martedì, Dicembre 18, 2018
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Accertamenti sanitari per invalidità civile: enormi differenze nei tempi d’attesa

I tempi medi della risposta sanitaria dove il primo accertamento è effettuato dalle ASL e un secondo da INPS sono di 68 giorni, mentre nelle aree dove è direttamente INPS a occuparsene ci vogliono in media 48 giorni. La legge però chiederebbe non più di 15 giorni.

Le differenze regionali sono elevate: le regioni dove le cose vanno peggio sono la Campania e il Lazio mentre le regioni dove i tempi sono più brevi sono l’Umbria e il Piemonte. Crediti immagine: Pixabay

APPROFONDIMENTO – La legge 80 del marzo 2006 stabilisce che gli accertamenti sanitari per invalidità civile e legge 104/1992 vanno espletati entro quindici giorni dalla domanda dell’interessato. Di fatto però non è così, o almeno non lo è ovunque in Italia: le cose cambiano a seconda della zona. Ci sono province in cui l’iter per il riconoscimento dell’invalidità per malati oncologici è più articolato, perché prevede un primo passaggio tramite accertamento della ASL e un secondo accertamento dell’INPS, mentre in altre regioni è direttamente l’INPS occuparsi delle richieste, accorciando notevolmente i tempi di attesa.

Secondo quanto emerge dall’ultimo rapporto Annuale della FAVO (Federazione delle Associazioni di Volontariato Oncologico) i tempi medi della risposta sanitaria dove il primo accertamento è effettuato dalle ASL e un secondo da INPS rispetto alla legge 80 sono 68 giorni, cioè oltre due mesi, mentre nelle aree dove è direttamente INPS a occuparsene ci vogliono in media 48 giorni.

Rispetto alla legge 80, nelle province dove si prevede il doppio passaggio i tempi di attesa nel 2017 sono stati mediamente di 133 giorni, mentre in quelle dove la verifica veniva espletata solo da INPS 48 giorni. Il confronto all’interno delle stesse regioni, fra le aree dove si prevede il doppio passaggio e quelle dove è direttamente l’INPS a occuparsene mostra enormi disparità: 94 giorni contro 48.

Le differenze regionali sono elevate. Le regioni dove le cose vanno peggio sono la Campania e il Lazio, dove ci vogliono rispettivamente 124 e 112 giorni nelle province che prevedono il doppio passaggio per ricevere una risposta in relazione a una richiesta riferita alla legge 80. Le regioni dove i tempi sono più brevi sono l’Umbria e il Piemonte, dove si aspettano “solo” 42 e 44 giorni.

Un altro aspetto importante da sottolineare è che i codici tabellari che vengono utilizzati – come per esempio “Neoplasie a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale: fisso 11%”; “Neoplasie a prognosi favorevole con grave compromissione funzionale”; “neoplasie a prognosi infausta o probabilmente sfavorevole: fisso 100%” – prendono in considerazione solo le condizioni prognostiche estreme e non offrono alcuna indicazione per la valutazione del caso concreto. Il punto è però che la prognosi clinica dei tumori è multifattoriale, e pertanto l’appropriatezza della valutazione medico legale presupporrebbe la presenza, nelle commissioni valutatrici, di competenze specialistiche cliniche in costante aggiornamento professionale, che però non sono previste dalla normativa vigente.

Per far fronte a questo limite, nell’ottobre del 2012 è stato introdotto il certificato introduttivo oncologico telematico, la cui compilazione è riservata all’Oncologo Clinico e che dovrebbe contenere informazioni su istologia e stadiazione del tumore, terapie chirurgiche effettuate e loro esito; indicazioni circa l’ulteriore programma terapeutico, il piano di follow up e infine informazioni sul rischio presumibile di ripresa o di progressione della malattia.

Tuttavia, sta ancora alla discrezione del singolo oncologo clinico compilare o meno il certificato, e attualmente sono in pochi a farlo. Il numero totale dei certificati oncologici introduttivi, sebbene in aumento, non supera i 1618 nel 2017), e più del 60% di essi sono stati redatti in tre sole regioni: Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia.

Nel complesso le domande per patologia neoplastica corredate di certificato oncologico introduttivo nel 2017 sono state lo 0,35% del totale delle richieste nell’ambito della legge 80.

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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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