domenica, Novembre 17, 2019
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I disturbi del comportamento alimentare: i dati in Italia

Secondo la Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare, questi disturbi in Italia colpiscono ogni anno 8.500 persone.

Anoressia, bulimia, binge eating, ortoressia, bigoressia, disturbo da ruminazione, picacismo (o più semplicemente pica), sindrome da alimentazione notturna: una serie di disturbi legati a un anomalo rapporto con il cibo. Secondo la Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA), in Italia colpiscono ogni anno 8.500 persone. Otto-nove donne su 100.000 si ammalano di anoressia e 12 di bulimia. Tra gli uomini i nuovi casi di anoressia sono 0,02-1,4 ogni 100.000 persone e i casi di bulimia sono circa 0,8.

Fasce d’età a rischio

I numeri sono orientativi perché non è semplice ottenere una stima precisa. La diffusione di questi disturbi, infatti, può avere valori poco indicativi nella popolazione generale ma tassi molto alti in popolazioni specifiche. Ne soffrono, ad esempio, 10 adolescenti su 100. Tra questi, uno o due presentano forme più gravi come l’anoressia e la bulimia mentre gli altri soffrono di manifestazioni più lievi. La fascia compresa tra i 15 e i 19 anni è tradizionalmente quella più a rischio, ma negli ultimi anni l’età in cui compaiono i primi disturbi si sta abbassando. Sono sempre più numerosi casi di bambini che soffrono di anoressia o bulimia già intorno agli 8-9 anni ma anche i casi che riguardano gli adulti over 40.

In Italia gli studi sono pochi e condotti a livello locale ma hanno evidenziato valori simili a quelli internazionali. Un lavoro del 2010 riporta un numero di ospedalizzazioni dovute ad anoressia nervosa pari a 22,8 per 100.000 fra le donne e 2,0 per 100.000 fra gli uomini (in pazienti di età 10-19 anni). In pazienti donne di età 15-19 anni il tasso sale a 31,7 per 100.000. Queste cifre, che fanno riferimento solo ai casi trattati in ospedale, sono probabilmente in difetto. Sono state escluse dal conteggio, ad esempio, tutte le ospedalizzazioni registrate come casi di malnutrizione o perdita eccessiva di peso.

Una questione di genere?

Tutti i disturbi sono più frequenti tra le donne: gli uomini rappresentano il 5-10% dei casi di anoressia e il 10-15% dei casi di bulimia. Secondo una ricerca seguita dall’ABA, Associazione Italiana per la cura e la prevenzione di Anoressia e Bulimia, il 95,9% delle persone affette sono donne. Questo rapporto si sta però modificando perché sono sempre di più i giovani maschi preadolescenti o adolescenti che ne soffrono. Secondo i dati raccolti dalla American Psychiatric Association, i ragazzi rappresentano il 19-30% degli adolescenti americani anoressici. Ad aumentare la percentuale maschile contribuiscono inoltre alcuni “nuove” forme patologiche, come ad esempio la bigoressia. Questo disturbo – anche detto anoressia inversa perché chi ne soffre si considera troppo magro, nonostante il fisico muscoloso – è diffuso in particolare tra gli sportivi e i frequentatori di palestra.

Tempi di recupero

I disturbi del comportamento alimentare se trattati si possono risolvere nell’arco qualche anno, e si può raggiungere nella maggior parte dei casi una guarigione stabile. Nell’anoressia nervosa, dopo 2-4 anni i sintomi sono scomparsi o attenuati nel 20-30% dei casi, e dopo 8 o più anni nel 70-80% dei casi. I tempi di recupero sono lunghi, come ha dimostrato uno studio condotto sulle adolescenti americane ospedalizzate per anoressia nervosa, ma nei casi trattati correttamente non ci sono vittime. Al contrario, se il trattamento non è tempestivo ed efficace, il tasso di mortalità per anoressia supera il 10% ed è il più alto tra le malattie psichiatriche. Secondo i dati delle dimissioni ospedaliere, nel 2016 in Italia le vittime sono state 3.360. Anche questa cifra è probabilmente in difetto perché i decessi spesso vengono classificati sotto un’altra forma, soprattutto come arresti cardiaci.

Una mappa delle strutture che forniscono aiuto

Proprio per monitorare e migliorare l’assistenza, nel 2008 il Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio e la Regione Umbria hanno avviato un’indagine sulle strutture e le associazioni italiane dedicate ai Disturbi del Comportamento Alimentare. Il risultato del lavoro, in continuo aggiornamento, è disponibile sul sito internet disturbialimentarionline.it. Una mappa elenca le strutture che forniscono servizi di ambulatorio, day hospital, ricovero ospedaliero e riabilitazione residenziale.

I quattro livelli di assistenza sono tutti necessari, si legge su disturbialimentarionline.it. L’ambulatorio dovrebbe rappresentare l’accesso principale e accogliere circa il 60% della domanda di cura. Dovrebbe utilizzare un approccio integrato che comprenda sia l’aspetto nutrizionale sia quello psicologico e agire come filtro per i successivi livelli terapeutici.

Sul sito è disponibile anche una mappa che comprende oltre 80 associazioni in tutta Italia. Per informazioni sui servizi specializzati nella prevenzione e cura dei DCA è stato inoltre istituito il numero verde 800180969, che fornisce anche un servizio di counseling e ascolto per tutti gli utenti e per i familiari. È un importante punto di riferimento per le persone che soffrono di disturbi alimentari e per chi ha bisogno di un sostegno. Ma è utile anche per i familiari e per gli operatori socio-sanitari che vogliono approfondire questi temi.


Il progetto di datajournalism sulla salute mentale è a cura di Francesca Camilli e Giulia Rocco

Leggi anche: Memoria semantica, disturbi alimentari e demenze: un possibile nesso

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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