mercoledì, Agosto 21, 2019
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Allergia ai pollini: cos’è e come affrontarla

Per quasi un italiano su cinque tra primavera ed estate è in arrivo il periodo peggiore dell'anno. Quello delle allergie.

In alcune persone i sintomi tendono a diminuire con il passare degli anni, mentre per altre sarebbe complicato cavarsela senza un adeguato trattamento farmacologico (Fotografia: Pixabay)

Se le giornate di sole e l’aumento delle temperature invogliano sempre più a trascorrere tempo all’aperto, non per tutti la primavera e l’estate sono stagioni piacevoli: per chi soffre di allergia ai pollini, rischiano di essere esattamente il contrario.

Le allergie sono il risultato di una risposta ipersensibile del sistema immunitario nei confronti di agenti estranei, gli allergeni. Questi ultimi possono essere sostanze molto diverse tra loro: pollini, polvere, spore, muffe, acari, insetti, ma anche alcuni tipi di cibo o altre materiali. L’esposizione a questi agenti provoca la produzione di anticorpi specifici, detti immunoglobuline E (IgE).

Le allergie si manifestano in modi differenti a seconda che l’allergene sia ingerito, respirato o ci sia contatto diretto. In particolare, nel caso del polline, viene interessato l’apparato respiratorio: le IgE prodotte dall’organismo si legano alla superficie di un certo tipo di cellule del sistema respiratorio, provocando il rilascio di sostanze irritanti – come le istamine – che determinano un’infiammazione dei tessuti dermici e le mucose. Il ciclo delle piante che producono e rilasciano il polline nell’ambiente riflette la stagionalità e la ricorrenza nel corso dell’anno dell’allergia.

Di solito, i pollini più allergenici sono quelli prodotti da piante arboree o da piante erbacee e selvatiche. Queste ultime, infatti, sono prive di fiori e non si affidano agli insetti per l’impollinazione, ma al vento. È necessario, per raggiungere il loro scopo, che il polline prodotto sia molto abbondante, di dimensioni ridotte, in grado di rimanere sospeso in aria per lunghi periodi di tempo e per tragitti anche di qualche centinaio di chilometri.

Le allergie si posizionano ai primi posti come malattie croniche, in termini di effetti sulla popolazione. Questo a causa dell’elevata prevalenza – ovvero, in medicina, il numero degli eventi verificatisi in una determinata popolazione durante un certo periodo -, dell’impatto sulla qualità della vita e sul rendimento lavorativo e scolastico, del costo economico e della sua associazione con l’asma e con altre patologie come la sinusite e la congiuntivite.

La prevalenza, secondo i dati dell’OMS, è tra il 10 e il 40% della popolazione, a seconda delle regioni e dei periodi dell’anno. Se negli Stati Uniti risultano coinvolti tra i 40 e i 50 milioni di persone, in Europa diverse società scientifiche e associazioni dei malati stimano una prevalenze delle riniti allergiche del 10-20%, a seconda delle zone e delle stagioni, con un trend che sembra essere in crescita negli ultimi anni. Secondo la società britannica per le allergie una persona su quattro vi è soggetta, per quella svizzera i dati di prevalenza si aggirano sul 20% di allergici ai pollini. Anche in Italia i dati si attestano tra il 10 e il 20% della popolazione, secondo quanto contenuto nel progetto ARIA (iniziativa voluta dall’OMS per diffondere nelle farmacie e tra il pubblico informazioni sulle riniti allergiche, sull’asma e sui loro trattamenti).

Quali sono i sintomi

Se normalmente il rilascio dei pollini e la loro migrazione non hanno conseguenze, nelle persone allergiche causano riniti allergiche, anche chiamate raffreddore da fieno, e in casi più gravi può dare luogo ad attacchi d’asma. In base al periodo di comparsa dei sintomi, in Italia si distinguono allergie ai pollini:

  • precoci, pre-primaverili: correlate alla presenza di piante con fioritura da dicembre a maggio e alle pollinosi emergenti;
  • primaverili-estive: le più frequenti, da sensibilizzazioni verso piante con fioritura tra aprile e settembre;
  • estivo-autunnali: più rare, provocate da piante con fioritura nei mesi di agosto e settembre.

L’esordio, l’intensità e la durata dei sintomi di queste allergie dipendono da come variano le concentrazioni dei pollini presenti nell’atmosfera. Le problematiche a carico degli occhi si associano di solito ai sintomi nasali, ma possono anche presentarsi singolarmente. I sintomi, poi, possono scomparire rapidamente in modo improvviso, come si sono presentati, ma talvolta persistono per tutto il tempo in cui si è esposti agli allergeni.

L’allergia ai pollini si presenta con un complesso di sintomi clinici oculari, nasali e bronchiali. A carico degli occhi (congiuntivite allergica) si può avere una lacrimazione abbondante – a volte irritante -, prurito alle congiuntive, che appaiono arrossate, fotofobia. A livello nasale l’allergia si manifesta con starnuti ripetuti, prurito del naso o del palato, congestione – con sensazione di naso chiuso – e conseguente riduzione dell’olfatto, secrezioni abbondanti e di colore chiaro. Si può avere poi difficoltà respiratoria, associata a un senso di costrizione toracica, tosse secca, sibili inspiratori, crisi di tipo asmatico. Ulteriori sintomi possono essere l’insorgere di cefalee frontali, un senso di malessere generale, di stanchezza e difficoltà di concentrazione, o anche manifestazioni cutanee (orticaria o dermatite) o a carico di altri organi interni.

Nei soggetti allergici possono verificarsi, in alcuni casi, prurito e gonfiore della mucosa orale e delle labbra, bruciore al palato e alla faringe o disturbi della deglutizione legati alla cross-reattività polline-alimento. La causa di tale allergia crociata è dovuta alla “parentela” botanica tra i pollini di alcune famiglie e vari alimenti: esistono allergeni comuni a pollini e ad alcuni tipi di frutta e di verdura e il sistema immunitario reagisce anche alle sostanze presenti nei cibi, se queste hanno affinità con gli antigeni contenuti nei granuli pollinici inalati. Questa manifestazione, detta sindrome orale allergica, si verifica solo in una piccola parte dei pazienti con allergia ai pollini – circa il 10% – e non coinvolge tutti gli elementi presenti di seguito.

Alimenti per cui è descritta una possibile cross-reattività con i pollini
Pollini in genere Miele
Graminaceae Meloni, angurie, arance, kiwi, agrumi, pesche, albicocche, ciliegie, prugne, arachidi, cereali, mandorle, mais, pomodori
Ambrosia Meloni, banane
Compositae (artemisia, ambrosia) Camomilla, miele, meloni, angurie, mele, banane, castagne, sedano, carote, finocchi, zucchine, cetrioli, zucca, lattuga, cicoria, tarassaco, olio di girasole, margarina, prezzemolo, pepe verde
Parietaria More di gelso, meloni, ciliegie, basilico, piselli, ortiche
Olivo Olive, olio d’oliva
Betulaceae e Corylaceae (betulla, ontano, nocciolo, carpino) Mele, pesche, albicocche, ciliegie, banane, ananas, prugne, susine, pere, nespole, lamponi, fragole, kiwi, arachidi, noci, nocciole, mandorle, pistacchi, carote, patate, finocchi, sedano, prezzemolo
Nocciolo Nocciole

Come diagnosticarla e come trattarla

Per individuare quale sia il polline che provoca l’allergia è possibile fare una valutazione delle abitudini e degli stili di vita del paziente, per limitare la ricerca valutando le probabili esposizioni nei diversi periodi dell’anno. I test cutanei eseguiti iniettando gli estratti di vari tipi di allergeni nella pelle permettono di fare un’analisi visiva della risposta infiammatoria (di solito si sviluppa un gonfiore in corrispondenza della sostanza “incriminata”). In alternativa si può effettuare un esame del sangue per determinare la risposta del sistema immunitario a un certo allergene, misurando la quantità di specifici anticorpi nel sangue – le sopracitate immunoglobuline E.

I sintomi possono essere mitigati con l’assunzione di farmaci da banco, decongestionanti, antistaminici e corticosteroidi nasali. Nei casi più gravi si può ricorrere all’immunoterapia, ovvero a una serie di iniezioni di allergene diluito a concentrazioni crescenti, in modo da abituare l’organismo alla sua presenza e ridurre la risposta immunitaria che scatena l’allergia.

In primavera sfuggire ai pollini può essere davvero complicato (Fotografia: Pixabay)

I consigli per prevenirla e stare meglio

Purtroppo l’unico modo per prevenire i sintomi dell’allergia è cercare di evitare il più possibile il contatto con la sostanza allergenica. Se questo è più facile nel caso di altre allergie, con i pollini diventa complicato: bisogna evitare di rimanere all’aperto nel periodo di migrazione, chiudere le finestre e utilizzare filtri dell’aria e sistemi di condizionamento. Alcuni consigli possono comunque risultare utili: 

  • tenere le finestre chiuse durante la stagione dei pollini;
  • evitare di tenere fiori freschi in casa;
  • utilizzare regolarmente l’aspirapolvere, meglio se con filtro certificato HEPA (dall’inglese High Efficiency Particulate Air filter);
  • passare spesso un panno umido sui mobili per rimuovere polvere e polline;
  • non fumare e non esporsi al fumo passivo, che può irritare le mucose, peggiorando i sintomi allergici;
  • non stendere i vestiti all’aperto;
  • evitare di tagliare l’erba e in generale di passare del tempo in zone a rischio;
  • fare uso di occhiali da sole avvolgenti per proteggere gli occhi dal polline;
  • fare la doccia e cambiarsi i vestiti dopo essere tornati a casa, per rimuovere il polline;
  • tenere i finestrini della macchina (o del treno) chiusi e assicurarsi che il filtro dell’aria sia sempre pulito.

Il monitoraggio degli allergeni

Proprio perché il miglior modo per combattere le allergie è quello di evitare il contatto con i pollini, in anni recenti sono nate nuove discipline – come l’aerobiologia e la bioclimatologia – dedicate allo studio dell’interazione tra i fattori ambientali – in questo caso la produzione e la diffusione dei pollini – e lo sviluppo di malattie.

Nel nostro Paese, dal 1985, esiste una rete di monitoraggio degli allergeni aerodiffusi che misura la concentrazione in atmosfera dei principali pollini di interesse allergologico. Il monitoraggio, a livello nazionale e regionale, è svolto dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna, in collaborazione con l’Associazione italiana di aerobiologia. La rete è costituita da 90 stazioni di campionamento presenti su tutto il territorio nazionale ed è collegata alla European Aeroallergen Network. Il bollettino (https://www.ilpolline.it) viene aggiornato settimanalmente sulla base delle osservazioni della settimana precedente.

Non è possibile fornire previsioni precise sugli andamenti per periodi superiori, dal momento che l’attività dei pollini è strettamente correlata con le condizioni climatiche. L’Italia è suddivisa in sette diverse aree, ciascuna caratterizzata da un suo calendario pollinico. I bollettini, però, danno indicazioni sui livelli di concentrazione del polline, non sui livelli di rischio allergico. Il valore di soglia che scatena un’allergia, infatti, varia non solo da paziente a paziente ma anche, per la stessa persona, a seconda dei periodi.


Leggi anche: Allergie e intolleranze alimentari, occhio ai test!

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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