mercoledì, Dicembre 11, 2019
SALUTE

Uno screening per la Clamidia?

La Clamidia è diffusa e l’incidenza è in crescita: fra i 15-25 enni in Italia la prevalenza è del 7,7%, e del 5,5% fra la popolazione generale. “Per questo consigliamo a chi ha partner multipli di sottoporsi a controllo ogni sei mesi"

“Per individuare la Clamidia ed evitare spiacevoli conseguenze basterebbe un tampone, come si fa per l’HPV test, che nella maggior parte delle regioni Italiane ha sostituito il Pap test nello screening del cancro alla cervice uterina. Sarebbero pochi secondi in più per ogni donna che si presenta allo screening, con un costo irrisorio, e invece no: la Clamidia continua a essere poco diagnosticata perché nella maggioranza dei casi asintomatica, anche se con conseguenze importanti come la sterilità”.

A parlare è Marco Diani, Medico Chirurgo Specialista in Dermatologia e Venereologia, a cui abbiamo chiesto di raccontarci che cos’è la Clamidia, come riconoscere i sintomi e agire in fretta, con terapie antibiotiche mirate. Anche perché la Clamidia è diffusa e l’incidenza è in crescita, così come altre malattie sessualmente trasmesse come la gonorrea e la sifilide: fra i 15-25 enni in Italia la prevalenza è del 7,7%, e del 5,5% fra la popolazione generale. “Per questo consigliamo a chi ha partner multipli di sottoporsi a controllo ogni sei mesi” continua Diani.

Come si individua la Clamidia

Per individuare la Clamidia non basta la classica visita ginecologica, anche con ecografia, né il Pap test o l’HPV test. È necessario un tampone specifico, uno per ogni sede dove può essersi estesa l’infezione, oppure un test delle urine particolare. Colpisce sia gli uomini che le donne, ed entrambi i partner, motivo per cui è fondamentale che, quando ad una delle due persone viene diagnosticata, anche l’altra inizi, in contemporanea, il trattamento antibiotico.
La Chlamydia Trachomatis è un batterio intracellulare che si trasmette da persona a persona per via sessuale, attraverso qualsiasi tipo di rapporto: vaginale e anale ma anche orale. Si può essere portatori di Clamidia anche solo nella bocca. Il batterio può coinvolgere il pene, l’ano, e nelle donne la cervice, ma anche organi come le tube di Falloppio, l’uretra ed il peritoneo, se non trattata per tempo. In particolare, alcune delle donne con infezione da Clamidia non trattata possono sviluppare la malattia infiammatoria pelvica (Mip) che a sua volta può portare nel 10-20% dei casi a sterilità.

Sintomi

Nelle donne, la manifestazione clinica principale è la cervicite che può causare secrezioni mucose, una sensazione di bruciore, necessità di urinare più frequentemente e talvolta dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia).
Nell’uomo la manifestazione più frequente è l’uretrite con secrezioni da limpide a torbide con infiammazione, se non trattata può portare ad infiammazione dell’epididimo (epididimite) e perfino stenosi uretrali. Inoltre, se trasmessa attraverso un rapporto anale, l’infezione può diffondersi al retto causando una proctite, con dolori, perdite muco-purulente e sanguinamenti.
Un’altra conseguenza a cui spesso non pensiamo sono le congiuntiviti da contatto, presenti anche nei neonati quando le mamme sono portatrici senza saperlo.

Terapie

Dal punto di vista della terapia, è necessario assumere antibiotici, iniziando da farmaci di primo livello (Macrolidi) in dose singola. “Sempre più spesso ci troviamo di fronte a fenomeni di resistenza – continua Diani – ed è necessario passare a farmaci di secondo livello come le Tetracicline o Fluorochinolonici, sperando non diano anch’essi problemi di resistenza.”

“L’aspetto beffardo della Clamidia è che in due persone su tre i sintomi, che compaiono solitamente da pochi giorni fino a 3 settimane dal contagio e constano solitamente in bruciore o secrezioni, dopo qualche settimana passano, e può sembrare si sia trattato solo di un falso allarme” spiega ancora Diani. Il problema è che l’Istituto Superiore di Sanità stima che circa il 70-80% delle donne e il 50% degli uomini siano asintomatici. E allora che fare?
Il preservativo ci aiuterebbe a ridurre la diffusione della Clamidia? “Sicuramente è una barriera efficace per le Infezioni Sessualmente Trasmesse, ma va usato dall’inizio del rapporto, altrimenti non si è davvero protetti, e rimane il problema dei rapporti orali che spesso vengono considerati privi di rischi. Dal mio punto di vista la vera chiave di volta sarebbe lo screening in tutti coloro con una vita sessuale attiva in modo che ci siano sempre meno persone portatrici del batterio”.


Leggi anche: La clamidia sta cambiando

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Wikimedia Commons

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

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