giovedì, Settembre 24, 2020
IPAZIA

L’assistente visibile. Elisabetha Hevelius

Elisabetha Koopman Hevelius è la prima donna a essere ritratta dai suoi contemporanei mentre è intenta a osservare il cielo insieme al marito, l'astronomo Johannes Hevelius.

Quippe ad observationis Mulieres aeque at Viri idoneae. Uomini e donne sono egualmente portati per l’osservazione.

A scrivere queste parole è Johannes Hevelius, uno degli ultimi astronomi tradizionali, che preferì cioè l’osservazione del cielo a occhio nudo all’uso delle lenti. Ma scavando non troppo sotto la superficie di questa storia, scopriamo che Hevelius ha costruito tanti strumenti con l’aiuto della sua più valida collaboratrice, Catherina Elisabetha Koopman, poi Hevelius. Una ragazza che fin da piccola rimase così affascinata dalle stelle che ce la mise tutta per entrare a fare parte della comunità degli astronomi tedeschi del XVII secolo, riuscendoci sposando uno dei più noti astronomi del tempo.

Purtroppo abbiamo poche fonti che ci raccontano la vita di Elisabetha. La maggior parte delle notizie sul suo conto le possiamo ricavare dalle tantissime lettere di Hevelius che sono giunte a noi, una fitta corrispondenza con personalità come Edmund Halley, John Flamsteed e François Arago.

Nella maggior parte dei documenti postumi a Elisabetha, la troviamo ricordata come la prima astronoma della storia. Non è del tutto corretto. Elisabetha è stata, per quanto ne sappiamo ora, la prima donna a essere ritratta mentre esegue delle misurazioni con Hevelius in una stampa del 1673.

Se prendiamo la sola Germania, tra il 1650 e il 1720 le donne costituivano circa il 14% di tutti gli astronomi tedeschi. Benché queste non potessero accedere alle Accademie (all’Accademia di Berlino l’ingresso della prima donna avvenne solo nel 1949, Lise Meitner) e non vedere riconosciuto ufficialmente il loro impegno nella ricerca, le donne erano molto attive negli studi e osservatori domestici.

Una passione inconsueta, un incontro non casuale

Elisabetha nacque a Danzica, allora città della Lega Anseatica, il 17 gennaio 1647. Figlia di ricchi commercianti, sappiamo poco dell’educazione che ricevette da bambina.

Possiamo dire però che la sua passione per l’astronomia e la matematica, inconsuete per una bambina nel XVII secolo, la spinsero a voler conoscere a tutti i costi Hevelius, astronomo già di fama europea, che si considerava l’erede di Tycho Brahe.

Johannes Hevelius, dopo gli studi in legge, viaggiò per tutt’Europa per conoscere colleghi astronomi. Intrattenne rapporti con Marin Marsenne, Pierre Gassendi, Ismael Bullialdus. Purtroppo dovette rinunciare a un viaggio in Italia per conoscere Galileo, richiamato a Danzica dal padre per occuparsi della fabbrica di birra di proprietà della famiglia e degli affari della città – Hevelius era console e giudice.

Elisabetha e Johannes s’incontrano che Elisabetha era ancora bambina, l’astronomo allora era sposato con Katharina Rebeschke. Voleva poter vedere con i suoi occhi l’imponente Osservatorio che Hevelius aveva costruito con le sue sole forze sui tetti di tre case. All’epoca la maggior parte degli osservatori astronomici non erano annessi alle università e ogni astronomo si costruiva nella propria casa il suo, attrezzandolo di strumenti anche di sua invenzione.

La piccola Elisabetha rimase molto affascinata dall’Osservatorio e lo stesso Hevelius fu colpito dalla voglia della bambina di imparare quante più cose poteva. «Quando sarai più grande ti farò vedere le meraviglie del cielo» le disse.

Elisabetha Hevelius

Hevelius rimase vedovo nel 1662. Elisabetha, allora sedicenne, era più che mai decisa a entrare nella vita dell’astronomo per dare sfogo alla sua curiosità nello studio della volta celeste. Agli inizi di febbraio del 1663, Hevelius sposò la ragazza, nonostante i trentasei anni di differenza: il matrimonio le assicurò un ingresso sicuro nel mondo dell’astronomia. Ebbero quattro figli, un maschio che morì piccolo e tre figlie. La loro fu in fin dei conti un’unione felice.

Elisabetha divenne così collaboratrice del marito. Scriveva e parlava latino, era molto brava in matematica, il che fa supporre che assistette il marito anche nelle fasi successive alle osservazioni. Questa capacità nel far di conto stupì Hevelius.

La prima notizia di Elisabetha astronoma la troviamo nel Machina Coelestis, opera in due volumi pubblicati rispettivamente nel 1673 e 1679, in cui Hevelius descrive dettagliatamente gli strumenti goniometrici e i cannocchiali da lui costruiti per l’osservazione delle stelle e della Luna. La Luna fu il soggetto prediletto dall’astronomo tra gli anni Trenta e Quaranta e su cui aveva già pubblicato nel 1647 Selenographia, sive Lunae descriptio, descrivendo per primo la topografia del nostro satellite.

All’Osservatorio, Elisabetha aiutò il marito a usare il grande sestante in ottone per misurare la distanza angolare tra coppie di stelle. I primi di agosto del 1674 è lei che compie una prima misura su una coppia di stelle, misurazioni che verranno ripetute fino a inizio settembre. Hevelius poté raccontare a John Flamsteed, in una lettera del 1675, i tanti successi dovuti all’aiuto prezioso della conjugam meam charissimam, la sua amata moglie.

Visitatori illustri. Fuoco e fiamme

L’Osservatorio di Danzica, il migliore dell’epoca a detta dei cronisti, richiamò molto colleghi di Hevelius ed Elisabetha. Fra i tanti ci fu Edmund Halley che arrivò agli inizi dell’estate 1679. Halley era reduce dal suo soggiorno a Sant’Elena, dove aveva osservato per la prima volta nella storia le posizioni delle stelle dell’emisfero australe. Con Elisabetha ed Hevelius Halley misurò anche il diametro della Luna e i risultati furono pubblicati da Hevelius nell’Annus Climactericus nel 1685. Halley si trattenne dagli Hevelius per due mesi e nelle lettere ai colleghi ricordò la felice accoglienza da parte di Elisabetha. Ed Elisabetha approfittò del viaggio a Londra dell’amico per commissionargli la confezione di un abito di seta all’ultima moda inglese. Per saldare il debito Halley chiese l’invio in Inghilterra alcune copie dei libri di Hevelius.

Purtroppo però il 1679 per gli Hevelius terminò in modo spaventoso. Il 26 settembre scoppiò un incendio che distrusse totalmente la loro casa e l’annesso Osservatorio. Andarono distrutti tutti gli strumenti e buona parte dei registri con le misurazioni, così come la tipografia che Johannes aveva avviato per dare alla stampa i suoi libri. Hevelius racconterà l’evento nell’Annus Climactericus.

La notizia dell’incendio si sparse in fretta e girava voce che lo stesso Hevelius fosse morto durante la catastrofe. Non fu così ma la sua salute peggiorò molto e morì il 28 gennaio 1687, il giorno del suo settantaseiesimo compleanno.

L’ultimo lavoro

Dopo la morte del marito, Elisabetha si ritrovò sola e senza più la possibilità di poter lavorare come astronoma. Quindi s’impegnò per terminare l’ultima opera del marito, il Prodromus Astronomiae, nella quale Elisabetha raccolse il nuovo catalogo delle posizioni delle stelle su cui aveva lavorato con il marito. Vi si possono trovare undici nuove costellazioni rispetto ai cataloghi già pubblcati, sette delle quali sono ancora esistenti oggi. Per la stesura di questo testo, Elisabetha chiese l’aiuto della Royal Society, che si rifiutò. Tutto il lavoro di editing fu quindi sulle spalle della vedova Hevelius. Il Prodromus Astronomiae fu pubblicato nel 1690 in tre volumi.

Elisabetha morì il 22 dicembre 1693 e fu seppellita accanto a Hevelius. Per oltre ventisette anni fu spalla del marito nella vita e nella professione, andandosi ad aggiungere alle tante altre mogli che collaborarono con i rispettivi compagni fino a quando non le vennero riconosciuti i meriti dalle Accademie. Cioè molti e molti anni più tardi.


Leggi anche: Guadagnarsi il diritto di contare

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagini: Wikimedia Commons

2 Comments

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Serena Fabbrini
Storica della scienza di formazione, dopo un volo pindarico nel mondo della filosofia. Raccontare storie è la cosa che mi piace di più. Mi occupo principalmente di storie di donne di scienza, una carica di ispirazione che arriva da più lontano di quanto pensiamo. Nel tempo che mi rimane, mi diverto con gli amici del CICAP a scrivere e raccontare di misteri, scienza e fantascienza per il podcast del Comitato, RadioCICAP.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: