lunedì, Maggio 25, 2020
DOMESTICIRUBRICHE

Regalare un animale a Natale è una buona idea?

Che sia per allargare la famiglia cogliendo un momento dell'anno particolare o per responsabilizzare i più piccoli con un "dono" che richiede attenzioni, durante le feste molti regalano cani, gatti o altri pet. Ma è una decisione da prendere con serietà.

Adottare un animale è meraviglioso e crescere con un animale come compagno è una grande fortuna, che fa bene al cuore e allo sviluppo di ogni bambino. Avere un micio in famiglia, un cagnolino o un coniglietto rende la casa un posto più bello dove tornare la sera; dire cucciolo è dire gioia, allo stato puro, mentre aprire casa e cuore a un animale anziano, a chi ha passato tutta la vita in rifugio, a chi non ha scelta, a chi sta al freddo, a due occhietti che ti guardano dalle sbarre di un box, è tra le scelte più belle e importanti che si possano fare.

E proprio perché è una scelta così importante – che cambia la vita di tutti quelli che ci sono coinvolti (ben raccontato nel video di Angelo Vaira, capostipite della scuola cinofila cognitivo-relazionale ThinkDog) – quando scegliamo di regalare un animale ai nostri figli o a una persona cara dobbiamo fermarci, fare una pausa e un respiro profondo per pensare ad un’adozione consapevole, non solo di pancia. E se vogliamo farlo proprio per Natale, forse non stiamo facendo la cosa più giusta.

Ecco almeno quattro motivi per non fare questo grande passo durante le feste, quattro pensieri sui quali riflettere bene per chi sta per cedere alle richieste dei piccini:

1.

La relazione cane-bambino può essere bellissima per entrambi, ma prevede molta più attenzione e cura da parte dei genitori di quanto si possa pensare. In un interessante articolo dell’etologo Roberto Marchesini si legge che “Il ruolo del genitore è di capitale importanza, soprattutto nei confronti dei più piccoli, vale a dire fino ai cinque anni di vita, quando cioè la relazione va sempre vigilata da parte di un adulto. Occorre evitare qualunque forma di incidente. I più piccoli infatti tendono a mettere in atto comportamenti non appropriati, come il montare in groppa, tirare la coda, mettere le dita negli occhi e via dicendo, per cui il genitore deve essere in grado d’intervenire tempestivamente.

Inoltre, quando i bambini sono piccoli, rischiano sempre di cadere e di farsi male e a volte basta solo un po’ di esuberanza nell’animale, magari suscitata proprio dal bambino, perché il tutto possa trasformarsi in un incidente o in un malestro. Infine occorre vigilare sui giochi, perché spesso un gioco non corretto può dar luogo a situazioni pericolose. Questo ovviamente ha la precedenza su tutto, ma esistono altri due motivi per cui la presenza attiva del genitore è assolutamente necessaria. Innanzitutto, il genitore deve far desiderare l’adozione di un cane o di un gatto tramite l’aspettativa e preparando il bambino all’accoglienza in casa dell’animale. Non si deve trasmettere l’idea del giocattolo e soprattutto il messaggio che appena si formula il desiderio – magari perché il bambino ha visto un cucciolo in tv o passando davanti alla vetrina di un negozio d’animali – si viene accontentati.

Adottare un animale significa prima di tutto prepararsi all’accoglienza, proprio come a una nascita. In secondo luogo, il genitore deve saper trasmettere alcuni messaggi e stili che sono fondamentali sia per il bambino che per il benessere dell’animale. Il bambino infatti, preso dall’eccitazione, non si rende conto quando è il momento di lasciar riposare il suo nuovo amico, quando occorre rispettare la sua privacy – per esempio mentre mangia o, appunto, mentre riposa – quali siano le sue esigenze fondamentali in termini di acqua e di cibo, come educarlo e dargli delle abitudini corrette. Il genitore deve insegnare al bambino il rispetto, perché mentre l’amore e il coinvolgimento sono sentimenti naturali e spontanei, il rispetto viceversa richiede conoscenze che il bambino non può possedere e che gli vanno insegnate”.

2.

I più piccoli non hanno ancora sviluppato la capacità di essere responsabili e anche se promettono “me ne prenderò cura io”, non potrà essere così o almeno non del tutto. Forse, non dovrebbe neppure essere così: saranno soprattutto gli adulti a doversi occupare di un altro essere vivente, a doverlo educare, a doverlo portare fuori e a dover vigilare sul rapporto animale-bambino. Se la presenza di un animale di cui prendersi cura può aiutare un genitore a responsabilizzare il proprio bambino, c’è da chiedersi se questa non è la solo solita visione antropocentrica, nella quale l’animale finisce per non essere più un vero compagno di vita ma uno strumento educativo. L’atmosfera natalizia ci rende tutti più vulnerabili rispetto alle insistenze dei nostri bimbi per avere un cucciolo. Ma, razionalmente, hai abbastanza tempo ed energie da dedicare (da oggi e per molti anni) ad un altro membro della famiglia con bisogni diversi da quelli dei bambini, che però vanno rispettati?

3.

La casa piena di gente può far paura. Durante il periodo delle feste la casa si riempie di amici, di confusione, di voci rumorose, di brindisi e di parenti. E di troppe mani che accarezzano. Quando un animale arriva per la prima volta nella sua nuova casa ha bisogno di ambientarsi. Gli serve un luogo sicuro e tranquillo, e un po’ di tempo per prendere confidenza con la sua nuova famiglia. Gli serve la tua totale attenzione, accortezze speciali, tempo, pazienza. Spesso ha bisogno di non essere affatto toccato.

Se si tratta di un cucciolo, appena separato dalla cucciolata e dalla mamma, si sentirà in difficoltà perché senza preavviso si ritroverà solo e senza il gruppo sociale di conspecifici che fino a quel momento gli ha dato sicurezza. E non è affatto antropomorfizzare l’animale se diciamo che sarà triste perché è stato strappato dalla sua famiglia, che lui ama. L’amore per i propri cuccioli, per la madre (la prima base sicura del cucciolo) e per i propri fratelli di cucciolata è una caratteristica che tutti i mammiferi condividono, non è una peculiarità dell’uomo.

Se il nuovo arrivato è già un adulto, adottato da un canile o da un rifugio, lì avrà lasciato i suoi compagni e la sua casa. Forse brutta, fredda, triste, ma l’unica casa che conosceva. In ogni caso l’animale sarà stranito, intimidito, avrà bisogno di essere capito, di sentirsi sicuro, di essere lasciato in pace, di poter riconoscere un suo spazio. Guardando l’adozione con due occhi diversi possiamo dire che l’arrivo a casa, per noi, è un evento speciale e bellissimo, in cui non vorremmo far altro che coccolare il nostro nuovo amico. Per lui, però, molto probabilmente si tratterà di un momento complesso da gestire, a volte inizialmente difficile.

4.

Gli animali sono esseri viventi, non pacchi regalo. Al di là della questione etica che questa frase anticipa  – è giusto regalare un essere vivente? – regalare animali come si fa con i giocattoli a Natale, insieme agli altri mille pacchi, rischia di insegnare ai bambini che cani, gatti, tartarughe e pesciolini sono giochi, con lo stesso valore di qualsiasi altro regalo scartato sotto l’albero. E i giochi, quando ci si stufa, finiscono in un angolo. Gli animali nei rifugi.

Secondo uno studio pubblicato su Animals e realizzato dall’ASPCA nel 2013 non è proprio così. “Le politiche delle organizzazioni per il benessere degli animali dichiarano cani e gatti non dovrebbero essere adottati come doni – si legge nell’introduzione allo studio – , nonostante questa convinzione sia infondata. Evitare i possibili adottanti che intendono regalare animali può ostacolare inutilmente l’obiettivo generale di aumentare il tasso di liberazione diretta di cani e gatti dal sistema dei rifugi”.

Questi i principali risultati della ricerca, in sintesi: il 78% dei gatti e dei cani che erano stati ricevuti in dono viveva ancora nella casa originale, mentre della restante percentuale 12% era deceduto e il 10% era stato riportato al rifugio o comunque ceduto ad altra famiglia. Gli autori hanno anche concluso che, in relazione ai dati della loro “breve indagine” (e di altre quattro piccole indagini precedenti condotte dagli stessi autori), il fatto che l’animale fosse un dono non era correlato all’amore o all’attaccamento che i proprietari avevano nei confronti dell’animale e che i “doni” non erano a maggior rischio di abbandono. Ma questa ricerca conclusiva degli autori, che comprende anche gli studi precedenti, osserva la questione con dei limiti: prende in esame un solo rifugio (e solo adozioni di cani) quindi offre un primo spaccato sull’argomento ma non è risolutiva – soprattutto alla luce dei dati nostrani sull’abbandono (più informazioni qui).

I partecipanti volontari erano persone che avevano ricevuto cuccioli in dono e che rispondevano spontaneamente a un sondaggio, al quale potevano smettere di rispondere in qualsiasi momento (o omettere di rispondere ad alcune domande). Inoltre, ai fini del sondaggio, veniva considerato come metro sufficiente al “superamento” l’aver conservato il “dono” per almeno 24 ore.

Inoltre, come ci conferma un illuminante articolo di Mark Bekoff he discute proprio questa linea di ricerca ASPCA, “Alla fine è stato affermato che i risultati per i cani regalati erano gli stessi della popolazione generale di animali domestici, ma Emily Weiss dell’ASPCA (primo autore degli studi, ndr) non ha mai costruito un gruppo di riferimento per la popolazione generale di animali domestici, che sarebbe stato, invece, necessario per un corretto confronto scientifico dei risultati (…). A un certo punto, è diventato chiaro che c’erano molti problemi in questo studio; la conclusione di Ed Sayres, ex CEO dell’ASPCA che ha approvato la ricerca – ossia che regalare animali domestici è una buona idea – è altamente discutibile”.

Secondo Jessica Pierce, esperta di bioetica e scrittrice, la ricerca in questo campo tiene molto poco in considerazione altri animali, che non sono solo cani e gatti, e che vengono facilmente regalati ai bambini in momenti come il Natale. Nel suo articolo, Giving pets as Gifts , scrive: “Tendiamo a prestare meno attenzione ai milioni di creature più piccole che vengono venduti nei negozi di animali ogni anno.
Come società tendiamo ad accordare a roditori, rettili e pesci un valore inferiore rispetto a cani e gatti, ed è molto probabile che molte di queste creature date in dono, in particolare ai bambini, finiscano in situazioni tutt’altro che ideali. I coniglietti, a quanto pare, non sono ottimi regali: si stima che circa l’80% di questi doni venga abbandonato”.

Insomma, passato il a-Natale-siamo-tutti-più-buoni, in un attimo arriva agosto: il cucciolo è diventato grande e ingombrante – magari più grande di quello che ti aspettavi – perde peli, salta sul divano, abbaia se lasciato solo, fa pipì fuori dalla lettiera, mordicchia i mobili di legno se tirato fuori dalla gabbietta. E vuoi andare in vacanza, ma l’albergo che ti piace non accetta i pet. La spiaggia perfetta per i tuoi bambini non è dog friendly. In aereo Fido non può salire… che si fa?

Sembrano banalità, eppure i dati su base annuale ci dicono che nel 2019 sono stati registrati oltre 150.000 abbandoni (dati AIDAA) e quest’anno, solo nella prima settimana di giugno – appena aperta la stagione delle vacanze – oltre 350 telefonate segnalavano la presenza di cani abbandonati perle strade d’Italia. In media ogni anno nel nostro paese 80mila cani e 50mila gatti rimangono senza casa e secondo le stime LAV “le punte massime di animali abbandonati si registrano nel periodo estivo (25-30%), non a caso quando la partenza per le vacanze pone il problema della presenza di un quattro zampe”.

E dunque, ti vogliamo dire di non adottare? Certo che no.
Ma ti vogliamo dire che l’adozione è un gesto davvero, davvero speciale.
Merita di non essere solo un gesto impulsivo, dettato dalle emozioni di un periodo dell’anno dove ci capita di farci prendere dalla tenerezza, o anche da un particolare desiderio di aiutare.
Merita di essere un gesto fatto nel momento più giusto per chi adotta e per chi viene adottato.
Perciò pensaci e adotta consapevolmente, in modo che sia per sempre.


Leggi anche: Un dispositivo anti abbandono anche per i pet

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Sara Stulle
Libera professionista dal 2000, sono scrittrice, copywriter, esperta di scrittura per i social media, content manager e giornalista. Seriamente. Progettista grafica, meno seriamente, e progettista di allestimenti per esposizioni, solo se un po' sopra le righe. Scrivo sempre. Scrivo di tutto. Amo la scrittura di mente aperta. Pratico il refuso come stile di vita (ma solo nel tempo libero). Oggi, insieme a mio marito, gestisco Sblab, il nostro strambo studio di comunicazione, progettazione architettonica e visual design. Vivo felicemente con Beppe, otto gatti, due cani, quattro tartarughe, due conigli e la gallina Moira.

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