domenica, Maggio 31, 2020

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Bestie e petardi

ANIMALI - Si avvicina il Capodanno, e oltre a pensare ai buoni propositi puntualmente disattesi, prepararsi per l’abbuffata, e cercare...

Quando il topo si innamora del gatto è colpa del parassita

CRONACA - Partick House, Ajai Vyas e Robert Sapolosky scoprono il funzionamento del Toxoplasma gondii, che infetta i topi ma si riproduce nei gatti. È affascinante osservare come un'infezione possa spingere un topo ad amare un gatto. Pare che sia quello che succede quando un topo viene infettato dal Toxoplasma gondii, un parassita del cervello che, nonostante non disdegni il piccolo roditore come casa temporanea, può riprodursi sessualmente solo se si trova nel corpo del gatto. Una ricerca pubblicata su PLoS One e condotta in collaborazione tra università della California e di Singapore, spiega il meccanismo: anche se normalmente l'istinto del topo gli dice di scappare al più presto quando percepisce l'odore di un felino, quando il suo cervello è infettato dal parassita, è spinto ad avvicinarsi piuttosto che ad allontanarsi da quell'odore, sinonimo di pericolo. Dato che il Toxoplasma gondii può riprodursi solamente nel gatto, induce il suo ospite a modificare l'atteggiamento istintivo di fuga manipolandone il cervello. Non altera il senso dell'olfatto, ma piuttosto stimola quella parte del cervello deputata a “sentire” attrazione sessuale. In particolare in presenza di urina del gatto, il topo si sente attirato sessualmente e si avvicina. Risultato: il topo si “innamora” del gatto. Il gatto mangia il topo infetto. Toxoplasma può riprodursi.

Capire il cane: tutta questione di narici

CRONACA - Sono tutti italiani i sei ricercatori del Centro Mente e Cervello dell'Università di Trento e del Dipartimento di Produzione Animale dell'Università di Bari – Marcello Siniscalchi, Raffaella Sasso, Anna Pepe, Salvatore Dimatteo, Giorgio Vallortigara e Angelo Quaranta – che hanno condotto lo studio sul comportamento olfattivo dei cani, pubblicato su Animal Behaviour. La lateralizzazione cerebrale (cioè la divisione di competenze tra i due emisferi del cervello) è stata confermata in diverse specie non umane, compreso il cane, ma, se gli studi sui canidi si sono concentrati sulla vista e sull'udito, gli autori di questo studio hanno invece voluto focalizzare l'attenzione sull'olfatto che, di fatto, è il senso dominante per ogni cane

Fido, mon amour!

LA VOCE DEL MASTER - Cha sia un europeo, un bastardino o completo di rinomato pedigree, un animale domestico cambia...

Le siringhe volanti

In Giappone, studiando la proboscide delle zanzare, è stata realizzata un nuovo tipo di siringa "indolore". Ogni giorno viene utilizzata da 600mila diabetici. Ce...

Il cervello più antico

ANIMALI - Il primo cervello comparso sulla Terra potrebbe essere molto più antico di quanto creduto finora: addirittura 200 o 300 milioni di anni più vecchio. La prova? Nella minuscola larva di un idrozoo, Clava multicornis, uno cnidario e dunque parente stretto di meduse, coralli e anemoni di mare, diffuso soprattutto nelle acque del mare del Nord e del canale della Manica. Stiamo parlando di una larva d'aspetto vermiforme, con un corpo affusolato ma leggermente rigonfio a un'estremità, capace di muoversi sul fondo marino strisciando su quella che potremmo definire parte ventrale (benché gli cnidari siano privi di un sistema digerente, e dunque di un ventre propriamente detto). Una larva che, dicono gli esperti, tende a muoversi seguendo stimoli luminosi (fototropismo), pur non avendo occhi
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