domenica, Agosto 25, 2019
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Dieta BARF, si o no?

Molti scelgono per i propri animali domestici una dieta a base di carne cruda, ossa e interiora, cucinata in casa oppure commerciale. Ma la maggior parte dei benefici per la salute resta non provata e bisogna stare attenti al rischio di contaminazioni.

 

Nutrire il proprio animale domestico con una dieta a base di cibo crudo, ossa e interiora ha benefici per la sua salute rispetto al cibo secco o umido “commerciale”? Se lo chiedete all’American College of Veterinary Nutrition (ACVN), che ha una policy dedicata, la risposta è no. I minimi benefici legati alla salute intestinale non sono sufficienti per giustificare un passaggio a questa dieta o a bilanciare i potenziali rischi per la salute che può comportare per gli animali stessi e per gli altri membri della famiglia dal punto di vista della contaminazione.

Ma facciamo un passo indietro: la dieta a base di carne cruda, spesso chiamata con il nome inglese raw – o BARF, acronimo per Biologically Appropriate Raw Food – negli ultimi anni è diventata sempre più popolare. Può comprendere, sia se preparata in casa che acquistata in negozio, carne cruda, frattaglie, l’occasionale osso e una parte vegetale (che “sostituisce” il contenuto vegetale dello stomaco di una preda). I preparati commerciali possono essere integrati per migliorarne il profilo nutrizionale.

Chi cambia la dieta dei propri cani da crocchette e cibo umido a una dieta raw lo fa con le migliori intenzioni: l’obiettivo è scegliere un’alimentazione più sana, naturale e vicina alle necessità “evolutive” dell’animale, che fornisca al cane tutti i nutrienti dei quali ha bisogno in quanto non vengono distrutti con la cottura. I cani ne guadagnerebbero in pelo più folto e bello, migliore stato di salute generale, denti e gengive più sani, vita più lunga, minor rischio di obesità e tumori.

Eppure, scrive ACVN, “non esistono studi che abbiano esaminato le differenze tra gli animali che mangiano prodotti animali crudi e quelli che seguono un qualsiasi altro tipo di dieta (crocchette, scatolette o cucinata a casa) se non dal punto di vista della digestione […] a oggi, la maggioranza dei benefici dichiarati di una dieta raw resta non provata, mentre i rischi e le conseguenze sono stati documentati”. Per il cibo BARF non è prevista alcuna cottura o lavorazione – come il passaggio attraverso gli estrusori ad alta temperatura che sterilizza il cibo tradizionale prima del confezionamento.

Il punto di vista nutrizionale

La visione della dieta BARF avvicina le esigenze di un cane a quelle di un lupo, mentre l’equivalente gatto-tigre non ha preso piede con la stessa intensità, forse anche perché molti lasciano i propri gatti liberi di predare (considerando così soddisfatte le loro necessità, con tristi conseguenze per la fauna selvatica) e non sono a conoscenza di tutto ciò che mangiano quando fuori dalle mura di casa. Le esigenze alimentari delle due specie sono comunque diverse; i gatti sono carnivori obbligati e hanno bisogno di assumere più proteine per il giusto apporto di nutrienti come la taurina.

Ma c’è anche un altro fattore. “Se propongo la dieta BARF a un cane che mangia crocchette, in genere sarà contento del cambiamento. Nel caso del gatto non è così”, spiega a OggiScienza Giacomo Biagi, Professore associato presso il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna. “Il gatto abituato a un’alimentazione industriale, in genere, rifiuterà la nuova dieta. Chi prova a modificare l’alimentazione del proprio gatto in questo senso tende a desistere perché il gatto la rifiuta. Il che è curioso, essendo un carnivoro con un istinto predatorio più forte del cane”.

La carne cruda è leggermente più digeribile di quella cotta ma porta con sé il rischio di contaminazione da parte di batteri e parassiti oltre a carenze nutrizionali. La possibilità di non fornire al proprio cane tutti i nutrienti dei quali ha bisogno si presenta sia con le diete crude commerciali che per quelle preparate a casa; per questo gli esperti sconsigliano il fai-da-te (questo vale anche per chi nutre i propri animali con gli “avanzi” dei suoi pasti, come si faceva una volta) e invitano a elaborare la dieta homemade – cruda e non – con l’aiuto del proprio veterinario.

“Le diete a base di carne cruda molto spesso sono nutrizionalmente sbilanciate e/o incomplete”, spiega Biagi. “La BARF che compriamo in negozio è un mix di carni, organi, verdure e ossa macinate ma non c’è l’attenzione al bilanciamento dei nutrienti che c’è nella crocchetta. Il messaggio associato a queste diete è che se in natura gli animali stanno bene mangiando prede, riproducendo la situazione a casa otterrò lo stesso risultato e non dovrò preoccuparmi di altri nutrienti. Intanto l’animale in natura mangia la preda intera, cosa che in una dieta cruda – fatta in casa o commerciale – non succede. Inoltre, per quanto si possa preferire il ‘naturale’ all’industriale, ciò che accade in natura non è categoricamente sempre meglio: di fatto, con questo approccio, dovremmo smettere di prenderci cura dei nostri animali lasciando che la natura faccia il suo corso anche in caso di malattia?”.

La sicurezza alimentare

I CDC, l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti, non entrano troppo nel merito della questione nutrizionale ma non raccomandano il passaggio a una dieta cruda per via dei rischi legati alle contaminazioni. A chi comunque sceglie di nutrire il proprio cane in questo modo, indicano di lavare molto bene le mani con acqua e sapone dopo aver maneggiato il cibo crudo, oltre a disinfettare le superfici con le quali è entrato a contatto come banconi della cucina, microonde, frigorifero e utensili.

L’aspetto della contaminazione è quello menzionato più spesso nello sconsigliare le diete crude, soprattutto da quando ci si è posti il problema per i cani da servizio come la pet therapy: è una buona idea che mangino cibo non cucinato potenzialmente contaminato, se durante il loro lavoro entrano in contatto con persone a rischio come anziani, donne incinte, bambini piccoli e pazienti con un sistema immunitario debole? L’ultimo studio che ha indagato il livello di contaminazione è stato pubblicato su Veterinary Record. Le conclusioni sono in linea con quanto già trovato dalle ricerche che hanno analizzato prodotti BARF di marchi commerciali: molti contengono alti livelli di batteri.

“Cani e gatti che mangiano una dieta cruda sono più a rischio di contrarre infezioni da batteri antibiotico-resistenti rispetto agli animali che seguono diete convenzionali, il che può comportare un rischio serio sia per la salute animale che quella pubblica” aggiungeva uno studio del 2018 guidato dal veterinario Paul A. M. Overgaauw dell’Università di Utrecht, quando i ricercatori hanno identificato nel cibo crudo anche il parassita Toxoplasma gondii, responsabile della toxoplasmosi.

“Tra le caratteristiche critiche della dieta BARF c’è la stessa carne cruda, potenziale fonte di microrganismi patogeni o parassiti. Da un lato contamino l’ambiente con batteri pericolosi, con un potenziale rischio a livello ambientale per l’animale e le persone; negli USA alcune cliniche non permettono ai cani che mangiano cibo crudo di entrare in specifiche zone con pazienti e i cani che fanno pet therapy non possono essere nutriti con alimenti crudi. Anche nel caso non ci siano conseguenze immediate per la salute del cane, quando i patogeni vengono espulsi con le feci sono ancora vitali”, conferma Biagi.

Bisogna poi distinguere tra carne e carne: il suino crudo, ad esempio, è un no categorico e può rivelarsi molto pericoloso, a causa della possibile presenza del virus di Aujeszky, responsabile della pseudorabbia di cani e gatti, una malattia dall’esito sempre letale

Anche le ossa possono causare problemi di salute. “L’incidente può succedere: un dente che si frattura, il pezzo d’osso che si ferma nell’esofago e crea qualche lesione. Inoltre, negli animali più anziani, molte ossa nella dieta possono predisporre a costipazione intestinale”. Cosa dire poi della possibilità di integrare queste diete con integratori commerciali? “Nel momento in cui uso le ossa – che contengono calcio, fosforo e magnesio – e gli organi interni – come il fegato ricco di vitamina A – la necessità di usare integratori scende rispetto alla dieta casalinga tradizionale. Al contempo non è detto che scompaia e spesso chi nutre il proprio cane con dieta BARF non ne è consapevole. I nutrienti sono tanti e a volte si sottovaluta l’importanza di verificare che la dieta scelta per il proprio cane contenga tutto; se scelgo le crocchette, al contrario, ho garanzia che non manchi nulla e integrare sarebbe scorretto”.

Cambiare dieta ha senso?

Un altro elemento legato alle ossa è che “si può discutere rispetto al fatto di darle a cani con dentizione ben diversa da quella del lupo”, prosegue Biagi. Chi sceglie la dieta BARF ne fa anche un discorso etologico, parlando della felicità del cane nel poter masticare carne e ossa polpose, “parla dell’osso come di un particolare momento di benessere e soddisfazione. Ma una cosa è dargli un significato nutrizionale all’interno della dieta, un’altra ben diversa è attribuirgliene uno etologico”.

L’approccio di fronte alla scelta di come nutrire i propri animali dovrebbe sempre essere scientifico, dal punto di vista nutrizionale e igienico. “Non bisogna lasciar indietro la scienza per seguire una moda e non lo dico in senso dispregiativo: ci sono milioni di cani che mangiano BARF e non ci sono morie per cause infettive o legate all’ingestione di ossa, ma è bene che il proprietario sia consapevole delle criticità, senza allarmismo. Va ribadito che l’approccio è poco scientifico: tornare a mangiare quello che il lupo mangiava in natura fa un po’ sorridere se parliamo della dieta di un carlino o di un chihuahua. Il cane ha capacità digestive diverse dal lupo. Ad esempio può digerire l’amido, quasi sempre senza difficoltà salvo rare eccezioni tra razze nordiche o cani come i lupi cecoslovacchi”.

Parlare di alimentazione naturale, paragoni con il lupo, evoluzione e non di selezione perde via via di senso se ci allarghiamo ancora alle razze oggi più apprezzate, come bulldog francesi, inglesi e boston terrier, nelle quali oltre l’80% delle cucciolate necessita di taglio cesareo per nascere.

Come dice l’ACVN, la maggior parte degli studi si concentra sull’aspetto intestinale della dieta nonostante non sia chiaro se e come la maggior digeribilità si traduca in altri benefici per la salute dei cani. Un breve studio del 2017 ha confrontato la dieta cruda con quella a base di crocchette su otto cani per un mese; gli autori hanno concluso che la dieta modifica la comunità microbica delle feci e che quella BARF porta a una crescita più bilanciata delle comunità batteriche e a una modifica positiva nelle funzioni intestinali.

La letteratura scientifica su questo tipo di dieta non è ampia. “Chi sceglie la dieta BARF non lo fa secondo la poca letteratura pubblicata, che mostra solo come il microbiota intestinale diventi leggermente più variegato con la carne cruda, ma seguendo principi più ‘filosofici’ che scientifici. Si tratta di scegliere tra il ‘naturale’ e l’industriale”, ribadisce Biagi, “ad esempio rifiutando di includere l’amido nella dieta. Non ci sono controindicazioni nell’eliminarlo, ma nemmeno motivi per non inserirlo. Cani e gatti possono vivere senza, ma toglierlo significa aumentare molto i costi perché è una fonte di energia a basso costo”.

I costi da sostenere per nutrire il proprio cane con diete di questo tipo sono un aspetto spesso dimenticato, ma fondamentale. E volerle portare avanti risparmiando è un controsenso, oltre che un modo per rischiare problemi nutrizionali nel proprio animale. I proprietari devono esserne consapevoli ed è il caso dei cani nutriti a polli interi cui sono stati tolti il petto e le ali, lasciando più ossa che carne. “È un discorso prettamente economico: nutrire con BARF un cane di 30-35 chilogrammi è costoso e capita che i proprietari cerchino tagli economici, finendo però con quelli che sono più che altro avanzi. Se togliamo il muscolo e lasciamo una grossa parte di ossa, l’equilibrio è decisamente diverso”, dice Biagi.

“Se c’è una situazione in cui abbandonare la dieta commerciale per una casalinga può avere senso è quella di animali intolleranti o allergici agli ingredienti contenuti in alimenti commerciali, o agli alimenti commerciali in toto. Parliamo di cani con dermatiti allergiche o enteropatie e il passaggio a cibo cucinato a casa può portare a dei benefici, ma in questo caso i benefici non dipendono in alcun modo dal fatto che la carne sia cruda, cotta o soltanto scottata”.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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Eleonora Degano

Eleonora Degano

Giornalista, editor, traduttrice freelance
Biologa di formazione, oggi mi occupo di comunicazione in materia di animali e ambiente. Faccio parte della redazione del magazine OggiScienza come editor, scrivo e traduco soprattutto per National Geographic Italia e l'agenzia LEAP di Londra. Nel 2017 è uscito per Mondadori Università il mio libro Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie.