APPROFONDIMENTO

Perché ci abbronziamo? Benefici e danni dell’esposizione al Sole

Abbronzatura, istruzioni per l’uso. Ecco perché ci abbronziamo e quali sono i benefici e i danni dell’esposizione ai raggi solari

Benefici e danni dunque viaggiano di pari passo quando ci si abbronza e per questo motivo bisogna conoscere il proprio fototipo e tutti gli accorgimenti per prendere il sole in sicurezza. Crediti immagine: Pixabay

APPROFONDIMENTO – Immaginatevi comodamente sdraiati in spiaggia, “armati” di costume in pieno relax da vacanza. Oppure in alta montagna, mentre si passeggia su radure e picchi. Sia che stiate riposando, o che vi dedichiate ad attività fisica, i raggi del Sole raggiungono la vostra pelle e un meccanismo si attiva, inducendo la produzione di melanina e donandole la pigmentazione che chiamiamo “abbronzatura”. Esporsi al Sole non ci dona solo un colorito sano ma ha effetti positivi sulla nostra salute. Proprio l’elioterapia infatti provoca benefici sia per l’umore, che fisiologiche, grazie alla stimolazione della produzione di ormoni come la serotonina, la melatonina o ancora della vitamina D. E’ pur vero che, se non si fa attenzione, si può rimanere ustionati e soprattutto ci si espone al rischio di sviluppo di tumori della pelle. Benefici e danni dunque viaggiano di pari passo quando ci si abbronza e per questo motivo bisogna conoscere il proprio fototipo e tutti gli accorgimenti per prendere il sole in sicurezza.

Perché ci abbronziamo?

Quando ci esponiamo ai raggi solari la pelle attua un meccanismo di difesa che stimola la produzione di melanina, una sostanza che è la “responsabile” del colorito bruno dorato. La melanina agisce dunque come un filtro naturale che non permette ai raggi dannosi del sole di penetrare e di provocare danni e lesioni. La produzione di melanina è differente da persona a persona ed è determinata su base ereditaria. Ad oggi in dermatologia sono stati individuati 6 fototipi, cioè 6 tipologie di pelle che hanno differenti reazioni e sensibilità all’esposizione solare. Più il fototipo è basso, maggiori saranno le possibilità di ustionarsi al sole e maggiori anche le precauzioni da prendere prima dell’esposizione.

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications nel mese di maggio  dal King’s College di Londra rivela però che non solo il fototipo decide se ci abbronzeremo o scotteremo al sole. Per la prima volta un team di ricercatori guidati dall’italiano Mario Falchi ha individuato alcune sezioni di Dna che “decidono” come reagirà la nostra pelle al sole. Lo studio si è basato sull’analisi delle informazioni genetiche contenute nella Biobanca dati britannica di 120mila europei, 46.000 dei quali con la tendenza a scottarsi e oltre 74.000 senza problemi con il sole e facili al’abbronzatura. Confrontando i dati con quelli di altri 55.000 europei il team di ricercatori ha individuato 20 regioni del Dna, dieci delle quali mai associate alle scottature.

La scoperta dei “geni delle scottature” è di grande importanza anche perché alcuni di quelli identificati è coinvolta anche nello sviluppo di tumori della pelle. Comprendere dunque la genetica dell’abbronzatura aiuterà anche a capire quella del melanoma, il tipo di tumore più comune legato ai danni del sole.

Raggi UV: quali sono e quali effetti

I raggi solari che arrivano sulla Terra si dividono a seconda della lunghezza d’onda in radiazione visibile, quella cioè che l’occhio umano è in grado di percepire, e in radiazione invisibile. Proprio quella invisibile, composta dalle radiazioni infrarosse (IR) e dalle radiazioni ultraviolette (UV), sono quelle a cui prestare attenzione.

La radiazione infrarossa infatti non produce azioni nocive sulla pelle, ma induce la generazione di calore e questo può provocare disidratazione, poiché col il riscaldamento del corpo si va verso un sovraccarico e la capacità di termoregolazione autonoma viene meno, rischiando così di incorrere in un colpo di calore.

I raggi che invece sono i responsabili dell’abbronzatura sono quelli ultravioletti, che sono divisi in raggi UVA, UVB E UVC. Questi ultimi, in particolare, vengono filtrati dall’ozonosfera e non giungono fino a terra, ma rappresentano le radiazioni più pericolose.

Concentreremo dunque la nostra attenzione sui primi due: i raggi UVA sono quelli che raggiungono in maggiore quantità la superficie terrestre e che si spingono in profondità fino al derma, andando a danneggiare le strutture di sostegno della pelle, come collagene ed elastina. Essi promuovono inoltre il rilascio di melanina dai melanociti e l’interazione ossigeno-melanina, che permette l’aumento della pigmentazione cutanea, cioè la più nota abbronzatura. Per questo motivo sono considerati i principali responsabili dell’invecchiamento cutaneo e dell’insorgenza del melanoma.

I raggi UVB invece rappresentano solo l’1 percento delle radiazioni solari che arrivano a terra, ma sono i principali responsabili dell’insorgenza di arrossamento ed eritemi, dato che la loro capacità di penetrazione della pelle si ferma allo strato più superficiale, cioè l’epidermide. Questi raggi stimolano attivano il metabolismo della vitamina D, ma allo stesso tempo stimolano la neosintesi della melanina e sono dunque potenzialmente più dannosi e cancerogeni.

Abbronzatura: i benefici

Andiamo ora a scoprire quali sono i benefici di una abbronzatura. Esporsi al sole infatti ha un effetto benefico sia sull’umore, dato che stimola il rilascio di serotonina, che sul corpo, stimolando la sintesi di vitamina D, essenziale per l’assorbimento del calcio nelle ossa. Inoltre la produzione di melatonina favorisce la regolazione del meccanismo sonno-veglia. Proprio per questo motivo si può parlare in molti casi di elioterapia, cioè di una terapia che produce degli effetti fisiologici con impatto positivo sul nostro fisico.

Le patologie che traggono maggiore beneficio dall’esposizione al sole sono indubbiamente quelle dermatologiche: psoriasi, vitiligine, acne ed eczemi sono alleviati dall’azione antibatterica dei raggi UV.  Essi hanno inoltre un’azione antinfiammatoria, legata all’aumento di produzione di vitamina D, che si rivela benefica nelle persone che soffrono di malattie osteoarticolari come l’osteoporosi, il rachitismo, i reumatismi e l’artrosi. Ma anche patologie come l’asma bronchiale o le anemie.

La produzione di serotonina e di altri neurotrasmettitori nel cervello invece induce effetti benefici sui disturbi dell’umore. Esporsi al sole dunque è in grado di contrastare malattie come la depressione e disturbi d’ansia. Inoltre un nuovo studio della University of Science and Technology of China sostiene che una esposizione moderata sia in grado di migliorare l’apprendimento e la memoria. Lo studio condotto da Xiong Wei e Huang Guanming, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cell lo scorso maggio, ha evidenziato come l’esposizione solare  attivi un nuovo percorso biosintetico del glutammato nel cervello dei topi, un percorso che è in grado di contribuire alle nostre neuro abitudini quotidiane, come l’umore, l’apprendimento e la cognizione.

Abbronzatura: i danni

Se dunque i benefici sono molti, non bisogna dimenticare i danni che possono essere provocati dal sole. Il primo e più innocuo, nonostante il fastidio, è l’eritema solare (o scottatura) che provoca un arrossamento della pelle insieme ad una sgradevole sensazione di calore e malessere generalizzato. In alcuni casi si possono verificare anche lesioni e successivamente desquamazione. Oltre alle foto dermatiti, si possono verificare disturbi pigmentari come la comparsa di macchie o vitiligine.

I danni più preoccupanti però sono quelli che vengono indotti a lungo termine, come ad esempio l’accelerazione dell’invecchiamento cutaneo, che provoca la comparsa di profonde rughe e la perdita del tono e dell’elasticità della pelle. Questo avviene per l’azione dei raggi UVA nelle zone più esposte, come il volto o le mani. Una scorretta esposizione al sole inoltre aumenta il rischio di sviluppare tumori della pelle: si va dai meno gravi, come la cheratosi attinica e l’epitelioma basocellulare, a lesioni ben più serie come il carcinoma squamocellulare e il melanoma. Questo è un danno che si deve all’effetto dei raggi UVB, che provocano una alterazione diretta del Dna delle cellule che degenerano in cellule tumorali.

Ci sono anche altre patologie in cui è sconsigliato esporsi al sole. Per esempio, in caso di malattie epatiche e renali croniche, di ipertiroidismo, in cui viene stimolata la produzione di ormoni, l’ ipertensione e presenza di vene varicose, dove il calore induce una ulteriore vasodilatazione, il danno può essere maggiore del beneficio.

 Abbronzatura: come esporsi al sole in sicurezza

L’esposizione ai raggi solari può essere più o meno intensa in funzione di diversi fattori oltre al fototipo, come ad esempio l’orario del giorno, la latitudine, l’altitudine, la presenza di superfici riflettenti come acqua o neve e il tasso di umidità dell’aria.

Il consiglio dunque è di concentrare il tempo dedicato all’abbronzatura nelle ore meno calde della giornata, come al mattino o nel tardo pomeriggio, dato che negli orari centrali l’azione del sole è più potente ed è dunque più facile scottarsi. Se pensate poi che la montagna sia meno “pericolosa”, sbagliate: i raggi solari che arrivano infatti sono meno “filtrati” dato che l’atmosfera è meno densa e dunque l’irraggiamento è maggiore che al mare, dove invece il tasso di umidità superiore agisce da ulteriore filtro. Attenzione poi alla superficie su cui vi trovate: i raggi infatti vengono riflessi sia dalla neve che dall’acqua, con maggiore effetto sulla pelle. Ultimo consiglio, mai sottovalutare le giornate nuvolose, perché anche se la sensazione di calore è ridotta, i raggi UVB non sono schermati e raggiungono la terra e la vostra pelle.

Durante l’esposizione al sole è meglio dunque scegliere prodotti che siano resistenti all’acqua e le applicazioni devono essere ripetute almeno ogni 2 ore, soprattutto in caso di un tempo prolungato al sole e in caso di sudorazione. Fare attenzione poi all’utilizzo di profumi e make up, che potrebbero lasciare antiestetiche macchie sulla pelle o scatenare reazioni allergiche per fotosensibilizzazione.

Inoltre durante l’assunzione di alcune categorie di farmaci il rischio per chi si espone ai raggi solari è di scatenare reazioni fototossiche. In questo caso particolare attenzione va prestata in caso di assunzione di antibiotici, come le tetracicline, di diuretici, che possono abbassare la pressione, di alcuni farmaci per i disturbi del cuore, di alcuni antireumatici, di antinfiammatori e anche della pillola concezionale.

Diffidate infine di ritrovati casalinghi per abbronzarsi rapidamente: infusi di limone e creme a base di bergamotto infatti non agiscono da filtro per le radiazioni, ma stimolano solo la produzione di melanina, inducendo la pigmentazione ma non proteggendo la pelle dai danni dei raggi UV. Per una abbronzatura in sicurezza, meglio dunque a fidarsi di creme con adeguati filtri in base al proprio fototipo e godersi per questa estate appena iniziata tutti i benefici del sole.

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Veronica Nicosia
Aspirante astronauta, astrofisica per vocazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Lavoro come giornalista per Blitzquotidiano e collaboro con Oggiscienza. Mi occupo di scienza, salute, tecnologia e ambiente.

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