sabato, Dicembre 5, 2020
AMBIENTESALUTE

Fumo e impatto ambientale

Il fumo di tabacco e la sua industria mettono in pericolo anche l’ambiente. In occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco 2020, vediamo per quali ragioni

Fumare non fa solo male alla salute, ma ha anche un forte impatto sull’ambiente. E siccome l’inquinamento ambientale ha, a sua volta, un impatto negativo sul nostro benessere psicofisico, il fumo ci fa ancor più male di quello che molti di noi pensano. Nel tempo, le prove scientifiche che le cose stiano in questi termini si sono accumulate sempre più e non lasciano adito a dubbi sull’opportunità di decidere di smettere di fumare anche per ragioni ecologiche.

L’impatto delle tecniche agricole

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è ampiamente interessata al problema e, in un documento di sintesi, ha posto l’accento su una serie di questioni che riguardano aspetti collegati all’industria del tabacco. Per esempio, si sottolinea come le tecniche agricole impiegate nella produzione del tabacco comportino alcuni problemi. Vengono utilizzati ampi appezzamenti di terreno sottratti ad altre colture necessarie per il fabbisogno alimentare. Inoltre, solitamente, la coltivazione del tabacco è condotta senza prevedere rotazione con altre colture, in forma di monocoltura, e questo comporta la necessità di far uso di ingenti quantità di agrofarmaci, per fronteggiare l’attacco di parassiti e malattie.

Come riferisce sempre l’OMS, si tratta talvolta di prodotti ritenuti dannosi per l’uomo e l’ambiente, tanto da essere stati banditi in alcuni stati. Nei paesi in via di sviluppo non è purtroppo raro che questi prodotti vengano, inoltre, sparsi e nebulizzati da parte degli agricoltori senza le dovute protezioni, causando problemi di salute anche gravi ai lavoratori (spesso sottopagati e sfruttati e a volte bambini, visto che in questo settore vi è la gravissima piaga del lavoro minorile) e al resto della popolazione.

La deforestazione

La coltivazione del tabacco ha sottratto, inoltre, ingenti quantità di foreste, soprattutto tropicali (le stime parlano di 1,5 miliardi di ettari persi dagli anni settanta del secolo scorso), contribuendo all’aumento delle emissioni di gas serra e a una forte perdita di biodiversità. Alla deforestazione contribuisce anche l’ingente impiego di legno da parte dell’industria del tabacco, come combustibile o materiale di partenza per carta, imballaggi e altro.

Emissioni di gas serra e altri inquinanti

Nelle fasi relative alla manifattura dei prodotti e al loro trasporto sono, inoltre, emesse quantità notevoli di gas serra, che contribuiscono al peggioramento della crisi climatica in atto, oltre a numerosi altri inquinanti dell’aria. I residui della combustione delle sigarette sono inoltre legati al peggioramento della qualità dell’aria, anche nella forma di fumo passivo o fumo di terza mano.

Rifiuti collegati al fumo: l’impatto dei mozziconi

Diversi studi hanno posto l’accento sull’impatto ambientale dei rifiuti legati al fumo. Pensiamo, per esempio, ai mozziconi, che non sono solo un fastidioso e antiestetico problema per città, spiagge e campagne, ma una vera e propria fonte di inquinamento. Già dieci anni fa uno studio dell’ENEA metteva in guardia sulla diffusione di numerose sostanze tossiche nell’ambiente tramite i mozziconi, che sono fonte di moltissimi inquinanti. Recenti ricerche completano e aggravano il dato, ponendo l’accento sulla riduzione della crescita delle piante correlata con le cicche di sigaretta.

I mozziconi, che si degradano molto lentamente, possono creare problemi a diverse specie animali, comprese quelle marine, che se ne cibano per errore. Lo scorso anno ha suscitato scalpore la foto scattata dalla fotografa naturalista Karen Mason che ritraeva un esemplare di becco a cesoie americano (Rynchops niger), un uccello marino, mentre nutriva il proprio pullo con un mozzicone, probabilmente scambiato per un verme. Nell’ambiente, i moltissimi mozziconi che ogni anno vengono dispersi rappresentano un’importante fonte di inquinamento, come illustra uno studio dell’Università Federico II di Napoli, i cui risultati preliminari indicano una lunga permanenza nei terreni di diverse sostanze contenute nelle cicche, che si degradano nella componente cartacea piuttosto velocemente, mentre così non si può dire per altre componenti, come quella plastica.

I dati sull’impatto ambientale del fumo, dei rifiuti a esso correlati e dell’industria del tabacco sono in continuo aggiornamento, ma il quadro che emerge consente di affermare con sicurezza che smettere di fumare è un gesto con il quale possiamo contribuire al nostro benessere e a quello del nostro pianeta nel suo complesso.


Leggi anche: Fumo passivo: non facciamoci rubare l’aria

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

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Anna Rita Longo
Insegnante, dottoressa di ricerca e science writer. Membro del board di SWIM - Science Writers in Italy e socia effettiva del CICAP - Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze
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