sabato, Aprile 4, 2020
WHAAAT?

Gli studi più strani di gennaio

WHAAAT? Ogni mese vi proponiamo una veloce rassegna di studi scientifici e ricerche pubblicati negli ultimi trenta giorni che sembrano un po’ bizzarri, o le cui conclusioni o osservazioni possono sembrare controintuitive e anche un po’ strane. Ma non sorprendetevi troppo. La ricerca di base è anche questa e i risultati inaspettati o inconsueti sono all'ordine del giorno e sono altrettanto utili per procedere, aggiornare o rivedere le nostre conoscenze.

1) Se il Papa è in città calano gli aborti

Uno studio pubblicato su Journal of Population Economics ha individuato una correlazione statistica tra le visite papali nelle varie città in Italia e il calo degli aborti tra il terzo e il quattordicesimo mese successivi alla visita del Pontefice negli ospedali e nelle strutture sanitarie di quelle zone. I ricercatori hanno considerato 129 viaggi dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI tra 1979 e 2012. Andando poi ad analizzare il tasso di aborti negli ospedali di quelle città visitate, i ricercatori hanno registrato un calo tra il 10 e il 20% degli aborti (con i picchi segnalati quando, nelle varie omelie, i Papi citavano espressamente l’aborto). Al contrario, i tassi di natalità rimanevano più o meno costanti.

Non solo: le visite del Papa incrementerebbero anche le visite nelle Chiese. Gli studiosi ipotizzano anche una lettura di questa correlazione. Secondo loro il calo di aborti si può leggere come riduzione di gravidanze indesiderate, un calo che – a sua volta – può essere interpretato in una maggiore attenzione nelle coppie, soprattutto quelle credenti, nel non avere comportamenti capaci di portare a un aborto. Detto altrimenti: o le coppie hanno fatto ricorso ad anticoncezionali o all’astensione. Secondo gli autori lo studio andrebbe a confermare altre conclusioni simili che pongono l’evidenza sulla grande influenza della religione nelle scelte quotidiane di moltissime persone nel mondo. 

2) La nostra temperatura media si è abbassata?

La temperatura media degli esseri umani del XXI secolo si attesterebbe leggermente sotto i 37 gradi Celsius, per la precisione 36,6°C. Ma non è sempre stato così: nel XIX secolo eravamo più “caldi” di circa 0,45°C. Uno studio dell’Università di Stanford avrebbe infatti scoperto che la temperatura del corpo umano sarebbe costantemente in calo. Mettendo a confronto più di 677 mila rilevamenti di temperature scritti su registri medici e militari dal 1800 a oggi i ricercatori hanno calcolato che ogni decennio la temperatura media calerebbe di 0,03°C negli uomini e di 0,029°C nelle donne. Questo almeno nei pazienti e negli individui esaminati, tutti negli Stati Uniti, anche se di estrazione sociale ed etnica differente.

Da inizio ‘800 a oggi, quindi, mediamente la temperatura media corporea di un uomo è più bassa di 0,59°C, mentre quella di una donna sarebbe più bassa di 0,32°C. Ma perché questo accade? I ricercatori, guidati da Julie Parsonnet, stanno cercando di capirlo: i miglioramenti della medicina e del tenore di vita potrebbero aver contribuito a rendere differente la risposta fisiologica a microrganismi, batteri e virus.

3) Dimmi come balli e ti dirò chi sei

Secondo uno studio dell’University of Jyväskylä, in Finlandia, il modo in cui un individuo risponde alla musica e balla è totalmente personale. Talmente particolare da renderlo unico, come un’impronta digitale. I ricercatori finlandesi, coordinati da Emily Carlson, da anni fanno ricerca nel settore comportamentale utilizzando la motion capture technology, la stessa tecnologia che il cinema e i produttori di videogiochi utilizzano per catturare i movimenti degli esseri umani da “trasporre” in digitale. Gli studiosi puntavano a determinare alcuni parametri di movimento in grado di identificare automaticamente il tipo di genere musicale sottostante al “ballo” o comunque al movimento a ritmo di musica dei 73 individui che hanno perso parte allo studio.

Quello che ha stupito i ricercatori è che ciascuna persona ha mostrato un pattern di valori fisiologici unico, a prescindere dai generi musicali, tanto che il computer era quasi sempre in grado (al 94%) di identificare chi stesse ballando in quel momento. Quando invece il computer veniva testato sui generi, come dal progetto originale, esso falliva e riconosceva il genere solo il 30% delle volte. La ricerca apre la strada a miglioramenti nei software di riconoscimento? Probabilmente sì, ma ciò non è al centro degli interessi dell’equipe di studiosi finlandesi, più indirizzati a cercare di capire differenze sociali e culturali degli individui nel rispondere alla musica. 

4) Lupi da riporto

Che un cane sia particolarmente contento di correre dietro a una palla e anche di riportarla al padrone per continuare a giocare non è sorprendente. Quello che invece potrebbe sorprendere è che questa attività ludica piaccia anche ai cuccioli di lupo. Un gruppo di scienziati dell’Università di Stoccolma ha notato che lo spontaneo desiderio dei cani di rincorrere una palla per giocare è presente anche nei loro parenti più prossimi ma anche più selvatici: i lupi, appunto. I ricercatori hanno confrontato i comportamenti di cucciolate di cani e di lupi. Durante i test, gli studiosi sono rimasti molto stupiti dal vedere come non solo i cani, ma anche i piccoli lupi, inseguissero spontaneamente – ovvero senza essere addestrati a riguardo – giochi lanciati da persone completamente sconosciute. Non è solo una questione ludica, ovviamente. Questa risposta dei lupi a uno stimolo socio-comportamentale proveniente da un essere umano aggiorna le nostre conoscenze in materia e getta nuova luce su processi evolutivi e modificazioni avvenute nelle popolazioni di animali “antenate” di cani e lupi. Questi meccanismi potrebbero essere stati al centro dell’interazione tra i nostri antenati e gli antenati di questi animali, portando all’addomesticamento del cane. 


Leggi anche: Zanzare che odiano Skrillex e altre ricerche un po’ strane del 2019

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

Enrico Bergianti
Giornalista pubblicista. Scrive di scienza, sport e serie televisive. Adora l'estate e la bicicletta.

2 Commenti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: