mercoledì, Dicembre 11, 2019
AMBIENTE

Il futuro di Stromboli

Come si monitora il vulcano più attivo d’Italia?

Stromboli è una delle sette isole Eolie, arcipelago del Mar Tirreno a nord della Sicilia. Grazie alla bellezza del mare e alle caratteristiche spiagge di sabbia nera, l’isola è una meta turistica amatissima, soprattutto nel periodo estivo.
Chi la sceglie per le vacanze o chi ci vive per tutta la vita sceglie anche di convivere con la presenza imponente e costante di “iddu” (“lui” in dialetto locale), il vulcano, alto 920 metri sul livello del mare.

Lo Stromboli è uno dei vulcani più attivi al mondo. È infatti caratterizzato da esplosioni giornaliere, prodotte circa ogni 10-20 minuti da diverse bocche eruttive. Queste esplosioni, che arrivano anche a decine o centinaia nel corso di una giornata, avvengono a intervalli regolari e sono generalmente di modesta entità, sia in volume che in violenza. Le stesse caratteristiche sono comuni anche a tanti altri vulcani in tutto il mondo, che vengono definiti, appunto, di tipo “stromboliano”.

Stromboli

Cos’è successo lo scorso luglio

Il 3 luglio scorso è avvenuta su Stromboli un’eruzione molto più violenta rispetto al solito, con una colonna eruttiva alta due chilometri, che è collassata poi in una pioggia di materiale lavico e lapilli incandescenti. Questi hanno poi causato anche diversi incendi sui fianchi del vulcano. L’esplosione, che secondo gli esperti è stata una delle maggiori mai registrate sullo Stromboli, ha causato la morte di un escursionista e due feriti, soccorsi con grandi difficoltà a causa del fumo e del terreno impervio.

Episodi di questa entità sono piuttosto rari sullo Stromboli. Negli ultimi vent’anni, infatti, se ne sono verificati soltanto altri tre di violenza equiparabile a quello dello scorso luglio. Inoltre, negli episodi passati, il parossismo, ovvero il momento dell’esplosione più violenta e pericolosa, era stato preceduto di qualche ora (o addirittura di qualche mese, come nel 2007) da segnali precursori riconoscibili. Nel caso del 3 luglio scorso, invece, si sono osservati due trabocchi lavici uscire dai crateri dello Stromboli solo due minuti prima dell’eruzione, dando poco preavviso per l’avvio delle operazioni di emergenza.

Il monitoraggio dello Stromboli

Oggi l’attività dello Stromboli è oggetto di studio da parte di numerosi gruppi di ricerca, anche internazionali. Si raccolgono quotidianamente i dati sull’attività “abituale” del vulcano, i quali sono estremamente utili per cercare di prevederne al meglio l’attività straordinaria, quella degli episodi più violenti e pericolosi come quello della scorsa estate.

“Il monitoraggio dello Stromboli va di pari passo con la presenza di abitanti sull’isola” sottolinea Marco Neri, ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania. “I primi diari delle attività eruttive risalgono al secolo scorso, ma le reti di monitoraggio moderno esistono solo da poche decine di anni.”

La crisi eruttiva che ha interessato il periodo dal dicembre del 2002 al luglio del 2003 ha creato le premesse per la modernizzazione di tutte le reti di sorveglianza, e da allora lo Stromboli è uno dei vulcani più monitorati al mondo. Il 30 dicembre 2002 c’è infatti stata un’eruzione in cui una gran quantità di lava si è riversata sulla Sciara del fuoco (“strada di fuoco”, nel dialetto locale), il versante nord-occidentale del vulcano su cui scorrono verso il mare le colate fuoriuscite dai crateri. Questa attività ha determinato una destabilizzazione del pendio, che è successivamente franato, generando uno tsunami con un’onda di quasi 10 metri. I danni causati al territorio sono stati consistenti, ma la stagione invernale e i pochi turisti hanno permesso l’assenza di vittime. “Se fosse successo in un periodo di picco di presenze sull’isola, questo episodio avrebbe creato enormi disagi” ha continuato Neri. “In quel momento si è capito che si sarebbero dovuti fare degli sforzi maggiori per rendere l’isola più sicura per tutti.”

I rischi legati alla Sciara del fuoco

Per quantificare il rischio di frane sulla Sciara del fuoco, la protezione civile ha organizzato una rete di monitoraggio che coinvolge anche il gruppo del Laboratorio di Geofisica Sperimentale dell’Università di Firenze. Questo opera principalmente attraverso due radar interferometrici, due strumenti molto sofisticati, che sono stati installati dopo le grandi eruzioni del 2003 e del 2014 rispettivamente.

“Questi strumenti misurano tutti gli spostamenti della Sciara del Fuoco e rilevano ogni minimo movimento, con precisione millimetrica, in tutto lo scenario osservato” dice Nicola Casagli, professore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e responsabile del team. “Producono quindi delle mappe di deformazione, che si aggiornano ogni cinque minuti. Per aumentare la precisione si fa poi un’analisi dei dati, che vengono aggiornati ogni mezz’ora”.

Quest’estate, fortunatamente, i radar non hanno misurato situazioni particolarmente allarmanti sul pendio dello Stromboli. Il materiale lavico ed eruttivo che si è depositato sulla Sciara del Fuoco non è stato infatti sufficiente a causarne il franamento, scongiurando il rischio di eventuali tsunami.

“Le frane sulla sciara del fuoco, che a mio parere sono gli eventi a maggior rischio di Stromboli, sono prevedibili” continua Casagli, “ma bisogna disporre di una strumentazione adeguata”.

Un laboratorio “virtuale”

A Stromboli, oltre all’INGV e all’università di Firenze, sono presenti anche l’osservatorio vesuviano di INGV, l’università di Torino e di Monaco di Baviera, e altri gruppi, che vengono ogni anno anche dagli Stati Uniti. Tutte queste realtà lavorano insieme con lo scopo comune di infittire e modernizzare le reti di monitoraggio del vulcano, e sono organizzate attraverso il Centro Operativo Avanzato (COA) della protezione civile.

“Ogni livello di allerta prevede una serie di attività” spiega Neri. “Oltre al bollettino giornaliero, diramato quotidianamente da ogni centro di ricerca, i vari gruppi fanno il punto della situazione e pianificano le attività future attraverso dei briefing, che possono avvenire anche diverse volte a settimana, a seconda di quante persone ci sono sull’isola e quindi di quanto è delicata la situazione”.

In questo momento il livello di allerta è ancora piuttosto alto, anche se questo non limita il normale svolgimento della vita sull’isola. “Le autorità di protezione civile hanno ritenuto di tenere il vulcano sotto stretta osservazione, assegnandogli quindi un’allerta di tipo arancione” spiega Casagli, “ma le misure che limitano l’attività dei cittadini e dei turisti sono quelle di una fase operativa gialla”.

Il 19 settembre scorso, il Consiglio dei Ministri ha emesso una delibera per dichiarare lo stato di emergenza sull’isola di Stromboli della durata di 12 mesi. L’intensa attività di monitoraggio della Protezione Civile andrà avanti finché i fenomeni eruttivi di Stromboli non rientreranno nella normalità, con le sue tipiche eruzioni frequenti ma modeste, e quindi molto meno pericolose.

L’importanza dell’informazione

Le attività di ricerca e monitoraggio sono affiancate da quelle di comunicazione del rischio. Sull’isola, ad esempio, c’è un presidio dell’osservatorio etneo dedicato esclusivamente ai turisti che desiderano ricevere informazioni al loro arrivo sull’isola. Esistono anche diverse risorse online a seconda del tipo di informazioni che si desidera ottenere: dai social media (Facebook e Instagram), utili per avere aggiornamenti istantanei, a YouTube, adatto a chi è interessato all’aspetto più spettacolare del fenomeno, fino al blog, in cui si possono trovare maggiori approfondimenti utili anche agli scienziati. “I vulcani sono estremamente attrattivi” dice Neri. “Ogni volta che c’è un fenomeno eruttivo, anche piccolo, le visite alle nostre pagine arrivano anche a centinaia di migliaia di visualizzazioni. Il nostro compito è molto importante: dobbiamo dare informazioni corrette e precise ma non allarmistiche, soprattutto sufficienti per permettere alle persone di valutare il rischio che corrono visitando un’isola con un vulcano attivo.”

Mentre una parte delle attività di ricerca condotta sullo Stromboli è legata ai fenomeni in atto, un’altra parte è tesa a predirne di nuovi, e soprattutto ad anticiparli. La tecnologia utilizzata a questo scopo si è evoluta incredibilmente negli ultimi decenni e quello che venti o trenta anni fa era impensabile oggi è la normale prassi scientifica. “Scienza e tecnologia evolvono così velocemente che è probabile che fenomeni come quello di questa estate diventino prevedibili” dice Neri. “Già oggi possiamo anticiparli di alcune decine di secondi, o probabilmente di qualche minuto. Siamo convinti che nel prossimo futuro capiremo molto di più di quello che già capiamo oggi, che comunque non è poco”.

Per saperne di più: Attività Stromboli 2019


A cura di Marina Menga e Laura Busato

Leggi anche: Cartoline di Scienza dalla Sicilia: le Isole Eolie

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Wikimedia Commons

Marina Menga
Fisica teorica e aspirante comunicatrice della scienza. Mi piacciono tante cose, ma soprattutto impararne di nuove.

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