ANIMALI

Il senso della cornacchia per i numeri

Nel cervello di cornacchie mai addestrate a misurare la quantità di uno stimolo, alcuni ricercatori hanno scoperto l'esistenza di neuroni selettivi per la numerosità

“I neuroni selettivi per la numerosità non sono il risultato di un addestramento comportamentale, ma esistono spontaneamente nelle cornacchie che non sono mai state allenate a riconoscere la numerosità”. Crediti immagine: Pixabay

ANIMALI – Anche le cornacchie hanno il “senso dei numeri”. A dirlo è un gruppo di ricercatori su Current Biology, dopo aver dimostrato che nel cervello della cornacchia nera (Corvus corone) esistono alcuni neuroni in grado di distinguere spontaneamente una quantità da un’altra.

All’Istituto di neurobiologia dell’Università di Tubinga, in Germania, Andreas Nieder e colleghe hanno prima addestrato due cornacchie nere a svolgere un test al computer e in un secondo momento hanno registrato l’attività di circa quattrocento singoli neuroni nel nidopallio caudolaterale, un’area del cervello che si attiva durante l’esecuzione di compiti complessi. I ricercatori dell’Unità di fisiologia animale dell’università tedesca hanno scoperto che alcuni dei neuroni registrati erano selettivi per quantità ben precise, per esempio si attivavano di più quando sullo schermo del computer comparivano cinque punti e si attivavano sempre meno al diminuire del numero dei punti, anche se gli animali erano stati addestrati a misurare il colore e non il numero degli stimoli.

Secondo il gruppo di ricerca di Andreas Nieder, i loro risultati dimostrano che “i neuroni selettivi per la numerosità non sono il risultato di un addestramento comportamentale, ma esistono spontaneamente nelle cornacchie che non sono mai state allenate a riconoscere la numerosità”.

Le cornacchie non sono gli unici animali che sanno distinguere quantità diverse anche in assenza di un addestramento adeguato. “Ci sono prove per pesci, uccelli, anfibi e mammiferi”, spiega a OggiScienza Giorgio Vallortigara, professore di neuroscienze al CIMeC (Centro Interdipartimentale Mente/Cervello) dell’Università di Trento e divulgatore scientifico, “e ci sono indicazioni che lo sappiano fare anche gli invertebrati, per esempio le api”. Prima dello studio di Nieder, altri ricercatori (fra cui Vallortigara) avevano dimostrato che la tendenza a scegliere dosi maggiori di cibo sembra essere innata nei corvi, nelle taccole, nel pettirosso neozelandese, in alcune rane e nei pesci zebra, mentre iene e leonesse usano le informazioni sulla numerosità per relazionarsi con gli altri esemplari del gruppo.

I vantaggi di saper contare sono innumerevoli. “Dalla stima del cibo a quella dei compagni, in un sacco di circostanze gli animali debbono valutare le quantità, che siano discrete, come i punti dell’esperimento di Andreas, o continue come la lunghezza di una linea”, continua Vallortigara. Non sorprenderebbe, dunque, se quella di distinguere le quantità fosse un’abilità innata, come sembra essere il caso dei pulcini – appena poche ore dopo la schiusa sono capaci di riconoscere piccole quantità – e anche di noi umani, come è stato dimostrato nel 2009 in alcuni neonati.

In tal senso l’esperimento pubblicato su Current Biology rappresenta un contributo essenziale nella ricerca scientifica sul senso della numerosità nel regno animale. Oltre a essere i primi ad aver applicato la tecnica di registrazione single-neuron per esplorare la numerosità spontanea nei corvi, Nieder e colleghe hanno aggiunto un punto a favore della teoria secondo cui, nel cervello dei primati e di altri vertebrati, esistono reti neuronali predisposte a estrarre dall’ambiente informazioni sulla numerosità di uno stimolo. Infatti il nidopallio caudolaterale, dove si trovano i neuroni registrati, è considerato l’analogo aviario della corteccia prefrontale dei primati, che anche in questi animali controlla le funzioni cognitive superiori, tra cui il far di conto. Proprio in questa regione della corteccia cerebrale, lo stesso Nieder aveva descritto qualche anno fa l’esistenza di una percentuale analoga di neuroni selettivi per la numerosità in scimmie mai addestrate alla conta. “A dispetto delle differenze nell’architettura dei cervelli, i trucchi usati sono sempre un po’ gli stessi”,  conclude Vallortigara.

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Sara Mohammad
Dopo una laurea in neurobiologia ho frequentato il master in comunicazione della scienza alla SISSA di Trieste. Oggi scrivo news e articoli di approfondimento soprattutto sulle ultime scoperte delle neuroscienze. Ho un blog dove, tra l'altro, vi porto tra i ricercatori che studiano il cervello umano. Su Twitter sono @smohammabd

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