lunedì, Giugno 17, 2019
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Il ruolo del clitoride: lo studio nei delfini

Tutte le femmine di mammifero hanno il clitoride, ma solo nella nostra specie struttura e morfologia sono state studiate estensivamente. Anche per i cetacei ha un ruolo nel piacere durante l'accoppiamento?

Due tursiopi, madre e figlio, fotografati in Israele. Immagine di Faraj, Wikimedia Commons CC BY-SA 3.0

I delfini sono tra gli animali più spesso protagonisti della ricerca, soprattutto di quella etologica, per le loro capacità cognitive e il linguaggio complesso, che hanno portato gli scienziati a indagarne ad esempio la comunicazione o la capacità di comprendere la morte e sperimentare un senso di lutto. C’è però un aspetto di questi cetacei rimasto a lungo negletto: la morfologia dell’apparato riproduttore femminile. Più precisamente, del (o della) clitoride, un organo presente in tutte le femmine di mammifero, ma la cui struttura e morfologia funzionale sono poco studiate nelle specie non umane.

Le ricercatrici Dara Orbach e Patricia Brennan del Mount Holyoke College hanno presentato sabato, durante l’Experimental Biology meeting 2019, i risultati del primo studio sulla morfologia e micro-anatomia del clitoride nel delfino dal naso a bottiglia o tursiope (Tursiops truncatus), fornendo così un riferimento per gli studi comparativi con altre specie in cui è nota la capacità di provare piacere durante l’accoppiamento.

Studiare l’apparato riproduttore nelle altre specie

Le ricercatrici hanno analizzato i corpi di undici delfini di diverse età (sia cucciole che adulte) morte per cause naturali e ne hanno raccolto i campioni per lo studio del clitoride. Di questi campioni, alcuni sono sottoposti a dissezione per l’analisi della morfologica, altri sono stati studiati con tecniche di tomografia computerizzata che ne hanno permesso la ricostruzione tridimensionale; altri ancora, infine, sono stati impiegati per l’analisi istologica. I risultati degli esami post-mortem hanno rivelato che le femmine di tursiope presentano un clitoride largo e ben sviluppato con una consistente presenza di tessuto erettile che si estende dal prepuzio clitorideo (un lembo di pelle che ricopre il clitoride quando non è eretto) fino alla base dell’organo.

La pelle sottostante il prepuzio clitorideo è ricca di nervi che ne suggeriscono la sensibilità e il potenziale di provare piacere durante la copula, come avviene nella nostra specie. Inoltre, nel delfino come nelle donne, la pelle intorno al prepuzio clitorideo è sottile e ripiegata, suggerendo che il clitoride possa espandersi in risposta alla stimolazione.

A differenza di quanto si osserva nella nostra specie, però, il clitoride dei delfini è localizzato all’apertura della vagina, per cui si trova a contatto con il pene durante l’accoppiamento, nel quale è quindi possibile che sia stimolato direttamente. Inoltre, le ricercatrici non hanno trovato nel delfino i bulbi vestibolari, i due organi di tessuto erettile che nelle donne circondano l’apertura vaginale contribuendo all’orgasmo.

Le ricercatrici hanno anche evidenziato come non vi sia differenza nella forma e nel volume relativo del clitoride delle tursiopi adulte e dei cucciole, a parte la crescita allometrica, ossia quella relativa che avviene rispetto al resto del corpo. Ciò indica che, nei delfini, il clitoride va incontro solo a poche modifiche durante lo sviluppo dell’animale.

L’evoluzione degli organi riproduttori

Gli studi sulla riproduzione dei delfini si sono concentrati prevalentemente sul pene, perché più accessibile. Orbach, che si occupa da anni della riproduzione dei cetacei, ha invece condotto diversi lavori sull’apparato riproduttore femminile, oltre che sull’interazione dei genitali nei mammiferi marini, anche allo scopo di comprendere come l’evoluzione abbia portato allo sviluppo delle forme attuali degli organi riproduttori. «Si conosce molto poco dell’apparato riproduttore femminile della maggior parte degli animali selvatici», commenta Orbach in un comunicato. «La nostra ricerca fornisce un quadro per gli studi comparativi, così da poter esplorare altre funzioni del sesso che potrebbero non essere una prerogativa esclusivamente umana».

I delfini si accoppiano durante tutto l’anno, anche nei periodi in cui la femmina non è fertile; in altre specie di mammiferi in cui si osserva questo comportamento, come nei bonobi e negli umani, è noto che il rapporto sessuale è piacevole per le femmine, spesso attraverso la stimolazione del clitoride.

«Le nostre osservazioni sull’anatomia del clitoride del tursiope suggeriscono che sia funzionale, ma sono necessarie ulteriori ricerche, come analisi fisiologiche ed etologiche, per capire se la femmina di tursiope provi piacere durante l’accoppiamento».

Al di là della possibilità di provare piacere, altri studi hanno mostrato che l’accoppiamento ha un ruolo importante di legame sociale negli animali. In una precedente intervista, Orbach ha spiegato che le diverse specie di cetacei sembrano accoppiarsi in posizioni differenti (ad esempio, i tursiopi adottano una “formazione a T” nella quale in maschio incrocia la femmina a metà del corpo) e, guardando all’allineamento dei genitali, è possibile dire che determinate posizioni possono avere un maggior successo per la fecondazione rispetto ad altre, il cui ruolo è meno chiaro.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

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