giovedì, Marzo 21, 2019
ricerca

Apnea notturna: toglie il fiato, i ricordi e manda in depressione

Lottare per non perdere il respiro e con esso anche i ricordi. È quel che accade a chi soffre di apnea notturna, che rende più vulnerabili alla depressione.

L’apnea notturna toglie il fiato, ma anche i ricordi. E chi ne soffre rischia più della media di soffrire di depressione. A svelarlo è una ricerca pubblicata sul Journal of the International Neuropsychological Society dell’ateneo di Cambridge e condotto dall’australiana RMIT University di Melbourne, la quale ha esaminato come ciò colpisca la memoria autobiografica. Lo confermano soggetti dalla malattia non curata, poiché mostrano problemi nel ricordare specifici dettagli della loro vita.

Crediti immagine: Pixabay

Si stima che l’apnea ostruttiva del sonno (AOS) colpisca più di 936 milioni di persone in tutto il mondo. È una condizione grave che si verifica quando il respiro viene interrotto durante il sonno: i muscoli delle vie aeree superiori collassano, bloccando le vie aeree al di sopra della laringe per un tempo compreso tra i 10 secondi e 1 minuto.

Al che il cervello, registrando la mancanza di respiro o una diminuzione dei livelli di ossigeno, invia un piccolo segnale di sveglia. Il dormiente quindi si scuote leggermente, apre le vie respiratorie superiori (sbuffando e ansimando) per tornare a dormire quasi immediatamente. Uno schema, questo, che può ripetersi centinaia di volte per notte, portando a un sonno frammentato.

È noto che le persone con AOS soffrano di problemi di memoria e abbiano anche tassi più alti di depressione, ma non è ben chiaro come questi problemi siano collegati allo sviluppo della malattia.

“Il nostro studio suggerisce che l’apnea del sonno possa compromettere la capacità del cervello di codificare o consolidare certi tipi di ricordi della vita, il che rende difficile per le persone ricordare i dettagli del passato. La ricerca si basa sui collegamenti noti tra depressione e memoria” spiega il ricercatore capo Melinda Jackson.

“L’AOS è sempre più comune, colpisce fino al 30% degli anziani e circa un australiano su quattro di età superiore a 30 anni. L’apnea notturna è anche un importante fattore di rischio per la depressione, quindi se possiamo capire meglio i meccanismi neurobiologici al lavoro, abbiamo la possibilità di migliorare la salute mentale di milioni di persone”, aggiunge.

Lo studio sulla memoria

Lo studio ha confrontato 44 adulti con AOS non trattato con 44 soggetti sani, valutando la loro capacità di richiamare alla memoria diversi tipi di ricordi autobiografici (infanzia, prima età adulta e vita recente). I risultati hanno mostrato che le persone con AOS avevano ricordi significativamente troppo generici: ben il 52,3% rispetto al 18,9% del gruppo di controllo.

Lo studio ha anche esaminato il ricordo della memoria semantica (fatti e concetti tratti dalla storia personale, come i nomi degli insegnanti di scuola) e la memoria episodica (eventi o episodi, come il primo giorno di scuola superiore). Se le persone con AOS avevano faticato con la memoria semantica, la loro memoria episodica era invece stata preservata. Ciò è probabilmente correlato ai loro modelli di sonno frammentato, poiché la ricerca ha dimostrato che un buon sonno è essenziale per il consolidamento della memoria autobiografica semantica.

In entrambi i gruppi, essere più anziani era associato all’avere un numero più elevato di ricordi autobiografici troppo generici, mentre un maggior grado di depressione era legato ad avere una memoria semantica peggiore.

Cosa ci dicono le scansioni

Secondo la dott.ssa Jackson, Vice-Chancellor’s Senior Research Fellow della RMIT School of Biomedical and Health Sciences, i risultati mostrano la necessità di ulteriori studi per comprendere meglio il ruolo dell’AOS non curato sull’elaborazione della memoria: “Le scansioni cerebrali di persone con apnea notturna mostrano che una significativa perdita di materia grigia nelle regioni che si sovrappongono alla rete di memoria autobiografica. Abbiamo bisogno di vedere se c’è un meccanismo neurobiologico condiviso al lavoro – ovvero, la disfunzione di questa rete porta sia a depressione che a problemi di memoria nelle persone con apnea notturna?”.

L’uso di macchine CPAP (ventilazione meccanica a pressione positiva continua) per il trattamento dell’AOS ha dimostrato di migliorare alcuni dei deficit cognitivi legati alla condizione. Ma “un importante prossimo passo sarà quello di determinare se il trattamento efficace dell’apnea notturna possa anche aiutare a contrastare alcuni di questi problemi di memoria o persino ripristinare i ricordi che sono andati persi”, conclude Jackson.


Segui Giovanni De Benedictis su Twitter

Leggi anche: Depressione e infarto: un legame importante da considerare

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.

1 Commento

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: