lunedì, Settembre 21, 2020
AMBIENTE

Consumo di carne e di prodotti animali in Italia

Un report appena pubblicato analizza gli ultimi dieci anni di zootecnia in Italia, dal numero e tipo di animali macellati al cambiamento dei consumi.

Basandosi su dati ISTAT, Eurostat e Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica, l’associazione animalista Essere Animali, ha pubblicato il 7 maggio 2020 un report dal titolo Dieci anni di zootecnia in Italia, che analizza il numero e la tipologia di animali allevati e macellati in Italia, il consumo di carne, pesce, latte e uova da parte degli Italiani e il cambiamento dei consumi dal 2010 a oggi.

Consumi in calo

Non solo per quanto dichiarato dall’OMS nel 2015 relativamente alla carne rossa (di cui abbiamo parlato qui), ma anche per le sempre più diffuse intolleranze e per una maggiore empatia verso gli animali, gli italiani negli ultimi 10 anni hanno consumato sempre meno carne e prodotti animali. Dal 2010 a oggi infatti, il consumo di carne pro capite annuale è diminuito di 5,4kg.

Per l’attuale emergenza sanitaria sono stati spesso accusati i wet market (ne abbiamo parlato qui) di avere delle responsabilità per i metodi di macellazione poco igienici e poco rispettosi della dignità dell’animale. A prescindere dall’effettiva responsabilità di questi mercati per la pandemia, ancora da chiarire, è certo che l’allevamento e la macellazione degli animali per il consumo di carne hanno suscitato diverse polemiche, anche nel nostro paese dove i wet market non esistono e la macellazione dovrebbe avvenire “causando la minore sofferenza possibile all’animale”. I casi di Brescia e Torino sono solo due tra i tanti casi in cui ciò non è per niente avvenuto.

Il report

La sensibilità verso questo tipo di argomenti è una delle cause che hanno portato gli italiani a consumare sempre meno carne e prodotti animali. Il report, dal titolo Dieci anni di zootecnia in Italia, ha analizzato come gli italiani abbiano negli ultimi 10 anni cambiato molto la loro alimentazione, preferendo per esempio le alternative vegetali al latte vaccino, consumando preferibilmente carne bianca o pesce alla carne rossa. Che sia per intolleranze o allergie alimentari, sempre più diffuse, o per una maggiore consapevolezza animalista, il totale di peso morto della carne macellata è diminuito nel tempo (39 milioni di quintali nel 2010 contro 35 milioni di quintali nel 2019). Non è diminuito, ma anzi, aumentato, il numero totale di capi macellati (559 milioni nel 2010 contro 597 milioni nel 2019). Questo perché gli animali che forniscono la carne bianca, come i polli, sono decisamente meno pesanti (anche 10 volte in meno) di quelli a carne rossa, come suini o bovini, e quindi sebbene sia diminuito il peso totale della carne macellata, è per forza di cose aumentato il numero di individui macellato.

Un altro motivo segnalato dal report per cui gli italiani hanno diminuito il consumo di certi tipi di animali è il cambiamento di mentalità. Tanti animali che erano considerati “da carne”, sono oggi considerati “d’affezione”. In passato infatti nel nostro Paese si consumava molta carne equina e di coniglio, mentre negli ultimi anni questi due animali sono passati a essere considerati sempre più animali da compagnia facendo sì che il consumo della loro carne sia diminuito drasticamente (67mila cavalli macellati nel 2010 contro 22mila del 2019; 24 milioni di conigli macellati nel 2010 contro 16 milioni del 2019).

I bovini e il latte vaccino

Per quanto riguarda i bovini c’è stato un netto calo della macellazione. Grazie al cambiamento delle abitudini alimentari sono stati macellati circa 2,6 milioni di capi nel 2019 contro gli oltre 3,8 milioni del 2010. Questo perché il consumo è passato da 23,7 kg pro capite a 17,2 kg. Secondo il report di Essere Animali, ciò è avvenuto perché la carne rossa e la classica “bistecca” sono passati a essere visti come un pasto “che si consuma ogni tanto” e non più come un pasto salutare. La carne bovina era consumata almeno una volta alla settimana dal 70% della popolazione nel 2010 mentre nel 2019 è solo dal 61%.

L’allevamento di mucche da latte è diminuito del 3%. È diminuita anche l’importazione di latte (-33%) e il consumo di latte pro capite: mentre nel 2010 se ne consumavano 54 kg l’anno, nel 2019 si registra un -15%, con 46 kg. Il consumo dei formaggi è invece rimasto stabile (23 kg l’anno). La sempre maggiore presenza di intolleranze al lattosio e il cambiamento di opinione relativamente al latte di buona parte della popolazione hanno spianato la strada al consumo di bevande vegetali. Secondo i dati ISTAT, le persone che consumavano latte almeno una volta al giorno nel 2010 erano il 58%, nel 2019 il dato è sceso al 48%.

Carne suina e salumi

Per quanto riguarda la carne di maiale il consumo pro capite è rimasto abbastanza invariato: circa 38 kg l’anno. Circa il 45% degli italiani la consuma almeno una volta alla settimana. Ciò che è cambiato è il numero di capi macellati, che è diminuito di circa 2 milioni (13 milioni di animali macellati nel 2010 contro gli 11 del 2019). Questo confermerebbe la tendenza ad allevare animali sempre più pesanti.

Relativamente ai salumi anche qui i dati sono invariati nella decade: tanto nel 2010 quanto nel 2019 circa il 60% degli italiani li consuma almeno qualche volta a settimana.
Dal report di Essere Animali emerge che in un anno vengono prodotti circa 8 milioni di prosciutti in Italia, ciò significa che circa un maiale allevato su due diventa un Prosciutto di Parma. Gli allevamenti sono prevalentemente intensivi.

Carni bianche e uova

Le carni bianche hanno registrato un incremento nei consumi nell’ultimo decennio: dai 18kg consumati pro capite nel 2010 ai 19,7kg del 2019. I polli macellati sono aumentati di circa 50 milioni di unità l’anno (+11%). Il consumo pro capite di uova è rimasto stabile intorno ai 14kg l’anno. Nel tempo è aumentata molto la consapevolezza del consumatore, che preferisce sempre di più uova da allevamento biologico.

Ovini, conigli ed equini

La macellazione degli ovini è diminuita drasticamente con circa 3 milioni di animali macellati in meno (5,7 milioni nel 2010, 2,8 milioni nel 2018). Il consumo pro capite è sceso sotto il chilo l’anno.

Anche il consumo di conigli è calato molto. I conigli macellati sono diminuiti del 30%. Come abbiamo visto, ciò è dovuto al fatto che sono sempre più considerati animali d’affezione. Circa il 60% degli allevamenti del maggiore polo italiano (nel trevigiano) ha chiuso negli ultimi 5 anni. Stesso discorso vale per i cavalli: le macellazioni sono diminuite del 70% negli ultimi 10 anni.

Pesce

Il consumo di pesce è aumentato negli ultimi 10 anni: da 20,9 kg pro capite a 30,9 kg pro capite. Insieme alla carne bianca, il pesce è andato sempre di più a sostituire l’apporto proteico nella dieta degli italiani in sostituzione alla carne rossa. La crescente domanda di pesce ha portato a un aumento dell’acquacoltura e a un calo del pesce pescato.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

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Francesca Zanni
Ho frequentato un corso di Giornalismo Culturale e tre corsi di scrittura creativa dopo una laurea in Storia Culture e Civiltà Orientali e una in Cooperazione Internazionale. Ho avuto esperienze di lavoro differenti nella ricerca sociale e nella progettazione europea e attualmente mi occupo di editoria. Gattara, lettrice accanita e bingewatcher di serie TV.
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