domenica, Settembre 20, 2020
SALUTE

Sindrome da ovaio policistico: riguarda una donna su dieci e non esiste una vera e propria cura

L’acronimo è PCOS. I criteri per la diagnosi sono stati a lungo controversi, si manifesta durante la pubertà e può portare nel lungo periodo ad infertilità, disturbi metabolici e all’insorgenza di alcuni tipi di cancro.

Irsutismo e acne da iperandrogenismo, oligo-anovulazione, insulinoresistenza, cisti ovariche, sindrome di Cushing e tumori surrenalici o ovarici. O in altre parole: aumento dei peli, soprattutto in zone dove di solito alle donne non crescono, come ad esempio sul viso. Ciclo inesistente o fortemente irregolare, con circa una mestruazione ogni due-tre mesi. Scarso assorbimento del glucosio nelle cellule, il quale resta nel sangue tramutandosi in grasso e provocando spesso debolezza e spossatezza. Infertilità.

Questi sono i sintomi della sindrome da ovaio policistico. Colpisce dal 5% al 10% di tutte le donne tra i 12 e i 45 anni. Nonostante venga studiata da molto tempo, non esiste una definizione della PCOS universalmente accettata, e negli anni questo ha portato molta confusione sia in fase di diagnosi che nella sperimentazione clinica. Nel 2003 sembra essere stato raggiunto un accordo: il gruppo di studio sulla PCOS formato dalla Rotterdam ESHRE-European Society of Human Reproduction and Embryology e dall’ASRM-American Society or Reproductive Medicine ha stabilito che per la diagnosi occorre il manifestarsi di almeno due tra i sintomi citati. Occorre anche considerare come il quadro clinico vari nel corso della vita delle pazienti: nelle donne più giovani i problemi consistono soprattutto in irregolarità mestruali, irsutismo e acne; nelle donne più mature si presentano spesso diabete, aborti spontanei e ipertensione.

Squilibri ormonali e infertilità

La PCOS insorge in età puberale e nella metà dei casi il fattore genetico è preponderante. Il sintomo più comune è quello dell’irregolarità mestruale, che affligge l’80% delle pazienti. Da solo tuttavia non basta per la diagnosi, ma necessita di un’approfondita visita ginecologica  per essere collocato all’interno del quadro clinico generale. Gli altri sintomi, i cosiddetti disturbi endocrinologici, sono l’iperandrogenismo – che si presenta nel 60% dei casi, e l’obesità, che colpisce quasi una donna su due. Accanto a questi abbiamo disturbi metabolici, quali intolleranza al glucosio, diabete mellito, aumento del colesterolo e trigliceridi nel sangue, rischio di coaguli nel sangue, problemi cardiovascolari e ipertensione.

Possiamo considerare tutta la sintomatologia come una reazione a catena, ma non si sa quale sia il fattore scatenante. Nelle donne affette da PCOS è presente un forte squilibrio a livello degli ormoni sintetizzati a carico dell’ipofisi. Si tratta dell’LH e dell’FSH, e insieme concorrono alla produzione di testosterone e a un buon funzionamento delle gonadi femminili, le ovaie. Tale squilibrio ormonale comporta molto spesso un eccesso di peli in varie parti del corpo: il labbro superiore, il mento, il solco intermammario, gli avambracci, la pancia, le cosce e le gambe. Oltre a ciò, provoca acne, caratterizzata da fastidiosi comedoni, e più raramente alopecia, una perdita diffusa dei capelli.

In mancanza dello stimolo ormonale, inoltre, il processo dell’ovulazione non può avvenire. I follicoli ovarici contenenti l’ovulo dovrebbero rompersi, lasciandolo libero di seguire il suo corso verso le Tube di Falloppio e l’utero, ma ciò non succede: continuano  invece ad aumentare di volume provocando le cisti follicolari, visibili con un’ecografia transvaginale, le quali di solito si riassorbono nel giro di qualche settimana.

La mancanza di ovulazione cronica rende la PCOS una delle cause principali di infertilità femminile, con una riduzione delle probabilità di gravidanza e un aumento della possibilità di aborto spontaneo. E ancora: l’anovulazione, insieme ad altri fattori, quali obesità e insulinoresistenza, è stata associata in vari studi all’insorgere del carcinoma dell’endometrio.

Insulinoresistenza: effetti a breve e lungo termine

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che si occupa del trasporto del glucosio dal sangue alle cellule. Nelle donne affette da PCOS questo meccanismo presenta delle problematiche: le cellule non ricevono abbastanza glucosio (questo però non ne intacca la crescita), il quale si trasforma in grasso, soprattutto addominale. L’insulinoresistenza e il conseguente aumento di peso portano a sviluppare un’intolleranza al glucosio nel 40% dei casi e creano la base per l’insorgere, in età più avanzata, del diabete mellito di II tipo.

L’insulina agisce inoltre direttamente sulle cellule delle ovaie, attivando un enzima chiave nella produzione degli androgeni. Potenzia inoltre la sintesi di questi ultimi a carico dell’LH, l’ormone ipofiseo che concorre alla sintetizzazione del testosterone libero.

Produzione di insulina e sintetizzazione ormonale sono molto collegati. Proprio per questo si parla di sindrome e non di malattia: l’eziopatogenesi della PCOS è di tipo multifattoriale, e tutti i fattori agiscono determinando un vero e proprio circolo vizioso che porta, alla fine, al quadro generale.

Trattamento

L’approccio terapeutico attuale prevede che ci si concentri sul disturbo per cui la paziente si reca dal medico. La terapia, quindi, può essere volta alla cura dell’irsutismo, alla regolazione dei cicli mestruali e all’induzione dell’ovulazione nelle pazienti che vogliono ottenere una gravidanza. Talvolta vengono utilizzati anche dei farmaci per il trattamento dell’insulinoresistenza.

Per i primi due sintomi, vengono di solito prescritti degli estroprogestinici: la classica pillola contraccettiva. Questa però ha solo un’azione “cosmetica” sulla regolarizzazione del ciclo: si tratta di una terapia che, una volta interrotta, comporta la ripresa della sintomatologia. A questo proposito però bisogna considerare il beneficio che deriva per la donna dalla scomparsa di acne e irsutismo. La PCOS infatti non è solo una sindrome clinica, ma ha risvolti psicologici molto importanti: veder scomparire dei sintomi così legati alla percezione del proprio aspetto fisico non è da poco. L’utilizzo della pillola aiuta inoltre a prevenire il cancro all’endometrio, causato come dicevamo dalla condizione cronica di anovulazione. Se invece la paziente vuole avere una gravidanza, bisogna indurre farmacologicamente l’ovulazione: la possibilità in questo caso di restare incinta è del 20% circa.

Parlando di insulinoresistenza, la terapia farmacologica ha ancora degli aspetti controversi, mentre un cambiamento delle abitudini della paziente danno nella maggior parte dei casi dei buoni risultati: le prime indicazioni in assoluto che vengono date alle donne affette da PCOS sono, infatti, il controllo del peso, l’attività fisica costante e un’alimentazione controllata: pochi zuccheri, carboidrati a basso indice glicemico, tante fibre e preferenza per alimenti ricchi di grassi monoinsaturi e polinsaturi (olio extravergine di oliva, pesce azzurro, frutta secca, ecc.). Nelle pazienti obese una riduzione del peso corporeo è infatti spesso un grande passo avanti nell’eliminazione di alcuni sintomi. Lo stesso discorso non vale al contrario per le donne normopeso, che però sono invitate a seguire comunque un’alimentazione corretta.

Abbiamo visto come la sindrome dell’ovaio policistico comporti degli scompensi notevoli a livello fisico. Non dimentichiamo però che tutti questi sintomi influiscono anche sulla sfera emozionale e psicologica: umore incostante dovuto agli sbalzi ormonali, bassa autostima. Le donne affette da PCOS sono inoltre soggette molto spesso a crisi d’ansia e depressione. Non a caso esistono tante associazioni in tutto il mondo che si occupano di offrire supporto medico e psicologico: PCOS-Italia, LotusFlower – che volendo invia periodicamente una newsletter con delle ricette, confermando quanto sia importante in questo caso l’alimentazione, la PCOS Awareness Association, la PCOS Challenge: The National Polycystic Ovary Syndrome Association, e così via. Tutte con l’obbiettivo di stringersi intorno alle donne affette dalla sindrome dell’ovaio policistico, in modo da farle sentire meno sole e dar loro la forza di portare avanti tutti quegli accorgimenti che nel breve termine sembrano inutili (che sarà mai un pezzetto di cioccolata, o una bevanda zuccherata?) ma a lungo andare danno i loro risultati.


Leggi anche: Cellule staminali e fertilità: a che punto siamo

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Francesca Zavino
Laureata in filosofia, ho fatto il mio ingresso nel mondo della scienza grazie al Master in Comunicazione Scientifica alla Sissa di Trieste. Quello che più mi interessa è avere uno sguardo aperto, critico e attento sull'attualità e sul mondo scientifico, grazie ai mezzi che la filosofia mi ha fornito durante gli anni
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: