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Jane Cooke Wright, oncologa afroamericana pioniera della chemioterapia

Grazie al suo lavoro è stato possibile sviluppare terapie efficaci su varie neoplasie maligne, dal cancro al polmone alla leucemia acuta, e mettere a punto la chemioterapia adiuvante per il trattamento del tumore al seno

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Crediti immagine: Wikimedia Commons

IPAZIA – L’ASCO (American Society of Clinical Oncology), la più importante associazione americana di oncologia clinica, è stata fondata nel 1964 da sette eminenti medici. Tutti bianchi, tutti uomini. Eccetto uno. Donna, afroamericana, pioniera della chemioterapia, Jane Cooke Wright è stata una grande oncologa. La prima a riconoscere l’efficacia del metotrexato, farmaco tuttora ampiamente utilizzato per trattare gravi forme tumorali e malattie autoimmuni, tra cui l’artrite reumatoide.

Grazie al suo lavoro è stato possibile sviluppare terapie efficaci su vari tipi di neoplasie maligne, dal cancro al polmone alla leucemia acuta, e mettere a punto la chemioterapia adiuvante per il trattamento del tumore al seno.

Scienziata di indiscutibile valore, forse Jane Cooke Wright non sarebbe arrivata così lontano se alle spalle non avesse avuto una famiglia eccezionale. Suo nonno paterno, Ceah Wright, era stato uno schiavo, ma era riuscito a ottenere la libertà. Aveva studiato al Meharry Medical College di Nashville, in Tennessee, la prima scuola medica per afroamericani degli Stati Uniti meridionali.

Dopo la sua morte, avvenuta prematuramente, la moglie aveva sposato William Fletcher Penn, il primo nero a diplomarsi alla Yale Medical School. E il padre di Jane, Louis Wright, aveva frequentato la prestigiosa Harvard Medical School. A dispetto di pregiudizi e discriminazione razziale diventò ricercatore e chirurgo di grande successo, il primo afroamericano a lavorare come medico in un ospedale non riservato ai soli pazienti neri.

L’infanzia tra arte e scienza

Jane Cooke Wright nasce a New York nel 1919. Sin dall’infanzia mostra una propensione per la matematica e le scienze, ma anche per l’arte e lo sport, tanto da diventare capitana della squadra di nuoto della scuola. Terminati gli studi alla Fieldston School, un istituto privato di Manhattan, ottiene una borsa per entrare allo Smith College, università privata femminile a indirizzo artistico.

Dopo una prima laurea, conseguita a pieni voti nel 1942, non sa se continuare a studiare arte o dedicarsi a una disciplina completamente diversa, come la fisica. Alla fine non sceglie né l’una né l’altra, ma opta per medicina, decidendo di restare nel solco tracciato dalla sua famiglia. Si iscrive così al New York Medical College, dove si laurea con lode nel 1945. Inizia quindi a lavorare come tirocinante al Bellevue Hospital di Manhattan e poi nel reparto di medicina interna dell’Harlem Hospital.

Nel 1949 Jane Cooke Wright entra a far parte, in qualità di medico clinico, dell’Harlem Hospital Cancer Research Foundation, ente fondato dal padre l’anno precedente con lo scopo di studiare l’efficacia dei farmaci chemioterapici nel trattamento dei tumori. In quegli anni la via privilegiata per affrontare il cancro è quella chirurgica, la chemioterapia è poco conosciuta e i medici coinvolti nello studio di terapie antitumorali sono pochi e isolati.

I primi studi sui chemioterapici

Jane e suo padre conducono ricerche e studi clinici sui pazienti, riuscendo a dimostrare in breve tempo l’efficacia dei trattamenti chemioterapici. Effettuano test non solo su animali da laboratorio, ma per la prima volta anche su campioni di tessuto, analizzando le variazioni nelle risposte ai trattamenti. Scoprono così l’efficacia del metotrexato nel distruggere le cellule cancerose di varie forme tumorali, e utilizzano la azotiprite per trattare con successo i pazienti affetti da leucemia.

Nel 1952, quando il padre muore, Jane Cooke Wright diviene direttrice della Harlem Cancer Research Foundation e tre anni dopo accetta di dirigere il dipartimento di ricerca sul cancro del New York University Medical Center. Qui, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, approfondisce l’analisi delle differenze individuali nelle risposte agli agenti antitumorali, sviluppando trattamenti mirati e via via sempre più efficaci.

Tra i numerosi successi, riesce a far regredire per la prima volta una forma di cancro della pelle mediante chemioterapia e sviluppa un sistema di cateteri grazie ai quali è in grado di iniettare dosi massicce di farmaci antitumorali in zone precedentemente difficili da raggiungere se non per via chirurgica, come i reni e la milza.

40 anni di brillante carriera

Nel 1964, oltre a fondare l’ASCO, Jane Cooke Wright è una delle due donne a entrare a far parte – per volere dell’allora presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson – della Commissione americana per le malattie cardiache, il cancro e l’ictus. Grazie al suo lavoro all’interno della Commissione, negli anni successivi sarà creata una rete di centri di ricerca sul cancro, distribuiti capillarmente su tutto il territorio nazionale.

Nel 1967 diviene direttrice associata del New York Medical College, di cui dirige anche il dipartimento di chemioterapia. Nessuna persona di colore, prima di lei, aveva ricoperto un incarico così elevato in una scuola medica statunitense.

In questi anni continua ad approfondire e perfezionare le terapie chemioterapiche. È la prima oncologa a capire che i farmaci antitumorali sono più efficaci se somministrati in un ordine specifico e col suo team sviluppa nuove tecniche che aumentano in modo significativo i risultati delle terapie. Monitora con attenzione tutti i pazienti, mostrando di avere come priorità la loro salute, e interrompe immediatamente i trattamenti in caso di effetti collaterali o danni causati dai farmaci.

Nella sua carriera quarantennale, Jane Cooke Wright ha pubblicato oltre cento articoli scientifici e contribuito al progresso e alla diffusione dell’oncologia in molti modi, non solo attraverso la ricerca e la pratica clinica. Nel 1961 ha fatto parte di una importante missione internazionale in Africa come rappresentante dell’AMREF (African Medical and Research and Foundation), nel 1971 è divenuta la prima donna presidente della New York Cancer Society e tra il 1986 e il 1987 ha guidato – come ambasciatrice di People to People International – una delegazione internazionale di oncologi prima in Cina e poi in Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa dell’Est.

Non si contano i premi e i riconoscimenti ricevuti per i suoi contributi alla ricerca sul cancro. Fra tutti, i più importanti sono forse lo Spirit of Achievement Award, ricevuto nel 1965 dall’Albert Einstein College of Medicine, e l’American Association for Cancer Research Award del 1975.

“So di far parte di due gruppi minoritari, ma non penso a me stessa in questo modo. Certo, per una donna è tutto due volte più difficile. Ma il pregiudizio razziale? Ne ho incontrato molto poco. O forse l’ho incontrato, ma non ero abbastanza intelligente per riconoscerlo”. Bastano queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista rilasciata al New York Post nel 1967, a render conto della grande intelligenza e ironia di Jane Cooke Wright.

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Simone Petralia
Giornalista freelance. Amo attraversare generi, discipline e ambiti del pensiero – dalla scienza alla fantascienza, dalla paleontologia ai gender studies, dalla cartografia all’ermeneutica – alla ricerca di punti di contatto e contaminazioni. Ho scritto e scrivo per Vice Italia, Scienza in Rete, Micron e altre testate. Per OggiScienza curo Ipazia, rubrica in cui affronto il tema dell'uguaglianza di genere in ambito scientifico attraverso le storie di scienziate del passato e del presente. Twitter: @Sim_Dawdler

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