domenica, Novembre 17, 2019
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Andromeda, la galassia cannibale pronta a “mangiare” la Via Lattea

Si trova ad appena 2.5 milioni di anni luce da noi e si ciba di altre galassie: entro pochi miliardi di anni ingloberà anche la nostra

Studiare il comportamento e l’evoluzione di una galassia, anzi la galassia più vicina alla nostra Via Lattea, può dirci molto sul nostro futuro. L’ultima analisi dei dati relativi ad Andromeda, la nostra vicina “cannibale” che si trova a 2,5 milioni di anni luce a noi, ne svelano il suo passato violento fatto di pasti a base di altre galassie e soprattutto svela il nostro futuro: venire divorati da essa. La scoperta si deve allo studio dei flussi di stelle inglobati da Andromeda basato sui dati del Pan-Andromeda Archaeological Survey (PAndAS) e condotto dal team di ricercatori guidati da Geraint Lewi, professore del Sydney Institute for Astronomy e della University of Sydney School of Physics, in collaborazione con Dougal Mackey, ricercatore dell’ Anu Research School of Astronomy and Astrophysics.

I ricercatori hanno così scoperto debolissime tracce di altre piccole galassie inglobate da Andromeda molto prima di quanto fino ad oggi ipotizzato: nei risultati pubblicati sulla rivista Nature svelano infatti che la galassia ha iniziato a “mangiarne” altre quando aveva appena pochi miliardi di anni, forse appena 10 miliardi di anni dall’inizio della sua formazione.

Il passato cannibale di Andromeda

Il team di ricercatori si è concentrato sull’analisi di un denso gruppo di stelle, definite ammassi globulari, che orbitano intorno ad Andromeda e che rappresentano un antico “banchetto” a base di altre galassie, quasi un avanzo di quel “pasto”. Mackey ha spiegato che tracciando e analizzando i deboli segnali degli ammassi globulari, sono stati in grado di individuare il modo in cui Andromeda ha attirato e inviluppato le galassie originarie in tempi differenti.

La scoperta però pone nuovi interrogativi, dato che l’alimentazione galattica è avvenuta lungo due direzioni completamente differenti, come ha sottolineato il professor Lewis: “Si tratta di un comportamento davvero strano, che suggerisce come i pasti extragalattici debbano essere stati alimentati da qualcos’altro, come ad esempio la “ragnatela cosmica” di materia che permea l’intero universo”.

Inusuale, sottolineano gli scienziati, è anche la direzione dell’antica alimentazione che corrisponde a quella del “piano delle satelliti”, cioè il piano su cui si sono allineate alcune galassie nane che orbita intorno alla gigantesca e vorace galassia a spirale. In un precedente studio, Mackey e Lewis avevano scoperto quanto questi piani satelliti fossero fragili e destinati a venire rapidamente distrutti da Andromeda in appena pochi miliardi di anni.

Un risultato, sottolinea il professor Lewis, che infittisce il mistero relativo alla galassia: “Sappiamo che il piano delle satelliti è qualcosa di relativamente recente, ma dalle nostre analisi sembra essere allineato con l’antico pasto a base di galassie nane. Una spiegazione potrebbe arrivare dalla ragnatela cosmica, ma per ora si tratta solo di ipotesi speculative”.

Il futuro della Via Lattea

Se il passato di Andromeda è violento, lo sarà anche il nostro futuro. I dati suggeriscono che la galassia e la nostra Via Lattea sono in traiettoria di collisione tra loro e tra circa 4 miliardi di anni verremo inglobati, come ha spiegato Mackey: “Conoscere il mostro contro cui ci troviamo a combattere è importante per capire quali dinamiche ci troveremo ad affrontare in futuro”.

Lo studio infatti ha evidenziato come il disco stellare di Andromeda sia più grande e complesso rispetto a quello della Via Lattea, il che implica secondo i ricercatori che abbia cannibalizzato moltissime galassie, forse anche più grandi di essa.

Un modo di approcciare allo studio della formazione galattica che, per il professor Lewis, fa di lui e dei suoi collaboratori degli “archeologi cosmici” che studiano i fossili di galassie che sono morte ormai da tempi di gran lunga superiori a quelli della storia umana.

D’altronde, come sottolinea anche Mackey, studiare la nostra vicina di galassia è fondamentale per comprendere “il nostro posto nell’universo”: “Studiare le galassie simili alla nostra è il modo migliore per approfondire la conoscenza della Via Lattea e per capire come questi sistemi si siano formati ed evoluti. Per farlo, è dunque necessario guardare al di fuori della nostra galassia, perché vivendoci all’interno fare alcuni tipi di osservazioni astronomiche diventa estremamente complicato”. Diventa quindi fondamentale studiare il passato per comprendere il nostro presente e il nostro futuro galattico.

Credit: Dougal Mackey/ANU

Leggi anche: Il vento molecolare che “soffoca” le galassie starburst

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

Veronica Nicosia
Aspirante astronauta, astrofisica per formazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Scrive di scienza, salute, ambiente e tecnologia per Blitz Quotidiano, Oggiscienza, 'O Magazine e Il Giornale.

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