Si tratta di popolazioni e di un ambiente di ricerca molto particolare, che permette di confrontare diverse centinaia di pachidermi. Gli elefanti lavorano durante il giorno, mentre sono lasciati liberi di andare alla ricerca di cibo durante la notte, quando incontrano loro conspecifici selvatici con i quali interagiscono. Non hanno alcun tipo di assistenza umana né per la nutrizione, né per la riproduzione. L’utilizzo di un ampio campione di elefanti asiatici in semicattività mostrava tassi di mortalità, comportamenti sociali, profili riproduttivi e condizioni di vita simili a quelle degli elefanti selvatici.

Tutti lavorano con il proprio mahout, ovvero il loro addestratore e conduttore. La relazione che si stabilisce tra i due può durare per tutta la vita del pachiderma, e i mahout sono coloro che conoscono meglio il comportamento del loro elefante e possono descriverne in maniera dettagliata la personalità. I ricercatori hanno effettuato sondaggi in Myanmar tra il 2014 e il 2017: le domande erano rivolte ai conduttori e cercavano di valutare, su una scala di quattro punti, quanto spesso l’elefante mostrasse un particolare comportamento, secondo 28 differenti tratti.

Per quanto possa sembrare un metodo di indagine curioso, la ricerca ha dato i suoi frutti: lo studio permette di chiarire, infatti, come avviene lo sviluppo della personalità nelle specie sociali e a vita lunga. In più, potrebbe aiutare a gestire meglio le popolazioni di elefanti nel Myanmar: la comprensione della personalità degli elefanti favorisce ulteriori ricerche e azioni volte alla salvaguardia di questa specie e di altri mammiferi altamente sociali e a vita lunga. In più, i loro custodi potrebbero lavorare in maniera più efficace e cooperativa con loro e l’addestramento potrebbe differire da individuo a individuo. Nella ricerca comparata, questo risultato fa capire l’importanza del mantenimento delle differenze di personalità negli animali selvatici: non tutti gli elefanti sono uguali!

Segui Giulia Negri su Twitter

Leggi anche: Convivere con gli elefanti, grazie alle api

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

2 Commenti

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: