WHAAAT?

Vi sentite pigri? Forse non è colpa vostra

Sembra che i nostri cervelli siano programmati per la pigrizia: l’evoluzione ha privilegiato il risparmio dell’energia rispetto alla scelta di attività fisiche più salutari e dispendiose. Ecco perché è così difficile preferire la palestra alla maratona di serie tv…

WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Se vi domandate come mai sia più semplice rimanere sul divano rispetto a decidere di uscire a fare una corsa, e vi siete sempre rimproverati per questo, forse questa scoperta vi rinfrancherà un po’ il morale: secondo i ricercatori della University of British Columbia, si tratta di una vera e propria lotta, che avviene all’interno del nostro cervello. Per quanto la società abbia incoraggiato per decenni gli individui a essere più attivi dal punto di vista dell’esercizio fisico, le statistiche mostrano come – malgrado le migliori intenzioni – stiamo diventando sempre meno dinamici. Matthieu Boisgontier e i suoi colleghi hanno provato a cercare le risposte a questo “paradosso dell’esercizio” nel nostro cervello, e i risultati, pubblicati sulla rivista Neuropsychologia, suggeriscono che i nostri cervelli potrebbero semplicemente essere programmati per preferire il divano.

Tv o corsetta? Il nostro cervello sarebbe programmato per preferire la prima. (Cortesia immagine: Pixabay)

“Risparmiare energia è stato essenziale per la sopravvivenza umana, dal momento che ci ha permesso di essere più efficienti nella ricerca di cibo e di riparo, nella competizione per i partner sessuali, e nell’evitare i predatori”, spiega Boisgontier, ricercatore post-dottorato nel brain behaviour lab del dipartimento di fisioterapia della University of British Columbia e primo autore dello studio. “Il fallimento delle politiche pubbliche che cercano di contrastare la pandemia di inattività fisica potrebbe essere dovuto a processi cerebrali che si sono sviluppati e rinforzati nel corso dell’evoluzione.”

I ricercatori hanno reclutato alcuni giovani adulti, li hanno fatti sedere davanti a un computer e hanno dato loro il controllo di un avatar sullo schermo. Poi hanno mostrato brevemente piccole immagini stilizzate, una alla volta, che rappresentavano attività o inattività fisica. I soggetti dovevano muovere il loro avatar il più in fretta possibile verso la scena di attività fisica e allontanarlo da quella che mostrava inattività, e viceversa. Nel frattempo, alcuni elettrodi registravano cosa accadeva nei loro cervelli. I partecipanti di solito erano più veloci nel primo tipo di azione (muoversi verso le immagini di attività allontanandosi da quelle di inattività), ma gli elettroencefalogrammi – letture dell’attività che avviene nel cervello – mostravano come questo richiedesse maggior lavoro per la nostra mente.

“Sapevamo da studi precedenti che le persone sono più veloci nell’evitare comportamenti sedentari e nel muoversi verso condotte attive. La novità emozionante del nostro studio è che mostra come evitare più velocemente l’inattività fisica abbia un costo – e ciò consiste in un maggior coinvolgimento delle risorse cerebrali”, sostiene Boisgontier. “Questi risultati suggeriscono che il nostro cervello è innatamente attratto dai comportamenti sedentari”. Ma le menti delle persone possono essere riaddestrate? “Tutto quello che accade automaticamente è difficile da inibire, anche se lo si desidera, perché non si sa che sta accadendo. Ma sapere che succede è un primo passo importante,” commenta Boisgontier. Quindi, se vi sentite così attratti dal divano, non è perché siete pigri, ma è colpa del vostro cervello, particolarmente parsimonioso. La sfida è cercare di convincerlo a “spendere” di più…

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Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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