ANIMALI

Perché gli Husky hanno gli occhi azzurri?

La responsabile è una mutazione genetica nei pressi di un gene noto come ALX4, sul cromosoma canino 19.

Fotografia di Jasen Miller, CC BY 2.0

ANIMALI – Risponde un nuovo studio della startup Embark Veterinary Inc, che ha analizzato il DNA di oltre 6.000 cani, scoprendo che una mutazione genetica nei pressi di un gene noto come ALX4, sul cromosoma canino 19, è fortemente associata agli occhi azzurri in questa razza. La mutazione probabilmente porta a una ridotta produzione di pigmento, e il risultato è che l’occhio appare azzurro.

L’ambito del lavoro è la cosiddetta consumer genomics, che consente di associare enormi database di genomica con informazioni sul fenotipo (le caratteristiche funzionali e morfologiche) fornite su base volontaria, in questo caso grazie a sondaggi online su base volontaria. I proprietari degli Husky hanno raccolto i campioni di DNA del proprio animale, li hanno inviati a Embark, poi hanno risposto a un questionario online e inviato ulteriori materiali come informazioni su aspetto del cane e sue fotografie.

Occhi misteriosi

A stuzzicare la curiosità di Adam Boyko e Aaron Sams di Embark, gli autori dello studio pubblicato su PLOS Genetics, c’è stata l’unicità di questo tratto così apprezzato negli Husky. Se in altre razze sono due varianti genetiche già note le responsabili degli occhi azzurri – in Corgi e Border Collie si tratta ad esempio di un carattere recessivo ereditato – queste non sono sufficienti a spiegarli per alcuni cani come appunto l’Husky. Nei quali l’occhio azzurro è un tratto tanto noto quanto apprezzato.

Una copia della variante genetica che Boyko e Sams hanno individuato sarebbe sufficiente a causare l’eterocromia, quel fenomeno affascinante per il quale i due occhi hanno colori differenti, l’uno marrone l’altro azzurro. Eppure alcuni cani che la presentano non hanno gli occhi azzurri, spiegano, perciò devono esserci in gioco altri fattori genetici oppure ambientali.

Secondo Sams lo studio dimostra che usare la consumer genomics può essere una strategia preziosa per migliorare la salute dei cani. “In un solo anno abbiamo raccolto dati a sufficienza per condurre lo studio canino più ampio nel suo genere”.

Accademia e industria insieme

Al momento Embark è impegnata in progetti di ricerca simili dedicati a tratti morfologici che hanno conseguenze per la saluta, “e speriamo di continuare a usare la nostra piattaforma per far fare passi avanti alla genetica e alla salute canine in modo concreto”.

L’incontro tra accademia e società privata, in questo caso, funziona molto bene. E risolve un problema che affligge spesso branche della ricerca come queste, ovvero la mancanza di dati. Lo conferma Bridgett vonHoldt, biologa della Princeton University, che intervistata da National Geographic risponde “È grandioso che una società privata possa ottenere il consenso dei padroni dei cani permettendo che i campioni vengano usati per due finalità, quella prettamente commerciale e quella legata alla ricerca scientifica”.

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Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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