GRAVIDANZA E DINTORNIIN EVIDENZA

Dieta veg per i bambini: cosa dice la scienza

Se ben pianificate, controllate e integrate di tutti i nutrienti mancanti si possono far seguire anche ai più piccoli. Eppure il tema divide ancora la comunità scientifica.

GRAVIDANZA E DINTORNI – Dieta “veg” – vegetariana o vegana – per bambini: si può fare? Da quando e a quali condizioni? Oppure meglio rimandare?

Come mamma che aveva scelto per i suoi bimbi una dieta senza carne (almeno fino a quando non hanno dichiarato che ai ravioli della nonna non avrebbero rinunciato) e come giornalista che si occupa di salute materno-infantile, ho toccato spesso l’argomento con pediatri e nutrizionisti, trovando atteggiamenti anche molto differenti. A volte di piena accoglienza, altre comunque di apertura, anche da posizioni non del tutto d’accordo, altre ancora di refrattarietà a confrontarsi con un diverso punto di vista delle famiglie, fino allo sfottò e all’aperta ostilità.

La sensazione è che anche questa sia diventata una guerra ideologica tra opposte fazioni e che come sempre  in questi casi stese sul campo rischino di rimanere proprio le famiglie, lasciate sole nella difficoltà di capire come muoversi per seguire in modo sicuro gli stili alimentari di loro preferenza e di trovare fonti certe e affidabili di informazione. Eppure qualche certezza c’è.

Si fa presto a dire veg

Tanto per cominciare, le diete con prefisso veg non sono tutte uguali: quella comunemente chiamata vegetariana è in realtà la LOV, latto-ovo-vegetariana, che esclude carne e pesce ma ammette altri cibi di produzione animale come latte e latticini, uova e miele, mentre la dieta vegana esclude qualunque alimento di origine animale.

Poi ci sono numerose varianti sul tema: la dieta ovo-vegetariana, quella latto-vegetariana (frequente soprattutto in alcune culture asiatiche), la crudista (vegana o vegetariana: in questo caso sono ammessi latte crudo e formaggi derivati), la fruttariana, che prevede il consumo esclusivo di frutta e ortaggi a frutto (pomodori, peperoni, zucchine, cetrioli ecc.) e così via.

La discussione sull’opportunità o meno di proporre ai bambini una dieta veg riguarda esclusivamente l’alimentazione vegetariana o vegana. “Varianti più estreme come il crudismo, il fruttarismo e la dieta macrobiotica e quella igienista, che non prevede supplementazioni con integratori, sono sempre sconsigliate per i bambini” sottolinea Alberto Ferrando, pediatra a Genova, presidente dell’Associazione dei pediatri territoriali liguri, consigliere dell’Associazione culturale pediatri e della Società italiana di pediatria, autore del recente Come nutrire mio figlio (Edizioni LSWR, 2017).

I rischi delle diete vegetariane e vegane

Tanta attenzione nei confronti delle diete che escludono carne e pesce nasce dal fatto che qualche rischio possono comportarlo. Quelli principali sono due: le carenze nutrizionali e il basso apporto calorico, con conseguenti disturbi della crescita.

“Una dieta vegana è di sicuro carente di vitamina B12, una vitamina fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale, contenuta praticamente solo in prodotti animali” spiega Ferrando. “Se manca, il bambino può andare incontro a debolezza, anemia anche importante, addirittura danni neurologici più o meno gravi. E anche una dieta vegetariana può esserne carente, a meno di non assumere una quantità molto elevata di latte e uova, sconsigliata però per altri versi”.

Altre sostanze potenzialmente carenti nelle diete veg sono il ferro, lo zinco, il calcio, gli acidi grassi omega-3 di tipo DHA, vitamina A e altre vitamine del gruppo B. In questo caso però non si tratta di carenze certe, perché i livelli di queste sostanze dipendono da vari fattori, compreso l’apporto complessivo di fibre. Anche se in generale queste fanno bene, troppe possono costituire un problema perché riducono la capacità di assorbimento di alcune sostanze da parte dell’organismo.

Quanto all’apporto calorico, c’è la possibilità che risulti troppo basso specialmente se la dieta è vegana stretta e il bambino è ancora piccolo, tra i sei mesi – il momento dello svezzamento – e i due anni. Molti alimenti vegetali hanno infatti una scarsa densità energetica: se non si sta attenti a bilanciare bene i pasti c’è la possibilità che il bambino si senta comunque sazio (perché questi alimenti fanno volume e riempiono in fretta uno stomaco ancora piccino), ma non riceva abbastanza energia per crescere.

Ma si può fare, oppure no?

Uno sguardo generale alla letteratura scientifica sull’argomento offre un’opinione generale positiva sulla questione a patto di rispettare alcune condizioni. Lo conferma anche il position paper su Diete vegetariane in gravidanza e in età evolutiva pubblicato nell’autunno 2017 da alcune società scientifiche italiane a partire dalla Sipps, Società italiana di pediatria preventiva e sociale, che pure è sostanzialmente critico nei confronti di questi regimi alimentari.

Nella sua introduzione, infatti, il documento sottolinea che “diverse società scientifiche che si occupano di nutrizione hanno una posizione favorevole verso l’uso di stili alimentari vegetariani, in tutte le epoche della vita, purché vengano integrati i nutrienti carenti”. La pensano così l’Accademia di nutrizione degli Stati Uniti, il Consiglio australiano per la ricerca medica e la salute pubblica, il Programma nazionale portoghese per la promozione di una dieta sana, la Società pediatrica canadese, l’ente britannico di consulenza governativa British Nutrition Foundation.

La conclusione del Position paper italiano, invece, è che “la dieta vegana non deve essere raccomandata in età pediatrica perché priva di vitamina B12 e carente di DHA, ferro, vitamina D e calcio” e se consigliata “deve assolutamente essere integrata con tutti i nutrienti su citati”. Inoltre, “i bambini che seguono questa dieta devono essere attentamente monitorati nella loro crescita e nello sviluppo generale”.

La dieta da seguire dovrebbe invece essere quella mediterranea – “il modello alimentare ideale per assicurare salute ai bambini e agli adolescenti” – basata sul consumo prevalente di molti alimenti vegetali e sull’uso limitato di prodotti animali.

Il perché della criticità italiana

Può sembrare che non ci siano differenze rispetto alle altre posizioni ma non è così. Un conto è dire “ok, queste diete sono adeguate purché attentamente integrate”, altro conto è dire “no, sono inadeguate, e se proprio le si vuole seguire bisogna prevedere integrazioni sotto stretto controllo medico e monitorare con maggiore attenzione i bambini”.

Non sono sfumature, tanto che alla richiesta di chiarimenti tre degli estensori del Position paper – Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps, Maria Carmen Verga, segretario Sipps, e Margherita Caroli, pediatra nutrizionista tesoriera (già presidentessa) dell’European Childhood Obesity Group – hanno ribadito a OggiScienza la loro criticità nei confronti di queste diete per vari motivi.

“Intanto, vengono spesso presentate come una scelta salutista per la prevenzione di malattie non trasmissibili come obesità, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e cancro. Ma i dati a disposizione – che comunque non sono molti e non sempre di ottima qualità, come ammesso anche dal Position paper stesso, NdR – mostrano che non è affatto necessario escludere del tutto gli alimenti di origine animale per prevenire queste malattie, e che una dieta onnivora ben bilanciata, come quella mediterranea, associata a un sano stile di vita, è ugualmente protettiva”.

Secondo i tre pediatri, l’unica condizione nella quale la dieta vegetariana risulta al momento realmente vantaggiosa è nella terapia (ma non nella prevenzione) del diabete di tipo 2, quello di tipo alimentare. Quindi, chi sceglie questa dieta esclusivamente per motivi di salute dovrebbe essere informato che – al di là dei rischi che comporta – non è comunque più salutare di altri stili onnivori.

E che – aggiungono i tre – non è a sua volta priva di interessi commerciali come spesso di vuole far credere. “Intorno a queste proposte c’è un enorme movimento di libri, consulenze nutrizionali, siti web, programmi televisivi, opinion leader, produzione e vendita di alimenti, supplementi e prodotti di ogni tipo, catene di negozi e così via”.

Non è tutto. “Quasi tutti i documenti sulle diete vegetariane parlano di supplementazione come se fosse una cosa normale, ma la popolazione generale, che segue una dieta non carente e un sano stile di vita, ha bisogno di integrazioni solo in casi e momenti eccezionali. Quelle previste per una dieta vegetariana sono dunque medicalizzazioni di una funzione naturale come la nutrizione e vanno contro la buona prassi medica, che dovrebbe consigliare una dieta adeguata e non carente”.

Dalla teoria alla pratica

Senza contare la questione della reale aderenza alle supplementazioni: “Già l’aderenza generale alle terapie è molto bassa, anche quando si tratta di farmaci per malattie vere e proprie. Qual è l’aderenza a integrazioni da assumere per anni da parte di persone ancora sane che magari non hanno una chiara percezione del rischio, oppure in età problematiche come l’adolescenza? Per non parlare dei costi: cosa succede se anche chi non se le può permettere decide di seguire un’alimentazione di questo tipo, o di farla seguire ai suoi figli?”.

Sono posizioni in linea con quelle espresse dall’Esphgan, Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica almeno per quanto riguarda l’alimentazione complementare, cioè lo svezzamento. Secondo il documento sufficiale sul tema: “Un’attenzione particolare va posta sulle diete veg, per assicurare un apporto adeguato di nutrienti che potrebbero essere carenti”.

Questo varrebbe soprattutto per la dieta vegana: “Benché da un punto di vista teorico questa possa soddisfare tutte le richieste se mamma e bambino seguono le indicazioni mediche relative alle integrazioni necessarie, c’è il rischio concreto di mancata aderenza alle indicazioni”.

C’è chi non concorda

Eppure non tutti i pediatri (non necessariamente vegani) concordano. Per esempio: “Non è detto che necessità di integrazione sia per forza sinonimo di innaturalità o di insalubrità. L’allattamento al seno è senza ombra di dubbio la forma di alimentazione più naturale che c’è, oltre che la più adeguata per la salute del neonato, eppure anche per i bambini allattati al seno è prevista l’integrazione con vitamina D dalla nascita e per almeno tutto il primo anno di vita (e anche più a lungo in caso di particolari fattori di rischio)” sottolinea Ferrando.

“E lo stesso vale per gli acidi grassi DHA” precisa Silvia Goggi, medico nutrizionista dell’ospedale Humanitas San Pio X di Milano, dove è attivo un ambulatorio – si chiama Babygreen – dedicato alle famiglie vegane e vegetariane. Goggi infatti sottolinea che “le tabelle sui Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia pubblicate nel 2014 dalla Sinu, la Società italiana di nutrizione umana, consigliano la supplementazione con 100 milligrammi al giorno di DHA a tutti i bambini dai sei mesi ai tre anni, indipendentemente dal regime dietetico seguito”.

Quanto al problema dell’aderenza alle terapie, certo può verificarsi. “Ma il fatto che esista non significa che la soluzione sia sconsigliare a priori quella dieta” sostiene Ferrando. “Piuttosto, i pediatri dovrebbero impegnarsi a trovare il modo migliore per convincere mamme e papà dell’importanza delle integrazioni, ragionando con loro su come evitare di trascurarle. Capacità di ascolto, empatia e apertura al dialogo aiutano molto in questo senso”.

Quanto alla maggiore o minore salubrità delle diete a base vegetale rispetto a quelle onnivore ben equilibrate, rischia di diventare una questione di lana caprina. Poco importa se una dieta veg faccia più o meno bene di una dieta mediterranea ben equilibrata, se di fatto anche questa è un miraggio.

Verso diete più adeguate

“Invece che muovere guerra ai vegani, a volte anche in un modo pregiudiziale, preferirei sentire più accanimento contro il cibo spazzatura, i dolciumi, i succhi di frutta, considerato che siamo uno dei paesi con più alto tasso di obesità infantile in Europa”commenta il pediatra ligure.

A dimostrazione che non è detto che basti il fatto di essere dichiaratamente onnivora per garantire l’adeguatezza di una dieta. Altri esempi: “Se si mangia poco pesce  ma allo stesso tempo non si mangiano semi oleosi o frutta secca si avrà comunque una carenza di DHA. E se non si mangiano frutta e verdura – sì, ci sono bambini che le evitano completamente – il rischio dietro l’angolo è quello dello scorbuto”.

Con maggiore o minore enfasi e preoccupazione, dunque, tutti concordano sul fatto che le diete veg sono possibili, anche dallo svezzamento, a patto di seguire alcune indicazioni, poche ma importantissime. Le parole chiave sono due, pianificazione e supplementazione. Da una parte, bisogna pensarla bene e con l’aiuto di un esperto, questa dieta, perché garantisca ai bambini tutte le calorie e tutti i nutrienti che possono effettivamente fornire. Dall’altra, bisogna intervenire con integratori quando questi nutrienti sono carenti.

Integratori: quali sì, quali forse

Partiamo dalle supplementazioni. Secondo il Position paper Sipps, le integrazioni sicuramente necessarie per i bambini vegani sono quelle di vitamina B12, vitamina D, DHA e ferro. Secondo Silvia Goggi, che è anche tra le autrici del VegPlate Junior, una guida specifica per la pianificazione delle diete veg per bambini pubblicata online il 30 agosto scorso sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, però, serve fare alcune precisazioni.

“Le integrazioni con DHA e con vitamina D sono raccomandate, fino a una certa età, per tutti i bambini, indipendentemente dalla dieta seguita”. E anche per quanto riguarda il ferro, non è detto che l’integrazione serva sempre (lo sostiene anche Ferrando nel suo libro), se si ha cura di seguire alcuni accorgimenti che ne promuovono l’assorbimento ed eventualmente optando per prodotti alimentari fortificati, come alcuni cereali per la colazione. Anche il portale Iss Salute dell’Istituto superiore di sanità ha sottolineato come, secondo studi recenti, la carenza di ferro non sarebbe “così diffusa come ci si potrebbe aspettare in persone che non mangiano cibi con ferro facilmente assimilabile”.

Nessuna sfumatura, invece, per quanto riguarda l’integrazione di vitamina B12, indicata sia per vegani sia per vegetariani, con dosaggi variabili a seconda dell’età, a partire dallo svezzamento. Tra l’altro, se parliamo di bambini ancora allattati al seno da mamme veg, è importante che le mamme stesse integrino questa vitamina, per garantirne un buon apporto al loro bambino. In questi casi può valere la pena controllare i livelli di vitamina B12 della mamma, con un esame del sangue.

“Ma attenzione: non basta valutare la concentrazione diretta della vitamina, che non sempre è indicativa del reale stato nutrizionale. Bisogna invece dosare il livello di alcune sostanze come acido metilmalonico e omocisteina, che risultano aumentati in caso di carenza” precisano Di Mauro, Verga e Caroli.

Per quanto riguarda altri elementi, come calcio e zinco, il punto di vista è unanime: saranno eventualmente da consigliare su base individuale, a seconda del tipo di dieta seguita e della modalità con la quale viene proposta (se è varia, se è ben bilanciata e così via).

Una dieta ben organizzata

Oltre che prevedere le necessarie integrazioni, perché una dieta vegetariana e vegana non solo faccia bene, ma soprattutto non faccia male occorre anche pianificarla bene, cioè organizzarla in modo da garantire il corretto apporto calorico e di sostante nutritive, tenendo conto che nei vegetali possono essercene un po’ meno che in prodotti di origine animale o che alcune circostanze possono ostacolarne l’assorbimento. Si tratta dunque di sapere esattamente cosa mettere in tavola, in quali quantità e come farlo, cioè con quali trucchi di preparazione e cottura. Vediamo tutti i consigli del caso.

Latte Che sia al seno o artificiale, l’allattamento del bimbo veg non dovrebbe comunque essere interrotto per il tutto il primo anno di vita (meglio ancora non prima del secondo) visto che il latte materno o formulato costituisce un’ottima fonte di energia, proteine, calcio e acidi grassi. E a proposito di latte artificiale, tutti gli esperti concordano sul fatto che i prodotti da scegliere devono essere formule apposite create a partire da proteine del riso o della soia invece che dal latte vaccino. No assoluto, invece, al fai da te con bevande vegetali a base di riso, soia, avena o altro prima dei 12 mesi. Non sono nutrizionalmente adeguate.

Energia Soprattutto nei primi mesi dopo lo svezzamento e comunque nei primi due anni di vita del bambino, meglio puntare su cibi ad alto contenuto energetico e basso contenuto di fibre, per evitare il rischio di disturbi della crescita e malassorbimento di nutrienti: via libera dunque a cereali raffinati (non integrali), legumi sbucciati, creme di semi o di frutta secca come mandorle e sesamo. Per quanto riguarda la frutta, il VegPlate Junior suggerisce di offrirla ai bambini per gli spuntini della mattina o del pomeriggio, insieme ad alimenti più energetici come il latte, lo yogurt, le creme di semi o di frutta secca.

Proteine Grazie a latte e uova, i bambini vegetariani non hanno sicuramente problemi di carenza di proteine, ma anche quelli veg non corrono rischi con una dieta ben organizzata. Basta prevedere l’apporto costante di legumi, cereali. Anche i derivati della soia come tofu e tempeh possono essere introdotti fin dallo svezzamento (avendo cura di preferire prodotti con il minimo contenuto di sale possibile).

Calcio Se è vero che viene automatica l’associazione con latte e latticini, è altrettanto vero che sono molti i prodotti di origine vegetale che ne contengono una buona quantità. “Per esempio la soia, con i derivati tempeh e tofu (ma quest’ultimo solo se preparato con solfato di calcio, come espresso in etichetta)” spiega Goggi. “Tra le verdure: broccoli, cime di rapa, carciofi, cardi, cicoria, indivia, rucola, crescione, radicchio verde, tarassaco. Poi bevande e yogurt vegetali addizionati di calcio (l’informazione è sempre riportata in etichetta), mandorle e sesamo e le rispettive creme, fichi secchi. Infine, anche l’acqua di rubinetto e ancora di più le acque in bottiglia ricche di calcio sono buone fonti di questo minerale”.

Acidi grassi omega 3 Sono importantissimi per lo sviluppo del cervello, della retina e del sistema cardiovascolare del bambino. “Si pensa sempre al pesce come fonte di questi grassi, ma ci sono anche alcuni cibi vegetali che ne contengono quantità elevate e cioè l’olio di semi di lino, seguito da semi di lino e di chia (attenzione, però: devono essere macinati, meglio ancora se al momento del consumo) e dalle noci” spiega la nutrizionista.

Ferro È un dato di fatto che gli alimenti vegetali contengano ferro in una forma meno assimilabile da parte dell’organismo rispetto ai prodotti animali, tuttavia si può fare molto per superare questo limite. Oltre a puntare su alimenti che ne sono particolarmente ricchi, come i legumi, i cereali integrali (per i bimbi più grandi), noci e semi, è bene sapere che sostanze come la vitamina C e il bet-carotene ne promuovono l’assorbimento – ecco perché in genere se ne consiglia l’associazione con il succo di limone – mentre altri alimenti e bevande (tè, caffè, cacao) lo ostacolano.

Inoltre, si ricorda che anche alcune pratiche come l’ammollo dei legumi o la loro fermentazione riducono il contenuto di sostanze (i fitati) che ostacolano l’assorbimento non solo di ferro, ma anche di zinco. I cereali fortificati con ferro, infine, possono essere utili per massimizzare l’apporto di questo minerale nella dieta, almeno per i bambini fino a due anni di vita (quando dovrebbero essere limitati i cereali integrali).


Un esempio di dieta tipo

Abbiamo chiesto a Silvia Goggi di preparare per OggiScienza un esempio di giornata alimentare tipo per un bambino vegano di 18-24 mesi non più allattato al seno, in modo che siano soddisfatte tutte le sue richieste in termini di micro e macronutrienti. Eccola.

Colazione: 200 ml di latte di avena con calcio; 30 g di pane integrale con 10 g di tahin (crema di sesamo) e marmellata (a discrezione);
Spuntino di metà mattina: mela a fettine 150 g;
Pranzo: 30 g di ditalini di farro con 100 g di zucca e 15 g di lenticchie rosse + 1 cucchiaino olio di oliva extra vergine e uno di olio di semi di lino.
Spuntino: 30 g di pane con 15 g di crema di mandorle e 15 g di uvetta;
Cena: 100 g di vellutata di broccoli con 100 g di patate e 30 g di grano saraceno; 15 g a secco di ceci saltati in padella al rosmarino con 100 g di carote al forno al timo + 1 cucchiaino olio di oliva extra vergine e uno di olio di semi di lino.


Servono più controlli. O no?

Secondo Luciana Baroni – presidentessa della Società scientifica di nutrizione vegana e altra autrice del VegPlate Junior – se si seguono tutti questi accorgimenti il bambino vegano non ha bisogno di controlli particolari: bastano i bilanci di salute ai quali si sottopongono periodicamente tutti i bambini. Né tantomeno avrà bisogno di fare analisi in più, come precisa anche Ferrando nel suo libro.

“Se un bambino veg segue un’alimentazione corretta e ben pianificata non ha bisogno di eseguire più analisi rispetto ai bambini onnivori. Al massimo, se deve fare esami del sangue per altre ragioni si può approfittare per valutare anche il suo stato nutrizionale rispetto per esempio a vitamina B12 e vitamina D. Ma lo stesso vale anche per bambini e adulti che praticano diete onnivore non equilbrate o che hanno stili di vita disorganizzati”.

Di altro parere sono Di Mauro, Verga e Caroli. Che, pur riconoscendo che non sono previsti attualamente specifici programmi di controllo per bambini vegetariani o vegani e che non ci sono dati sulla frequenza ottimale con cui eventualmente dovrebbero essere valutati peso, altezza e sviluppo neurologico di questi bambini, sulla base dei noti rischi di carenza ritengono che dovrebbero essere sottoposti a qualche controllo in più.

“Dopo i sei mesi di vita, in genere i bilanci di salute sono proposti ogni 5-6 mesi per un paio d’anni. Noi pensiamo invece che in questi casi andrebbero fatti ogni 2-3 mesi, per valutare l’accrescimento, lo sviluppo neurologico, il tipo di allattamento, la regolarità dell’assunzione dei supplementi previsti, l’adeguatezza degli alimenti complementari assunti”.

L’importanza della collaborazione

Certo, proporre una dieta veg adeguata a un bambino può sembrare una cosa difficile. Forse lo è davvero, ma molto dipende dalla motivazione della famiglia a seguire questo tipo di alimentazione e dal supporto che può ricevere dal suo pediatra di riferimento.

”Il vero problema – dice Baroni – è proprio questo: trovare pediatri e nutrizionisti che diano risposte competenti alle famiglie, mentre molti cercano di convincerli che si tratti di una dieta da evitare”. E se la famiglia non accoglie questo suggerimento il rischio è che si ritrovi senza supporto medico. “Ci sono genitori che nascondono al pediatra le scelte nutrizionali fatte per i figli, perché sanno che non saranno compresi” racconta Ferrando.

“Ma questo è un rischio – oltre che un evidente fallimento dell’alleanza tra famiglie e pediatri, che dovrebbe essere basata proprio sulla fiducia – perché se poi a quei genitori mancano conoscenze adeguate c’è la concreta possibilità che i loro bambini vadano incontro a qualche problema. D’altra parte, il ruolo del medico non è quello di giudicare la scelta del paziente, ma di ascoltare, fornire informazioni utili, informare su eventuali danni o problemi se una dieta non è adeguata e, se necessario, saper inviare la famiglia a esperti di nutrizione vegana”.

Anche se, e questo va detto, di esperti così in ambito pubblico non ce ne sono poi molti.

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Leggi anche: Acido folico e integratori. La virtù sta nella dieta mediterranea

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Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

2 Commenti

  1. Figlio di genitori entrambi nel commercio di frutta e verdura, mi sono trovato questi alimenti in tavola fin da piccolo, insieme ai formaggi di cui entrambi erano estimatori, eppure io, fino a oltre vent’anni non mangiavo verdure diverse da patate cotte e finocchi crudi, nessun tipo di pesce o avicunicoli, formaggio o yogurt, solo pasta o riso con olio e carne bovina al sangue, frutta e le due verdure citate. Ricordo ancora come rovesciavo le minestrine inquinate dai formaggini o dalle erbette, seduto sul seggiolone, al primo assaggio. Per cui credo che far seguire a un bimbo una dieta equilibrata possa essere un’impresa difficile, a volte disperata e in non pochi casi un esercizio di sadismo o di masochismo, dipende dai punti di vista. Comunque i miei gusti alimentari di allora, riconosco depravati, mi indussero a imparare a cucinare appena arrivato ai fornelli e, in seguito riuscii ad allargare i miei orizzonti gastronomici.
    Mi pare però che quanto esposto nell’articolo vada nella direzione di una “medicalizzazione” della nutrizione, di una sempre maggiore importanza della sua integrazione più o meno farmacologica. Siamo poi sicuri che tutto questo tempo passato nelle sale d’aspetto di medici, dietologi e nutrizionisti, siano salubri? Mi pare che queste attenzioni alimentari facciano il paio con la fissazione gastronomica che inquina le televisioni in questi anni. In ogni caso spero che queste attenzioni buon pro vi facciano.

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