venerdì, Maggio 29, 2020
DOMESTICIRUBRICHE

Dopo la pandemia: sindrome post-isolamento in cani e gatti

L'isolamento non è facile per nessuno ma i nostri pet si stanno abituando ad averci sempre a casa. Il ritorno alla normalità, seppur graduale, non sarà semplice. Cosa aspettarci da loro?

A stretto contatto con noi da più di un mese e mezzo (per ora), ventiquattro su ventiquattro, senza la possibilità di separazioni, né di incontri con estranei. Nessuno esce di casa, nessuno se ne va a lavorare, non ci sono amici invitati a cena, né lunghe passeggiate all’aperto da fare, la casa non si svuota mai, non c’è solitudine: ecco la nuova routine dei nostri animali domestici.

Cani e gatti sono animali incredibilmente routinari, sono sensibili a ogni piccolo cambiamento e, nonostante possano essere con noi da anni, anche un solo mese di stravolgimento della consuetudine può essere fonte di stress. “Il gatto in particolare, è il più sensibile ad un cambio di routine e allo stress correlato – spiega a OggiScienza Angelo Gazzano, docente di etologia e fisiologia veterinaria all’Università di Pisa e presidente dell’Associazione Veterinari Esperti in Comportamento –. A volte una situazione di stress può essere causata da un banale spostamento dei mobili in casa, dalla presenza di un nuovo ospite o da una giornata di pulizie più intense. Basta anche solo questo per far diventare il gatto sfuggente, provocare dei comportamenti diretti sul proprio corpo (come leccamenti, strappamenti del pelo ecc), o addirittura patologie come la cistite da stress. È un animale delicatissimo…”.

Figuriamoci, poi, quando da un momento all’altro il gatto si trova a vivere in una casa in cui i proprietari sono stranamente sempre presenti (e magari la famiglia comprende qualche bambino rumoroso) e che domani si ritroverà inaspettatamente solo, di nuovo, per molte ore al giorno.

In questo periodo, il cane, invece, sembrerebbe passarsela meglio. Visto che è una delle poche scuse per poter uscire di casa, probabilmente farà passeggiate più frequenti. Di certo, però, brevi e prive di incontri ravvicinati con altri cani e con altre persone. “Il cane è un animale sociale per natura – spiega Gazzano – : in questo momento non gli pare vero di poter stare tutto il giorno con il proprietario! Però quello che viene a mancare è l’incontro con i conspecifici”.

Ebbene, una volta riaperte le porte e ripresa la vita di ieri, cosa dobbiamo aspettarci dai nostri cani e gatti? Saranno gli stessi di prima? I cuccioli adottati prima del Covid come vivranno il loro ingresso (tardivo) in società? E i cani con problemi comportamentali sapranno riprendersi? Anche Micio svilupperà ansia d’abbandono?

Vietato socializzare, ma poi?

Né cani né gatti hanno potuto socializzare al di fuori della propria famiglia in tutto questo periodo. Per loro, soprattutto in alcune età della vita, l’assenza di socializzazione inter e intraspecifica può risultare piuttosto grave nella sana crescita dell’individuo. E per alcuni è più grave che per altri.
Pensiamo a cani che hanno già qualche problema di socializzazione con i conspecifici, a tutti quelli che tendono ad essere impauriti dalle altre persone o dai rumori dell’ambiente. Ma soprattutto pensiamo ai cuccioli (di cani e gatti) che sono appena stati adottati e che sono esattamente nella cosiddetta “età sensibile”, cioè quella finestra tutta speciale in cui è necessario – per la loro salute e il loro equilibrio comportamentale che si rifletterà sul loro saper essere adulti competenti – poter affrontare, ad esempio, ospiti che entrano in casa.

E ancor più, per i cani, incontrare altri cani, conoscere esseri umani di aspetti differenti – adulti, bambini, uomini, donne, persone con l’ombrello, anziani col bastone ecc – e imparare a tollerare i rumori urbani, che se scoperti più in là con l’età, diventeranno necessariamente più difficili da capire e più spaventosi.

Un’interessante review dell’AmvaAmerican Veterinary Medical Association definisce la socializzazione in cani e gatti, soprattutto nei periodi sensibili, come parte fondamentale per il loro benessere. È durante questo periodo che la maggior parte dei cuccioli di cane e gatto mostra un elevato interesse a esplorare e giocare e minima paura nell’incontro con nuovi animali, persone, oggetti o nel vivere esperienze nuove. Studi  dimostrano che, al contrario, se vengono privati della socialità in questi periodi, potrebbero essere a rischio di sviluppare paure, aggressività o ipereccitabilità.

“L’esposizione a stimoli rilevanti durante il periodo sensibile – si legge nella review – dovrebbe iniziare con l’allevatore di cani o gatti prima delle 3 settimane di età e poi continuare con il proprietario adottante. Con un’esposizione appropriata cagnolini e gattini si sentiranno a loro agio e non mostreranno alcun segno di ansia o di difficoltà quando vengono maneggiati o quando incontrano persone e animali amichevoli non familiari. Cuccioli di cane e gattini timorosi o timidi dovrebbero poter sperimentare il mondo alla propria velocità, con ogni incontro sociale rafforzato con ricompense biologiche come cibo e gioco. Attraverso una continua esposizione a persone, luoghi e cose, molti continueranno a modificare i loro comportamenti di adattamento fino alle 20 settimane e oltre.”

Nei cani, i cuccioli sono i più sensibili all’apprendimento da esposizione a cani non familiari in un’età compresa tra le 3 e le 14 settimane. A 3 settimane di età occhi e orecchie sono ben sviluppate e i cuccioli sono in grado di iniziare a socializzare con gli animali e le persone che li circondano, oltre che di riconoscere le caratteristiche dell’ambiente in cui vivono. “Entro le 8-9 settimane di età – prosegue l’Amva – la maggior parte dei cani è neurologicamente sviluppata a sufficienza per essere pronta per iniziare a esplorare ambienti sociali e fisici non familiari. I dati mostrano che se ai cuccioli di questa età viene vietato fare esperienze sociali fino a dopo le 14 settimane di età, questi individui perdono flessibilità e possono anche sviluppare una paura che durerà per tutta la loro vita: possono sentirsi a loro agio in situazioni sociali estremamente ristrette, ma saranno timorosi e reattivi tra persone e animali non familiari o in ambienti esterni alla casa”.

Cane: aspettiamoci depressione e ansia da separazione

Una volta ripresa la vita normale anche cani normocomportamentali potrebbero sviluppare problemi legati alla separazione o qualche forma di depressione causate dal nuovo cambio di abitudini, con i proprietari che torneranno a passare molte ore fuori casa. E quei cani che già prima del Coronavirus avevano consolidati problemi legati alla separazione potrebbero mostrare una vera e propria regressione.

Inoltre, spiega Gazzano, “ci sono dei cani, comunemente di piccola taglia ma non solo, che tendenzialmente sono più portati di altri ad essere dipendenti dalla presenza del proprietario, animali che con il tempo si sono abituati a vederlo poche ore al giorno al rientro dalla giornata di lavoro e che ora invece sono a contatto tutto il giorno. È molto probabile che quei cani, dopo il ritorno normalità, manifestino dei segni di malessere fino ad arrivare a comportamenti ansiosi da separazione. Di solito i sintomi sono vocalizzi, abbai e ululati quando sono lasciati soli, distruzione di mobili e suppellettili nel tentativo di scaricare la tensione, anche manifestazioni organiche come diarrea, vomito e minzioni sparse per case. Alcuni cani possono stare male anche per molto tempo, purtroppo”.

Gatto: può soffrire di ansia da separazione?

Esiste l’ansia da separazione nel gatto? “Non è descritta così precisamente come nel caso del cane – precisa Gazzano – ma esistono problemi simili. Il fatto è che i gatti sono animali meno espliciti nella manifestazione del malessere e spesso il proprietario non se ne rende conto, fino a quando i problemi non si aggravano.

Quando cambia qualcosa nell’ambiente di casa, percepisce uno stimolo pericoloso o un cambiamento che lo preoccupa, il gatto può lasciare una marcatura urinaria: piccole gocce di urina particolarmente odorose. È in quel momento che il proprietario si accorge del problema e, purtroppo, spesso perde la pazienza: rinchiude il gatto, lo sgrida o lo punisce fisicamente. Però in questo modo l’animale va ancora più in ansia, e anche il proprietario diventa uno stimolo ansiogeno, da marcare. Quindi il gatto inizia a fare pipì sui suoi vestiti, ci fa le feci sopra, urina e fa le feci sul letto. E ovviamente il proprietario si arrabbia ancora di più e si innesca un circolo vizioso in cui l’ansia crea ancora più ansia”.

A dispetto della sua reputazione di solitario, gli scienziati hanno già indicato come anche il gatto desideri la compagnia del suo umano e possa soffrire della sua assenza. Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Uppsala e pubblicato su PLOS One ha rivelato che i gatti interagiscono più intensamente con il proprietario facendo un gran numero di fusa dopo una separazione di quattro ore rispetto ad una di soli trenta minuti e che questa reazione non dipende dalla necessità di essere nutriti, ma dalla gioia della presenza.

È chiaro, quindi che uno stato ansioso dovuto alla solitudine potrebbe succedere, per esempio, al ritorno alla normalità, nel momento in cui chi oggi è tanto a casa se ne va. Il proprietario che torna al lavoro, o il figlio che torna a vivere in un’altra città per riprendere gli studi all’università: il gatto è sensibile ad arrivi e partenze degli elementi del gruppo familiare e quindi aspettiamoci che queste dinamiche possano succedere.

“Poi ci sono quei gatti ancora più silenti – aggiunge l’etologo comportamentalista – e magari ridirigono il comportamento ansioso su se stessi e si strappano il pelo, si leccano fino a depilarsi tutta la pancia o mangiano poco: questi sono gatti che esprimono il loro stato ansioso con una forma meno produttiva, ma stanno comunque molto male”.

Meglio prevenire che curare: cosa fare ora

  • Cercare di mantenere il più possibile invariata la routine di pasti, uscite, momenti di gioco, il sonno ecc. / (cane e gatto)
  • Evitare ore e ore di coccole eccessive a cui i nostri animali non sono stati abituati prima / (cane e gatto)
  • Se abbiamo un cucciolo appena adottato o un cane adulto che ha timore dei rumori della città o di altri esseri umani possiamo inserire nella routine quotidiana da Covid degli audio: “Ci sono dei cd con registrazioni di pianti, voci di bimbi, urla, rumori di traffico ecc – spiega Gazzano – che possono essere fatti ascoltare ai cuccioli in modo da supplire a queste carenze ambientali. Presentando questi stimoli all’animale ora, probabilmente, una volta che torneremo alla vita normale, lui non ne sarà terrorizzato. L’abituazione agli stimoli può essere importante anche per il gattino” / (cane e gatto)
  • Cercare di creare delle distanze con il cane, lasciandolo ad esempio in una stanza, mentre noi ci muoviamo altrove o facendo delle finte uscite sul pianerottolo di casa / (cane)
  • Evitare di disturbare il gatto che si apparta andandolo a cercare per giocare o coccolarlo, ma lasciare che sia lui a cercarci con i suoi tempi / (gatto)
  •  “Possiamo anche farci aiutare dai feromoni, conclude Gazzano – il Feliway per il gatto e l’Adaptil per il cane, che possono essere di aiuto a fine isolamento per dare ai nostri animali una sensazione di maggiore tranquillità e benessere” / (cane e gatto)

Post Covid: cosa fare e non fare

Se abbiamo iniziato a giocare un po’ di più con i nostri animali in questo periodo, loro ne saranno molto contenti. Quindi, dopo il rientro al lavoro, cerchiamo di mantenere quei momenti di gioco e di non tornare alle vecchie pigre abitudini. Ma, se non è possibile, allora è il caso di ridurre gradualmente le attività che facciamo insieme a cani e gatti.

Se Fido o Micio dovessero darci segnali odorosi del loro senso di malessere, non reagiamo con punizioni e sgridate: “La cosa più difficile per me in questi casi – spiega Gazzano –è sempre far capire al proprietario che queste manifestazioni di ansia non sono mai capricci o dispetti che cane e gatto fanno e che intervenire con le punizioni peggiora lo stato psicologico dell’animale. È importante capire che il cane o il gatto lo fanno perché stanno veramente male e alcuni più di altri avranno bisogno di un rientro lento e graduale alla normalità.

Il cane, ad esempio si tranquillizza nel sapere che il proprietario tornerà e questa certezza del ritorno la possiamo dare lasciando al cane un segnale, uno stimolo discriminativo, che gli faccia capire che quell’uscita sarà seguita da un ritorno. Io consiglio al proprietario di mettere a disposizione un Kong pieno di cibo al cane quando sta sul divano tranquillo con il cane vicino, in una situazione pacifica, in modo che questo Kong diventi evocativo di una situazione di calma e di tranquillità. Poi il proprietario dovrebbe iniziare a fare delle uscite progressivamente più lunghe, sempre lasciando il Kong a disposizione. Via via, lavorando così, nel giro di parecchi giorni, il cane si rasserenerà e assocerà la presenza del Kong al fatto che di lì a poco il proprietario tornerà. Che siano un’ora o tre, poco importa perché il cane non ha un senso del tempo così preciso come il nostro. Così si stabilirà una nuova routine”.

In uno studio condotto da Chiara Mariti, con la collaborazione del professor Gazzano e altri, è stato indicato che le carezze prima di uscire e al rientro, non sono un problema e non agitano il cane, se non è affetto da ansia da separazione. Nell’indagine non sono stati riscontrati comportamenti che dimostrassero ansia né aumenti nei livelli di cortisolo nella saliva: “Fare le coccole al cane non è necessariamente pericoloso, ma può diventarlo in taluni casi ed è per questo che come consiglio generale è sempre bene non sottolineare in modo esagerato le uscite e i rientri con saluti eccessivi. Piuttosto aspettiamo che il cane si calmi e poi lo coccoliamo”.


Leggi anche: #Restiamoacasa, vivere l’isolamento con i cani

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografia: Pixabay

Sara Stulle
Libera professionista dal 2000, sono scrittrice, copywriter, esperta di scrittura per i social media, content manager e giornalista. Seriamente. Progettista grafica, meno seriamente, e progettista di allestimenti per esposizioni, solo se un po' sopra le righe. Scrivo sempre. Scrivo di tutto. Amo la scrittura di mente aperta. Pratico il refuso come stile di vita (ma solo nel tempo libero). Oggi, insieme a mio marito, gestisco Sblab, il nostro strambo studio di comunicazione, progettazione architettonica e visual design. Vivo felicemente con Beppe, otto gatti, due cani, quattro tartarughe, due conigli e la gallina Moira.

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