mercoledì, Novembre 20, 2019
ATTUALITÀIN EVIDENZA

Una mobilitazione globale per il clima

La questione dei cambiamenti climatici è cruciale e deve diventare prioritaria per tutti i governi: questo l'obiettivo delle manifestazioni che si svolgeranno nei prossimi giorni in attesa di quella globale, il 15 marzo.

La marcia per il clima di Melbourne. Foto: Friends of the Earth International, Flickr, CC BY-NC-ND 2.0

«Non voglio che nutriate speranze per il futuro, voglio che siate presi dal panico. Voglio che proviate la stessa paura che provo io ogni giorno, e quindi che agiate», ha detto Greta Thunberg, attivista svedese di appena 16 anni, rivolgendosi ai leader mondiali durante il World Economic Forum, tenutosi a Davos (Svizzera) a fine gennaio. La scorsa estate, Greta Thunberg ha scioperato con lo slogan Skolstrejk för klimatet (“sciopero della scuola per il clima”), per chiedere al governo di rendere prioritaria la questione dei cambiamenti climatici.

Sul suo esempio sono sorti in tutto il mondo movimenti studenteschi di manifestazione per il clima: si chiamano School Strike 4 Climate, Fridays for Future, Youth Strike 4 Climate e si organizzano e diffondono il loro messaggio attraverso i social media. Per il 15 marzo hanno previsto una mobilitazione mondiale.

Da Greta Thunberg, lo sciopero a macchia d’olio

L’attivista svedese ha iniziato la sua protesta in agosto e l’ha continuata quotidianamente fino a settembre, quando si sono tenute le elezioni generali svedesi. Da allora, ha continuato a scioperare ogni venerdì occupando la scalinata del Parlamento svedese per chiedere al governo azioni concrete per ridurre le emissioni di gas serra così da contenere il riscaldamento globale entro i 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, come previsto dall’accordo di Parigi. Nell’arco di sei mesi, la sua iniziativa è diventata globale: scioperi scolastici, sit-in, incontri in piazza sono organizzati o sono in fase di svolgimento in decine di Paesi, in attesa della grande manifestazione prevista per il 15 marzo.

Come riporta il Guardian, la velocità con cui queste iniziative prendono vita è tale da rendere difficile tenersi al passo, e un attivista ha creato una mappa Google degli eventi, mentre un’altra è curata dal gruppo Fridays for Future.

In Australia, uno dei primi Paesi a mobilitarsi, gli striker chiedono che il loro governo abbandoni l’utilizzo di fonti energetiche fossili per passare a quelle rinnovabili, oltre a un’azione politica immediata per fermare i lavori della miniera di carbone della multinazionale indiana Adani, una delle più grandi al mondo e la cui costruzione minaccia anche la barriera corallina. Scott Morrison, primo ministro australiano, ha condannato le manifestazioni affermando di volere “più apprendimento e meno attivismo nelle scuole”. Anche il ministro dell’educazione del Nuovo Galles del Sud ha recentemente criticato le mobilitazioni, affermando che i ragazzi dovrebbero stare a scuola e minacciando sanzioni per gli insegnanti che si sono uniti alla protesta. “Le sue affermazioni sono da museo”, ha risposto con un tweet Greta Thunberg.

In Belgio, la ministra dell’ambiente del governo fiammingo ha suscitato un’ondata di critiche per aver affermato di aver avuto le prove dal servizio di sicurezza nazionale che le manifestazioni (che nel Paese hanno visto partecipare migliaia di studenti) fossero una montatura e “qualcosa di più di un movimento spontaneo per il nostro clima”; smentita dalla sicurezza di Stato, ha dovuto dimettersi.

Al movimento degli studenti si sono uniti in maniera trasversale anche genitori e insegnati. In diverse parti del mondo, scienziati e accademici hanno mostrato il loro sostegno con lettere aperte, firmate da centinaia di esponenti del mondo universitario australiano, belgainglese e dei Paesi Bassi.

I Fridays for Future-Italia

Anche in Italia, gli studenti di diverse città si sono mobilitati sulla scia di Greta Thunberg. In attesa della manifestazione globale del 15 marzo, il movimento Fridays for Future-Italy organizza diversi eventi locali, lavorando soprattutto attraverso i social media, anche se recentemente è stato creato anche il loro sito ufficiale. Chiede al governo la transizione immediata dall’uso delle energie fossili a quelle rinnovabili in modo da dimezzare le emissioni entro il 2030 e azzerarle entro il 2050, necessità evidenziata anche dal rapporto speciale dell’IPCC sugli impatti del riscaldamento globale 1,5 gradi sopra i livelli pre-industriali (disponibile online qui).

Inoltre, il movimento Fridays for Future-Italy chiede una maggior risolutezza politica da parte del governo sul cambio di rotta e la valorizzazione della conoscenza scientifica sui cambiamenti climatici. Un punto, quest’ultimo, nient’affatto scontato se si considera la diffusione delle posizioni “negazioniste”, condivise anche da molti politici.

Il movimento, non violento e apartitico, organizza diverse iniziative. Ad esempio a Milano, oltre ai raduni del venerdì in Piazza della Scala, è stata organizzata l’iniziativa “Runners for Future” (qui la pagina Facebook), e a Genova, all’appuntamento fisso del venerdì si aggiunge il “Tea time” (qui l’evento). Per informarsi su quelle della propria città, si possono cercare le relative pagine Facebook, Instagram o Twitter.

A manifestare il proprio sostegno all’iniziativa vi è il meteorologo e divulgatore Luca Mercalli, che in un video invita tutti a partecipare alla manifestazione del 15 marzo. Ma anche molte associazioni hanno mostrato il loro appoggio; tra queste, Greenpeace Italia, Federconsumatori e Legambiente.

«Sono molto favorevolmente impressionato e convinto che obiettivamente nella situazione che abbiamo oggi, a livello anche di negoziato internazionale, ci si debba muovere dal basso. Non basta modificare il proprio stile di vita, bisogna prendere davvero coscienza del problema e portarlo a livello parlamentare, spingendo sui propri leader politici; per fare questo, un’iniziativa dei giovani potrebbe essere fondamentale. Purtroppo infatti il problema è estremamente complesso e vi sono degli interessi enormi in gioco, e non sono certo molti i leader politici che fanno una vera politica ambientale», commenta Antonello Pasini, fisico del clima e ricercatore all’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, e autore del blog “Il Kyoto fisso” su Le Scienze.

Concorda Stefano Caserini, ingegnere ambientale e docente al Politecnico di Milano, nonché coordinatore del comitato scientifico del sito Climalteranti, sul quale è stata recentemente pubblicata una lettera aperta di sostegno al movimento. «È necessaria una forte volontà popolare per spingere la politica a intraprendere azioni decise di contrasto concreto ai cambiamenti climatici; speriamo che quella del 15 marzo sia una grande manifestazione e che serva a porre all’attenzione anche del governo la necessità di muoversi in questa direzione».


Leggi anche: Stratwarming: l’improvviso riscaldamento della stratosfera polare

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

2 Commenti

  1. Io mi chiedo solo come loro prétendano che le cose cambino da un momento all’altro. C’è un grande business dietro tutto, se le cose fossero così facili come pensano questi studenti, non sarebbero già state attuate? Ci sono grandi interessi dietro, ma nessuno considera che verrebbe completamente stravolto il sistema economico. Il cambiamento può avvenire solo lentamente, e il primo à volerlo non deve essere il governo, ma il cittadino. Troppo facile addossare sempre al governo la colpa di tutto. Lessi da qualche parte che l’allevamento intensivo è una delle principali cause di disastro ambientale, però a nessuno puoi togliere la carne anche solo per un giorno. Lessi pure che in Brasile numerose sono le deforestazioni per coltivare a soia, usata per sfamare i maiali in Cina(ma l’argomento può essere esteso a qualsiasi forma di allevamento intensivo in qualsiasi paese), e sappiamo quanto questo sia dannoso. Credo che a nessuno piaccia vedere le foreste distrutte, l’aria inquinata e tutto il resto, ma è anche vero che nessuno è disposto a rinunciare alle proprie comodità e quindi cerca qualcuno a cui addossare tutta la responsabilità, ovvero questo fantomatico “governo” .
    Vedo gente gettare roba à terra perché non c’è una spazzatura vicino, gente che accende tutto il giorno i riscaldamenti perché mettere una giacchetta è troppo difficile, gente che per due metri usa la macchina, che non ricicla niente, che spreca l’acqua, eppure fin da piccoli ci viene detto quanto tutto questo sia sbagliato. Forse come dice Greta si parla troppo poco di ambiente, che magari l’interesse generale è rivolto alle partite di calcio, a Facebook e altro perché il problema dell’ambiente è sottovalutato dal “governo” che non fa abbastanza per far sapere quanto ciò sia grave, ma mi chiedo : se ne parla poco, ma se ne parla. Tutti sappiamo almeno cos’è, però nessuno che cerchi di saperne di più da solo o di impegnarsi nei piccoli gesti quotidiani. Chi è il vero colpevole di tutto ciò?

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: