SALUTE

Crema solare: la dose giusta per proteggersi dai raggi UV

La quantità che i produttori utilizzano per testare l'SFP, il fattore di protezione solare, è 2 mg/cm^2: quanti di noi ne mettono abbastanza?

SALUTE – Quando si parla di creme solari, la scelta di un fattore di protezione più alto si rivela una delle strategie più importanti per una migliore prevenzione nei confronti del melanoma (qui tutti i consigli sulla scelta e l’uso della protezione solare). Ma applicare la crema nel modo corretto e nella giusta quantità rappresenta un’altra buona abitudine che non dovrebbe essere sottovalutata. È noto, infatti, che l’effetto di protezione dai raggi UV spesso non è completo perché la maggior parte delle volte applichiamo strati di crema più sottili rispetto a quelli raccomandati dai produttori. A partire da questa considerazione, i ricercatori del King’s College di Londra hanno studiato come cambia il potere di protezione, in funzione della quantità di crema applicata. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sulla rivista Acta Dermato-Venereology.

Obiettivo della ricerca era quindi valutare il danno riportato sul DNA della pelle dopo l’applicazione di uno strato di crema inferiore alla soglia dei 2 mg/cm2 – la quantità che i produttori utilizzano per testare l’SFP (il fattore di protezione solare, in inglese Sun Protection Factor). I ricercatori hanno diviso un gruppo di 16 volontari con la pelle chiara (fototipo 1 e 2) in due gruppi da otto (tre donne e cinque uomini). Nel caso dei partecipanti del primo gruppo, sottoposti a una singola esposizione ai raggi UV,  le diverse aree del corpo sono state trattate con creme con alto fattore di protezione, applicate con uno spessore variabile, compreso tra 0,75 mg/cm2 e 2 mg/cm2. L’altro gruppo ha ricevuto esposizioni per cinque giorni consecutivi, con lo scopo di simulare la situazione che avviene generalmente durante le vacanze. Nel corso dell’esperimento, è cambiata anche la quantità di radiazioni, in modo da replicare le condizioni che si verificano in destinazioni situate a latitudini diverse, come Tenerife, la Florida e il Brasile.

Biopsie delle aree esposte ai raggi UV hanno rivelato che, nel gruppo che aveva ricevuto radiazioni ripetute, sono stati registrati diversi danni al DNA nelle aree non protette, nonostante le dosi delle radiazioni fossero molto basse. Quando la crema è stata applicata con uno spessore di 0,75 mg/cm2  sono stati osservati minori danni, ma la riduzione, secondo i ricercatori, non può essere considerata significativa. I benefici sono invece risultati evidenti quando lo strato di crema era più spesso (1,3 mg/cm2 e 2 mg/cm2) e l’effetto è stato mantenuto anche a dosi di radiazioni superiori. In tutti i casi, cinque giorni di esposizione ad alte dosi di raggi UV alla concentrazione di 2 mg/cm2 hanno causato meno danni rispetto a un solo giorno di esposizione senza protezione solare.

La conclusione e la raccomandazione dei ricercatori è quindi quella di utilizzare una crema con fattore di protezione più alto, per compensare la minore quantità applicata. Anche secondo Nina Goad della British Association of Dermatologists, la ricerca dimostra l’importanza di scegliere creme con fattore di protezione solare pari a 30 o superiore. In teoria, anche un fattore 15 potrebbe essere sufficiente, ma sappiamo che nelle situazioni reali l’applicazione non è corretta e abbiamo quindi bisogno di una maggiore protezione. Oltre alle quantità utilizzate, bisogna inoltre fare attenzione a non lasciare scoperta nessuna parte del corpo, e a proteggerci anche con i vestiti e con l’ombra.

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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