mercoledì, Novembre 20, 2019
IPAZIA

Nancy Roman, l’astronoma che ha reso possibile Hubble

Morta il 28 dicembre 2018 all’età di 93 anni, Nancy Roman è stata la prima persona a capo del programma di astronomia della NASA e la prima donna a occupare una posizione dirigenziale all’interno dell’agenzia spaziale americana.

Crediti immagine: NASA

Chi non ha mai sentito parlare del telescopio spaziale Hubble? Messo in orbita nel 1990 e tuttora attivo, nel corso degli anni ha trasmesso – grazie alla mancanza di interferenze da parte dell’atmosfera terrestre – migliaia di splendide immagini ad alta risoluzione di stelle, nebulose e galassie lontane. Se oggi Hubble esiste, è soprattutto grazie alla caparbietà di una donna.

Morta il 28 dicembre 2018 all’età di 93 anni, Nancy Roman è stata la prima persona a capo del programma di astronomia della NASA e la prima donna a occupare una posizione dirigenziale all’interno dell’agenzia spaziale americana. Oltre che per aver guidato il progetto che ha portato alla messa in orbita di Hubble, è ricordata per alcune importanti scoperte in ambito astronomico e per numerose altre attività portate avanti nel corso della sua lunga e produttiva carriera.

Tra queste, la partecipazione allo sviluppo del Cosmic Background Explorer, un satellite lanciato nel 1989 che ha fornito elementi a sostegno della teoria del Big Bang. Come molte altre scienziate che hanno iniziato la loro carriera a metà del Novecento, anche lei ha dovuto affrontare il sessismo e la diffidenza di un mondo perlopiù maschile. Lo ha fatto a testa alta, diventando nel corso degli anni un modello per le altre donne e attivandosi in prima persona per la parità di genere in ambito scientifico.

Una bambina che guarda il cielo stellato

Nancy Grace Roman nasce a Nashville, in Tennessee, nel 1925. Figlia unica di un geofisico e un’insegnante di musica, all’età di dieci anni si trasferisce con la famiglia a Reno, in Nevada. La passione per l’astronomia, che non la abbandonerà mai, nasce e si sviluppa in questo periodo. La casa in cui vive si trova in una zona periferica della città, ai margini del deserto, un luogo perfetto per osservare il cielo stellato nelle serate limpide. Nancy trascorre tutto il tempo libero in giardino, col naso all’insù. All’età di 11 anni fonda, con un gruppetto di compagni di classe e amici del vicinato, un piccolo club di astronomia; tutte le settimane i membri del club si incontrano per guardare la volta stellata, leggere libri di astronomia e identificare le costellazioni.

Alcuni anni dopo si trasferisce a Baltimora, dove frequenta la Western High School. Nancy ama le materie scientifiche e ha le idee molto chiare: da grande farà l’astronoma. In tanti, però, cercano di convincerla ad abbandonare il suo sogno. A scuola, quando chiede di frequentare il secondo anno di algebra al posto del quinto anno di latino, non viene presa sul serio; uno dei tutor dell’istituto, racconta la stessa Roman in un’intervista, scoppia in una fragorosa risata e le risponde così: “quale ragazza preferirebbe studiare matematica anziché latino?”.

Lungi dall’abbattersi o dal farsi condizionare dal sessismo di professori e compagni, Nancy Roman si diploma col massimo dei voti in appena tre anni e si iscrive allo Swarthmore College, in Pensylvania, che sceglie perché è tra le poche università americane ad avere un buon dipartimento di astronomia. Il professore di fisica, di solito impegnato a cercare di convincere le ragazze iscritte al suo corso ad abbandonare lo studio di una disciplina così ostica, colpito dalla tenacia e dalle qualità di Nancy, per incoraggiarla le dice “penso che potresti farcela”.

Dalla laurea ai primi lavori

Nancy Roman, in effetti, ce la fa. Nel 1946 consegue una laurea in astronomia e lo stesso anno decide di proseguire i suoi studi presso l’Università di Chicago. Qui è costretta a fare nuovamente i conti con il tipico atteggiamento di incredulità e chiusura che molti uomini hanno quando devono relazionarsi a una donna brillante; persino il relatore della sua tesi di dottorato cerca di ostacolarla, non rivolgendole la parola per mesi.

Nancy Roman ce la fa anche questa volta. Completa il dottorato nel 1949 e ottiene l’approvazione del suo relatore, il quale, colpito dalla bontà del suo lavoro, non solo torna a rivolgerle la parola, ma le chiede di restare; la donna ottiene un incarico come ricercatrice presso lo Yerkes Observatory dell’Università di Chicago e contemporaneamente avvia una collaborazione con il McDonald Observatory dell’Università del Texas.

In questo periodo si dedica anima e corpo alla ricerca e pubblica alcuni importanti lavori sulla composizione e la localizzazione delle stelle. Dopo sei anni presso i due osservatori, a causa della carenza di posizioni di ricerca stabili per le donne, decide di lasciare il lavoro. Nel 1955 inizia a collaborare con il Naval Research Laboratory (NRL) di Washington, ente specializzato nel settore della radioastronomia. Diventa responsabile della sezione di spettroscopia a microonde, conduce lavori di geodesia e si occupa di analizzare gli spettri di sorgenti radio non-termiche.

L’ingresso nella NASA

Nell’ottobre del 1958, il National Advisory Committee for Aeronautics (NACA) degli Stati Uniti si trasforma nella NASA. Un ex collega di Roman all’NRL, appena assunto presso il nuovo ente governativo, le chiede se conosca qualcuno disposto a dare il via al primo progetto di astronomia spaziale dell’agenzia americana. La donna decide di autocandidarsi e, ancora una volta, ce la fa: è lei ad ottenere il posto presso la NASA. Quando le  viene chiesto di coordinare il primo programma di astronomia spaziale, sa che si tratta di un impegno che la costringerà ad abbandonare la ricerca pura, ma è eccitata all’idea di iniziare da zero un progetto in grado di influenzare l’evoluzione dell’astronomia per i decenni a venire.

Nancy Roman mostra sin dall’inizio di essere all’altezza del compito affidatole. Nel corso degli anni successivi porta avanti numerosi progetti: gestisce le varie fasi della realizzazione di venti satelliti, razzi e strumenti presenti in missioni con equipaggio umano. Il suo lavoro più importante, chiamato Large Space Telescope, consiste nel realizzare e collocare in orbita attorno alla Terra un grande telescopio che possa acquisire dati senza le interferenze dell’atmosfera del pianeta.

A partire dal 1960, la scienziata crea un vero e proprio network, mettendo in contatto gli ingegneri della NASA con i più importanti astronomi del paese. L’idea di un telescopio ottico nello spazio è vecchia di decenni, ma diventerà realtà solo grazie all’impegno e alla perseveranza della scienziata. Il Congresso finanzia il progetto nei primi anni Settanta, ma a causa di numerosi intoppi, sia di natura politica che tecnica – culminati con l’esplosione dello Space Shuttle Challenger nel 1986 – il lancio sarà rinviato più volte. Il telescopio orbitante, chiamato Hubble in onore del grande astronomo americano Edwin Hubble, entrerà definitivamente in funzione nell’aprile del 1990.

A partire dalla fine degli anni Novanta, ormai in pensione, Roman attraversa gli Stati Uniti in lungo e in largo per tenere speciali lezioni su astronomia e ricerca spaziale nelle scuole elementari. Si rivolge soprattutto alle ragazze, uno dei suoi obiettivi è infatti quello di ispirarle e far capire loro che non hanno nulla in meno rispetto ai coetanei maschi.

Sei una bambina e sogni di diventare una grande astronoma? Niente e nessuno potrà impedirti di riuscirci. Inizia a osservare il cielo stellato, il resto verrà da sé. Proprio come ha fatto Nancy Roman.

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Simone Petralia
Giornalista freelance. Amo attraversare generi, discipline e ambiti del pensiero – dalla scienza alla fantascienza, dalla paleontologia ai gender studies, dalla cartografia all’ermeneutica – alla ricerca di punti di contatto e contaminazioni. Ho scritto e scrivo per Vice Italia, Scienza in Rete, Micron e altre testate. Per OggiScienza curo Ipazia, rubrica in cui affronto il tema dell'uguaglianza di genere in ambito scientifico attraverso le storie di scienziate del passato e del presente.

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