ANIMALI

Gli animali marini ci sentono sott’acqua, anche se nuotiamo o andiamo in kayak

L'inquinamento acustico negli oceani più noto è quello provocato da grandi imbarcazioni e sonar. Ma anche la presenza di un solo essere umano sott'acqua si sente benissimo

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I cetacei, come delfini e balene, sentono la nostra presenza sott’acqua anche se non ci sono motori di mezzo. Foto NOAA Photo Library

ANIMALI- Quando un cetaceo come un delfino o una balena scappa da un sonar a basse frequenze, per la fuga deve usare circa il 30% di energia in più rispetto a un movimento normale che non risponde a una minaccia. Grazie alla ricerca scientifica oggi riusciamo a quantificare l’impatto che l’inquinamento acustico negli oceani ha sugli animali marini e in molti casi sappiamo quanto la nostra “invasione” degli oceani influisce sui loro comportamenti.

A volte l’impatto non è solo acustico: gli scontri dei cetacei con le imbarcazioni sono tutt’altro che fenomeni rari e per specie come la balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) rappresentano il 50% dei decessi provocati dagli esseri umani.

Ma che dire di una presenza più moderata, ad esempio una canoa oppure subacquei in immersione? Un cetaceo ci sente, mentre nuotiamo sott’acqua o pagaiamo in superficie colpendo l’acqua? Che impatto ha la nostra presenza quando non comprende grandi imbarcazioni e motori?

Nel momento in cui entriamo in acqua già stiamo producendo rumore sottomarino, spiega Christine Erbe, direttrice del Centre for Marine Science & Technology alla Curtin University di Perth, in Australia. Il lavoro di Erbe, per conto di grandi industrie e organi di difesa, si concentra proprio su questo aspetto: identificare le fonti sonore sottomarine.

Per curiosità personale, ha raccontato la scienziata questo mese al Meeting della Acoustical Society of America, voleva anche scoprire quanto un singolo essere umano sia rumoroso sott’acqua.

“Molte persone non realizzano che il suono sott’acqua viaggia estremamente bene e lontano”, racconta Erbe in un comunicato. “Possiamo sentire il suono di singole imbarcazioni a decine, anche centinaia di chilometri di distanza. E quando siamo al largo nell’oceano, possiamo sentire le barche in arrivo prima ancora di vederle apparire all’orizzonte”.

Lo stesso vale per i cetacei. Balene e delfini vivono in un mondo acustico, una realtà fatta di suoni nella quale sentono ciò che si avvicina loro – barche comprese – prima di vederlo.

Perché studiare l’inquinamento acustico negli oceani

Studiare l’inquinamento acustico negli oceani, mentre sempre più porzioni d’acqua sono coperte dal traffico marittimo, è importante per la conservazione delle specie che vi abitano.

Tutti i rumori di origine umana possono influenzare il comportamento degli animali sotto diversi aspetti, dalla ricerca di cibo agli spostamenti, fino al corteggiamento nei periodi riproduttivi.

È anche per questo che gli animali marini non sempre riescono a evitare le imbarcazioni troppo veloci, ovvero quelle che viaggiano sopra ai 10 nodi. Pur sentendole le vedono quando ormai è troppo tardi, o sono talmente avvezzi all’inquinamento acustico da non abbandonare ciò che stavano facendo mentre il rumore si avvicina.

Il Mediterraneo ne è un esempio: tra il 2005 e il 2013 l’inquinamento acustico è passato dall’essere un fenomeno “limitato” a un territorio di 70 000 chilometri quadrati (meno del 4% dell’intero bacino) a coprirne quasi 700 000 (oltre il 25% del bacino).

Nel suo lavoro di ricerca Erbe utilizza gli idrofoni, microfoni pensati per l’utilizzo sott’acqua e che vengono usati proprio per studiare l’acustica marina. In molti studi sull’inquinamento acustico negli oceani sono i rumori provenienti dalle imbarcazioni a venir registrati e misurati, mentre in questo caso era il suono prodotto da persone che facevano snorkeling, immersioni o passavano sul posto con canoe.

Quanto siamo rumorosi, anche senza motore

I ricercatori non se lo aspettavano, ma a quanto pare “gran parte del suono che produciamo è causato dalle bolle che generiamo sulla superficie dell’acqua”, dice Erbe.

Unendo le registrazioni audio con dei video, lei e il suo team hanno potuto abbinare i suoni alle diverse attività, ma anche a diversi stili di nuoto. Se si procede in freestyle, ovvero a stile libero, “ogni volta che le tue braccia bucano la superficie dell’acqua spingi una nuvola di bolle in profondità”.

Una nuvola che vibra e genera una vera e propria onda acustica, diversa per ciascun nuotatore. Ognuno di noi nuota infatti in modo diverso, e oltre a fare più o meno rumore può spingere le bolle in direzioni differenti.

Nuotare a rana è molto meno rumoroso. Ai ricercatori è bastato guardare e ascoltare le registrazioni per ciascuno stile una volta per essere in grado di distinguerli a occhi chiusi. I diversi stili di nuoto hanno un suono differente, ma ciascuna attività ha una sua impronta acustica piuttosto facile da distinguere dalle altre.

Se ci dilettiamo con il kayak l’acqua che cade dalla pagaia a ogni pagaiata crea sott’acqua un “suono sgocciolante ad alta frequenza, facilmente riconoscibile”, conferma Erbe. Questo vuol dire che una nuotata corroborante disturba la fauna marina quanto il passaggio di una barca a motore?

No, rassicura la scienziata. “È probabile che i suoni legati agli sport sottomarini non motorizzati non causino danni agli animali, ma sono abbastanza rumorosi da essere uditi”.

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Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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