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La app per sviluppare un nuovo linguaggio

È possibile comunicare attraverso un linguaggio fatto di immagini invece che di suoni?

RICERCA – Per rispondere a questa domanda un gruppo di ricercatori guidati da Olivier Morin del Max Planck Institute for the Science of Human History di Jena, ha sviluppato una app, che si propone di seguire lo sviluppo di nuova lingua, una lingua “oltre le parole”. Color game, disponibile per Android e per iOS, coinvolge gli utenti in un esercizio di comunicazione: a ogni giocatore viene mostrato un colore e gli viene chiesto di spiegare al suo compagno di quale si tratti, senza utilizzare le parole. La comunicazione può avvenire solamente tramite simboli in bianco e nero che non hanno un significato prestabilito e la sfida consiste nella creazione di un senso condiviso.

Obiettivo della app è quello di testare sei diverse ipotesi relative alla formazione di questi linguaggi sintetici. Può sembrare difficile – spiegano i ricercatori – ma in realtà i giocatori sono in grado di raggiungere il risultato corretto più spesso di quanto ci si aspetterebbe. Man mano che i simboli neutri acquisiscono un significato più definito, il riconoscimento diventa più semplice: in questo modo i giocatori creano un proprio linguaggio. Lo scopo è quello di simulare lo sviluppo di una “piccola lingua”, fatta di simboli  e non di parole. Come spiega Olivier Morin, il gioco non è un puzzle basato sulla decodificazione: l’unico codice da interpretare è quello creato e utilizzato dai due partner. Il gioco darà origine a diversi “dialetti”, linguaggi che alcune persone possono capire e altre no? Le immagini che rappresentano i vari colori evolveranno nello stesso modo in cui si sono evolute le parole nel corso della storia umana? Attraverso i dati raccolti nel corso tempo, i ricercatori sperano di rispondere a domande come queste.

Color game è stato disegnato per risolvere alcuni dei problemi che riguardano gli studi svolti finora. «L’approccio che viene utilizzato comunemente per studiare l’evoluzione della cultura prevede esperimenti svolti in laboratorio» spiega Olivier Morin. «Ai partecipanti viene chiesto di prendere parte a un gioco di comunicazione, in un determinato tempo e seguendo precise istruzioni. Spesso i compiti da svolgere non sono molto divertenti, e il problema di questo approccio è che non rispecchia il modo in cui un linguaggio si sviluppa nella realtà. Con Color game, al contrario, si può giocare in qualunque momento, parlare con chiunque e per tutto il tempo che si desidera. Non sembra di partecipare a un esperimento: la modalità rispecchia piuttosto lo sviluppo naturale di un linguaggio». Alcuni dei vantaggi questo approccio riguardano la possibilità di studiare interazioni sincrone  e di scegliere liberamente il partner con cui giocare. La cooperazione che avviene nella vita reale, infatti, si basa anche sulla possibilità di decidere con chi interagire e sulla possibilità di cercare, se necessario, un compagno più collaborativo.

I dati ricavati da app e social network rappresentano una grande fonte di informazione e hanno suggerito una “rivoluzione” nel mondo delle scienze cognitive, grazie alla possibilità di utilizzare gli enormi database generati dalle interazioni umane attraverso i computer. App e social network sono stati utilizzati finora soprattutto in psicologia clinica  per monitorare lo stato dei pazienti, mentre nel caso della ricerca alcune applicazioni hanno interessato la psicologia cognitiva e la psicometria. Queste fonti di informazioni si sono rivelate in parte limitate, a causa dei problemi di privacy legati all’uso di dati, e anche perché i testi vengono sempre più spesso sostituiti da immagini e video, più difficili da analizzare dai ricercatori su larga scala. Anche i linguisti hanno utilizzato dati provenienti da giochi online, ma in questo lavoro –  descritto in un articolo che sarà pubblicato sul Journal Of Language Evolution – la app è stata appositamente disegnata e sviluppata per scopi di ricerca.

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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