giovedì, Marzo 21, 2019
ricerca

Inquinamento: c’è un modo per far rientrare Milano nei limiti.

Una ricerca di Cittadini per l'Aria mostra che, se si vietasse la circolazione a tutti i veicoli diesel fino agli Euro 5 inclusi, il 95% del territorio milanese rispetterebbe il valore limite relativo alla concentrazione media annuale di NO2.

Crediti immagine: Pixabay

I dati lo confermano: l’Area B, la zona a traffico limitato milanese con divieto di accesso e circolazione per alcune tipologie di veicoli, può funzionare davvero. Anche una zona enormemente inquinata come quella milanese, maglia nera in Europa, può rientrare già a partire dal 2022 nei limiti fissati per la sicurezza della salute dei cittadini. Lo ha messo nero su bianco l’ultimo rapporto di Cittadini per l’Aria Onlus dal titolo “Effettuazione di simulazioni relative a scenari di riduzione dei veicoli diesel nella città di Milano” realizzato da ARIANET per l’associazione, grazie al sostegno di ClientEarth.

Se si vietasse la circolazione a tutti i veicoli diesel fino agli Euro 5 inclusi, il 95% del territorio milanese rispetterebbe il valore limite relativo alla concentrazione media annuale di NO2 di 40 μg/m3. Valore che, nel 2017, è stato rispettato solo in un quarto dell’intero territorio comunale. Il 74% delle emissioni di ossidi di azoto a Milano derivano infatti dal trasporto su strada e i veicoli diesel sono responsabili del 93% di questo tipo di emissioni.

I paletti imposti da Area B sono il divieto di accesso e circolazione dinamica per i veicoli che trasportano Esplosivi “in colli” tipo EX II – EX III dal lunedì alla domenica dalle ore 00.00 alle ore 24.00, per quelli con lunghezza superiore a 12 metri nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì dalle ore 07.30 alle ore 19.30, e per i veicoli individuati sulla base delle proprie prestazioni ambientali nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì dalle ore 07.30 alle ore 19.30.

ARIANET ha stimato l’impatto delle emissioni dei veicoli alimentati a gasolio circolanti nell’area urbana milanese sulle concentrazioni medie annuali di NO2, mediante un complesso sistema modellistico che tiene conto della dispersione degli inquinanti emessi e delle trasformazioni chimiche che avvengono in atmosfera in funzione della meteorologia.

Sono state quindi condotte due simulazioni corrispondenti a due scenari. Il primo detto ex-ante, corrispondente al quadro emissivo all’anno 2017; il secondo, “NO Diesel” immagina di annullare le emissioni derivanti da tutti i veicoli alimentati a gasolio, ad eccezione dei bus di pubblica utilità. Uno scenario chiaramente non realistico, ma che permette di stimare con precisione quali sarebbero i livelli di NO2 nell’area milanese in assenza di emissioni derivanti da veicoli alimentati a gasolio e a quali categorie di veicoli alimentati a gasolio è necessario estendere il divieto alla circolazione all’interno dell’area milanese (intendendo tutto il Comune di Milano) al fine di rientrare nel valore limite relativo alla concentrazione media annuale di 40 μg/m3.

La risposta è presto emersa: limitando la circolazione a tutti i veicoli pre-Euro 4, pre-Euro 5 e pre-Euro 6, si otterrebbe un aumento della fetta di territorio milanese che rispetta finalmente il valore limite: dal 25% (situazione attuale) rispettivamente a circa il 35% (se si limitasse la circolazione dei pre-Euro 4), al 46% (se si arrivasse ai pre-Euro 5), addirittura al 95% se potessero circolare solo veicoli oltre gli Euro 6.

“Nella lotta allo smog, Milano sta raggiungendo i livelli di ambizione delle città europee più all’avanguardia” ha commentato Ugo Taddei, avvocato di ClientEarth responsabile del progetto Clean Air dell’organizzazione europea. “Ma limitarci ai confini della città di Milano non basta: serve da subito uno sforzo a livello regionale.”


Segui Cristina Da Rold su Twitter

Leggi anche: La mappa dell’inquinamento dell’aria più dettagliata di sempre

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

1 Commento

  1. Buongiorno Cristina,
    vero il discorso NO2 però io porrei molta attenzione anche su PM10 e PM 2,5 il cui aumento negli ultimi anni ( Fonti ISPRA e ARPA regionali) è dovuto al proliferare di stufe a Pellet e a Legna sulle quali la Regione dovrebbe intervenire in modo molto più massiccio di quanto non faccia imponendo un registro e controlli analoghi a quelli che vengono richiesti per gli impianti a gas.
    Si dovrebbe poi operare un deciso controllo anche sulla qualità del pellet messo in commercio.
    Cordiali Saluti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: