martedì, Ottobre 22, 2019
DOMESTICI

Rettili in casa: le cose da sapere

La detenzione di specie esotiche e selvatiche è strettamente regolata e l'acquisto deve essere l'ultimo passo, dopo essersi informati a fondo sulle esigenze dell'animale.


Una doverosa premessa: nel corso della storia, la nostra specie ha selezionato gli animali che oggi conosciamo come “domestici” sulla base di tratti specifici, dalla produttività alla mansuetudine, dall’aspetto all’abilità di svolgere determinati lavori. Cani, gatti, galline, cavalli, pecore, conigli e molti altri animali hanno imparato a convivere con noi e, se tenuti in modo appropriato, ad adattarsi alla cattività. Ma, per dirla con le parole della World Animal Protection, un’organizzazione no-profit per la tutela degli animali, c’è chi desidera qualcosa di più “inusuale”: la detenzione di specie esotiche e selvatiche riguarda diversi animali, da piccoli mammiferi a uccelli, rettili e anfibi. 

Come autrici di questa rubrica, crediamo che le specie selvatiche appartengano al loro ambiente naturale. Tuttavia, riteniamo corretto parlare anche di animali che, pur non essendo domestici, sono oggi diffusi come pet, proprio perché la scelta di acquistare una specie esotica richiede la massima consapevolezza da parte dell’aspirante proprietario. La detenzione di queste specie è strettamente regolata dalle normative nazionali e internazionali: in particolare attraverso la CITES, recepita in Italia principalmente con la legge 150/92, che ha lo scopo di tutelare le specie dallo sovra-sfruttamento, e i decreti sulle specie pericolose per l’incolumità e la salute pubbliche. 

Chi sceglie di convivere con un animale selvatico ed esotico deve assicurarsi che la sua detenzione sia effettivamente permessa e di acquistarlo da venditori autorizzati, che garantiscano la legalità della provenienza. Inoltre, deve essere in grado di garantirgli condizioni di vita idonee, curando il benessere psicofisico di specie adattate ad ambienti ben diversi dal nostro. E senza mai credere che, in caso di ripensamenti, l’abbandono sia una soluzione.


Sono tutt’altro che domestici e probabilmente proprio in questo risiede il loro fascino: i rettili sono “animali da compagna non convenzionali” che, secondo il rapporto ASSALCO-Zoomark 2018, tra i Paesi dell’Unione Europea sono diffusi soprattutto in Italia, dove se ne calcolano quasi 1,4 milioni. Tra squamati (serpenti e sauri) e tartarughe, le specie di rettili in commercio sono centinaia, tutelate dalle normative italiane per la detenzione e il commercio degli animali esotici, selvatici e pericolosi (di cui OggiScienza ha parlato qui). Proprio perché si tratta di un così vasto numero di specie, ognuna con le sue caratteristiche etologiche, nativa di luoghi molto differenti tra loro e con necessità diverse, è difficile tratteggiare un quadro che descriva in modo specifico la gestione che ciascuna richiede. È possibile, però, individuare delle buone norme fondamentali per chiunque possieda un rettile come animale da compagnia non convenzionale o stia pensando di acquistarne uno.

L’acquisto è solo l’ultimo passo

“Pensare”, insieme a “informarsi”, è la parola chiave per chi desidera occuparsi di un rettile. Il primo punto da evidenziare è che la scelta non può e non deve essere presa alla leggera. È vero che, a differenza di un cane, non ha bisogno di essere portato a passeggio, ma ciò non significa che la sua gestione sia semplice. «Storicamente, i rettili sono sempre stati considerati meno impegnativi rispetto ad altri animali. Ma è un grosso errore: richiedono tempo, spazio e alimentazione adeguati, nonché cure regolari, per cui il proprietario si assume un impegno anche economico», spiega a OggiScienza Nicola Di Girolamo, professore associato all’Oklahoma State University specializzato in erpetologia tramite l’European College of Zoological Medicine.

Oltre alle visite regolari dal veterinario, infatti, bisogna considerare il costo di un terrario dotato degli strumenti necessari per mantenere le condizioni di temperatura e umidità adeguate. Il terrario stesso deve avere dimensioni tali da permettere all’animale di muoversi a sufficienza, tenendo in considerazione anche le dimensioni che può raggiungere e che richiedono adattamenti della gestione, nel corso del tempo, da parte del proprietario. Le iguane, ad esempio, possono arrivare a superare i due metri di lunghezza e si muovono molto: avranno dunque bisogno di un terrario vasto e dotato non solo di strumenti riscaldanti, ma anche di strutture su cui arrampicarsi.

Un altro fattore primario da tenere in conto per la scelta d’acquisto è il sesso dell’animale, che, come avviene anche in altre classi di animali, può influenzare alcune caratteristiche quali la tendenza alla territorialità o all’aggressività. «Riconoscere il sesso nei rettili è una vera sfida perché, a differenza di quanto avviene nei mammiferi, le gonadi sono interne», spiega Di Girolamo. «Esistono quindi tecniche specialistiche che possono essere applicate per la determinazione dei giovani rettili: ad esempio, sulle tartarughe immature si può fare cistoscopia, che consente di visualizzare le gonadi attraverso la parete sottile e trasparente della vescica».

Non bisogna inoltre dimenticare che l’impegno è a lungo termine, perché la gran parte di questi animali può avere una vita molto lunga, se vengono gestiti in maniera adeguata: l’iguana verde (Iguana iguana) può arrivare a vivere fino a 20 anni e il pitone reale (Phyton regius) fino a 30, per non parlare di alcune specie di tartarughe che arrivano a 70.

Un acquisto poco responsabile rischia di concludersi con un abbandono altrettanto irresponsabile: non mancano i casi (qui e qui un paio d’esempi) di animali rilasciati in natura, un gesto che può causare la sofferenza dell’animale e, in alcuni casi, mettere a rischio la biodiversità degli ecosistemi. «L’acquisto vero e proprio del rettile dovrebbe essere solo l’ultimo passo di una lunghissima trafila di azioni che il proprietario dovrebbe aver intrapreso, dallo studio delle caratteristiche e necessità della specie all’organizzazione della gestione domestica», commenta Di Girolamo.

Bisogni specifici

Proprio alla mala gestione è infatti imputabile la maggior parte delle malattie che possono affliggere un rettile tenuto come animale domestico. I rettili sono adattati a vivere in habitat molto specifici, dei quali è necessario ricreare le condizione per permettere loro di vivere in salute. «Tra i rischi più grandi vi sono quelli dell’obesità e di molte altre malattie dovute alla sovra-alimentazione o all’alimentazione scorretta. In clinica vediamo comunemente diversi tipi di carenze vitaminiche; un’altra frequente condizione patologica è la malattia ossea metabolica, che determina fragilità ossea e alterazioni del sistema endocrino. È dovuta a uno scorretto apporto di calcio, fosforo e vitamina D, o a un’inadeguata esposizione ai raggi ultravioletti (da cui dipende il metabolismo della vitamina D). Colpisce prevalentemente le tartarughe e i sauri la cui dieta è basata su insetti e vegetali, perché i serpenti, di solito, assumono sufficiente calcio e vitamina D dall’alimentazione», spiega Di Girolamo.

Ma non solo la dieta è specifica per ogni rettile. Anche le condizioni di temperatura e umidità devono essere calibrate con attenzione per ciascuna specie. «I rettili sono ectotermi, per cui la temperatura del loro organismo dipende da quella dell’ambiente esterno. Per questa ragione, tendenzialmente hanno bisogno di un terrario che garantisca di mantenere l’ambiente alle condizioni adeguate di temperatura e umidità, sebbene vi siano anche specie che possono, se il clima della zona lo consente, vivere in strutture outdoor ed essere tenute in casa solo durante le stagioni più fredde», spiega ancora Di Girolamo.

«Poiché ciascuna specie ha necessità differenti, gli strumenti per mantenere le condizioni adeguate vanno scelti in modo preciso: per alcuni saranno necessari i tappetini riscaldati, per altri le lampade a infrarossi o le lampade a raggi UV, e per altre ancora le lampade miste a infrarossi e UV. Uno scorretto mantenimento della temperatura e dell’umidità dell’ambiente può determinare l’insorgenza di malattie: ad esempio, nei sauri esposti a dosi troppo elevate di raggi UV è stata osservata l’insorgenza di neoplasie cutanee, mentre nelle specie deserticole un eccesso di umidità può determinare lo sviluppo di malattie respiratorie».

Il rischio di malattie infettive

Oltre alle condizioni patologiche legate a una scorretta gestione, i rettili possono essere infettati da virus, funghi o batteri. «Il contagio avviene in allevamento o l’agente patogeno può essere involontariamente trasmesso dal proprietario o da un nuovo animale introdotto nell’ambiente», spiega Di Girolamo. Ma, anche in questo caso, la suscettibilità alle infezioni trova cause importanti nell’ambiente e nella dieta dell’animale: un ambiente poco pulito può favorire la proliferazione di alcuni agenti patogeni, e una dieta carenti di nutrienti fondamentali indebolirà il sistema immunitario del rettile.

Tra gli esempi di malattie infettive che possono colpire i rettili c’è la criptosporidiosi, causata da protozoi del genere Cryptosporidium, che raccoglie diverse specie. Alcune sono trasmissibili alla nostra specie, sebbene ciò non valga per quelle più frequentemente osservate nei rettili: C. serpentis, che infetta prevalentemente i serpenti, e C. varanii, più comune nei sauri. L’infezione determina lo sviluppo di sintomi gastroenterici, quali anoressia, perdita di peso, diarrea e, nei serpenti, il rigurgito del cibo. Si tratta di un’infezione per la quale non esistono cure per i rettili (anche se alcuni trattamenti possono alleviare i sintomi) e che ha un alto tasso di mortalità.

A livello di apparato respiratorio, invece, diversi agenti patogeni, tra cui i batteri del genere Aeromonas e Pseudomonas, possono causare polmoniti, che sono trattate con una terapia antibiotica e per i quali è consigliato di mantenere la temperatura del terrario nel range medio-alto di quella ottimale, per stimolare la mobilitazione delle secrezioni e il sistema immunitario. Tra i parassiti che causano problemi alla pelle vi sono poi gli acari, la cui infezione determina la comparsa si sintomi che vanno dalla perdita di appetito a una muta anormale; inoltre, sebbene gli acari non siano in grado di completare il loro ciclo vitale sugli esseri umani, anche nella nostra specie possono causare rash cutanei.

Inoltre, è bene ricordare che i rettili possono essere portatori di batteri del genere Salmonella che possono essere trasmessi agli esseri umani dalle feci (o attraverso oggetti che vi sono entrati in contatto): per questa ragione, i veterinari raccomandano di lavarsi accuratamente le mani dopo aver toccato un rettile o il suo terrario e di non tenerli vicino alla cucina o altri luoghi in cui si maneggia il cibo. Nel 2013 i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi hanno pubblicato i dati su otto epidemie di salmonella, tutte collegate alle piccole tartarughe.

Leggere i segnali di stress

La responsabilità di chi ha scelto di occuparsi di un animale, rettili compresi, non è limitata alla cura della sua salute fisica. Sauri, serpenti e tartarughe devono poter vivere in condizioni che garantiscano loro il benessere a tutto tondo: rami su cui arrampicarsi, se sono specie arboricole come i camaleonti o i boa, spazio a sufficienza per muoversi e trovare i punti di temperatura ottimale a seconda delle necessità, e in generale tutto ciò che permette rispettare le caratteristiche etologiche dell’animale.

Gli studi sui segnali di stress nei rettili sono limitati rispetto a quelli su altre classi di animali. Secondo una review del 2019, i rettili sono spesso visti come animali semplici dal punto di vista comportamentale, anche a causa di un numero ristretto di studi sul campo, e la grande eterogeneità tra le specie rende difficile trovare indicatori di stress affidabili. Tuttavia, poiché lo stress è associato ad alcuni cambiamenti nella fisiologia dell’organismo, vi sono alcuni ormoni e altre sostanze che possono fornire indicazioni sui livelli di stress dell’animale: ad esempio, è stato osservato un aumento dei livelli di glucosio nel sangue di ofidi e coccodrilli sottoposti a situazioni di stress.

A livello comportamentale, sebbene non siano riportati per i rettili i comportamenti stereotipati tipici dei mammiferi in condizioni di stress, sono stati osservati casi di comportamenti ripetitivi, come l’interazione reiterata con le pareti del terrario; in alcuni sauri, il cambiamento di colore, che in natura è associato alla minaccia da parte della presenza di un predatore, può essere un sintomo di stress. Anche un aumentato tempo passato a riscaldarsi può essere indicativo di uno stato di malessere, dovuto ad esempio a temperature troppo basse o a uno scarso accesso alla fonte di calore.

«È sicuramente più difficile riconoscere lo stress e il malessere nei rettili rispetto a quanto avviene nei mammiferi. I proprietari devono quindi stare molto attenti a ogni cambiamento di abitudine dell’animale che possa essere indicativo di stress o di malattia», conclude Di Girolamo. «Se si notano comportamenti alterati è necessario rivolgersi a un veterinario, e in particolare un veterinario specializzato in rettili, che possa valutare la situazione da un punto di vista specialistico e stabilire le misure da adottare».


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.    Fotografie Pixabay 12

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Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.
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