martedì, Dicembre 18, 2018
SALUTE

Tumore al seno maschile

Intervista a Paolo Veronesi direttore del Programma di Senologia e Divisione Senologia Chirurgica dell’Istituto europeo di oncologia (IEO) e professore associato dell’Università degli Studi di Milano.

Immagine istopatologica di un carcinoma duttale in situ. Crediti immagine: Wikimedia Commons

SALUTE – Il settimo rapporto Aiom-Artium 2017 stima che in Italia, solo nel 2017, siano stati diagnosticati circa 50.500 nuovi casi di carcinomi della mammella femminile. I dati confermano che il cancro al seno è la neoplasia più diagnosticata tra le donne: circa un tumore maligno ogni tre – il 28% – è un tumore mammario. Tuttavia, il cancro al seno non è una patologia esclusivamente femminile: può interessare anche gli uomini.

“Il tumore della mammella maschile è molto raro – rappresenta l’1% di tutti i tumori della mammella – ma è importante sapere che esiste per non sottovalutarne i sintomi e, in caso di necessità, consultare immediatamente uno specialista”, spiega Paolo Veronesi, direttore del Programma di Senologia e Divisione Senologia Chirurgica dell’Istituto europeo di oncologia (IEO) e professore associato dell’Università degli Studi di Milano. La percentuale di uomini interessati, per lo più d’età compresa tra i 60 e 70 anni (in casi rari anche di età inferiore a 45 anni), è molto bassa: in Italia si parla di circa 500 diagnosi ogni anno.

I fattori di rischio legati allo sviluppo del tumore della mammella maschile possono essere di tipo ereditario o genetico: in un caso su cinque gli uomini con questo tipo di tumore presentano familiari stretti (sia uomini che donne) che hanno affrontato la stessa malattia. A livello genetico, le mutazioni presenti nel gene BRCA2 sarebbero responsabili di circa il 10% dei tumori della mammella maschili; invece, quelle nel gene BRCA1 sarebbero meno legate all’aumento del rischio. Sindromi genetiche già presenti alla nascita o l’esposizione a radiazioni potrebbero costituire ulteriori fattori di rischio.

Un ruolo fondamentale è giocato anche dagli ormoni, proprio come accade nelle donne. “Il tumore della mammella maschile, come quello della prostata, è estremamente ormono-sensibile, ovvero risente delle alterazioni del normale equilibrio ormonale che possono concorre all’insorgenza della malattia”, specifica Veronesi.

Quali sono i sintomi? “La formazione di un nodulo riconoscibile alla vista o al tatto, un’alterazione della mammella, un capezzolo che si ritrae o la fuoriuscita di liquido possono essere dei campanelli d’allarme. In questi casi occorre rivolgersi subito al senologo per un’indagine accurata”, continua il medico, specificando l’iter diagnostico da seguire. “Individuare questo tipo di tumore è molto semplice: basta una mammografia, il cui esito potrà essere confermato da una successiva biopsia.”

Il tumore della mammella può essere di tipo duttale se si sviluppa a partire dalle cellule dei dotti, oppure lobulare, se interessa le cellule dei lobuli. Nell’uomo la forma più diffusa – 8 casi su 10 – è il carcinoma duttale infiltrante, invasivo e capace di dare origine a metastasi. “Spesso si sviluppa nell’area del capezzolo”, spiega Veronesi. “Solitamente si procede con un intervento chirurgico che prevede l’asportazione totale della mammella”. I tumori mammari maschili, nell’80-90% dei casi, sono di tipo endocrino-responsivo, ovvero costituiti da cellule tumorali che presentano recettori per ormoni quali estrogeno e progesterone. Pertanto, oltre all’intervento di mastectomia, la terapia ormonale, associata alla chemioterapia, risulta fondamentale.

“Poiché si tratta di un tumore raro, non sono previsti screening di tipo preventivo ma l’ecografia e, in particolare, la mammografia, restano gli esami diagnostici fondamentali”, sottolinea il medico. “È indispensabile condurre uno stile di vita sano, evitando l’aumento di peso e l’eccessivo consumo di alcool. Nei casi di familiari già colpiti da questo tipo di tumore è inoltre necessario effettuare un test genetico per capire se si è portatori di mutazioni genetiche come quelle del gene BRCA2 responsabili dell’insorgenza della malattia.”

Qui l’audio intervista a Paolo Veronesi:

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Milly Barba
Comunicatrice scientifica, social media manager e speaker radiofonica. Curo la rubrica #SenzaBarriere dedicata al tema disabilità.

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