lunedì, Aprile 19, 2021

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Meglio una birra o un caffé?

Se re Artù partisse oggi alla ricerca del Sacro Graal, la coppa che assicurava la vita eterna, spererebbe di trovarci dentro una birra fresca piuttosto che un caffé espresso.
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Aragoste giovani, aragostelle vecchie

CRONACA - Per la comprensione delle dinamiche di popolazione e la previsione degli andamenti demografici futuri, oltre alla dimensione di una popolazione in un dato momento, è fondamentale conoscerne la distribuzione delle età degli individui che la compongono. E' infatti noto che sia l'aspettativa di vita che la fecondità (ad esempio, il numero medio di figli generati) variano considerevolmente al variare dell'età. Per diversi gruppi di organismi la determinazione dell'età è relativamente semplice grazie alla comparsa e all'identificazione di alcuni tratti età-specifici, mentre in altri ne è possibile una stima attendibile sulla base dell'esistenza di strutture che riflettono la crescita annuale, quali gli anelli di crescita del fusto delle piante legnose o quelli del tutto simili presenti nelle scaglie epidermiche dei pesci. In molti altri taxa, in particolare se non particolarmente longevi, di piccole dimensioni e non in possesso di strutture simili agli anelli di crescita, la determinazione dell'età è molto più difficoltosa. E il problema è ancora più accentuato per le specie che compiono una muta periodica dell'esoscheletro, come i crostacei

La “maledizione della madre”

SALUTE - Nonostante sia femmina e sia capitata dalla parte "fortunata" della barricata, mi inquieta lo stesso. Le statistiche mostrano chiaramente che le donne vivono più a lungo degli uomini (e non solo fra gli esseri umani: si tratta di una tendenza diffusa nel regno animale). Un team anglo-australiano ha ora trovato dei meccanismi genetici che potrebbero spiegare il fenomeno. La cosa inquietante è che le mutazioni responsabili vengono trasmesse solo dalle madri e in più hanno effetto solo sui maschi. Gli scienziati l'han chiamata la "maledizione della madre". Caspita.

Ti manca il fiato per salire le scale? Forse la colpa è dei telomeri troppo corti

SALUTE - Quando invecchiando si fa sempre più fatica a fare sforzi fisici e manca il fiato salendo le scale, beh, forse la colpa è dei cromosomi delle cellule che sono diventati troppo corti. Un articolo pubblicato sulla rivista Mechanisms of Ageing and Development ha messo in correlazione la lunghezza dei telomeri (le estremità dei cromosomi) con la capacità di svolgere sforzi fisici. I telomeri sono la parte finale dei cromosomi e sono importanti nella fase di divisione cellulare. Tendono ad accorciarsi con l'invecchiamento perché ad ogni replicazione del DNA diventano sempre più corti, al punto che qualcuno ha pensato di utilizzare la lunghezza dei telomeri come parametro per conoscere l'età biologica. Il meccasismo molecolare che sta alla base di questo processo però non è ancora chiaro e molti gruppi di ricerca ci stanno lavorando

La fonte della prolungata giovinezza

SALUTE - Cellule che ringiovanisco: ci siamo. A infrangere questa barriera finora impenetrabile è riuscito un gruppo di ricercatori francesi. Alcuni pazienti ultracentenari si sono prestati alla causa scientifica (con una posta in palio del genere, chi non l'avrebbe fatto?) donando delle cellule: queste sono poi state riprogrammate in laboratorio attraverso una cura di 'ringiovanimento', che ha permesso loro di recuperare le caratteristiche di cellule staminali embrionali, capaci di differenziarsi in cellule di ogni tipo di tessuto umano. Questo risultato rappresenta un importante progresso nella ricerca sulle staminali pluripotenti (che mantengono, cioè, capacità proliferative durante tutta la vita dell'individuo), e un ulteriore passo in avanti per la medicina rigenerativa.

Più in forma più a lungo, senza le cellule anti-tumore?

SALUTE - La vita, si sa, è spesso questione di compromessi, e non solo nei rapporti familiari o di lavoro. Anzi, i compromessi iniziano proprio dalla biologia e così può accadere che un tipo particolare di cellule - o meglio cellule che si trovano in una particolare condizione, adatta a ostacolare i tumori - si rivelino responsabili di alcuni fastidiosi fenomeni legati all'invecchiamento, come la perdita di tessuto muscolare e di tessuto grasso o la comparsa di cataratta. Le cellule in questione sono chiamate senescenti e a indicare un loro ruolo nel processo di invecchiamento è uno studio - svolto sui topolini, meglio dichiararlo subito - appena pubblicato su "Nature" da ricercatori del Mayo Clinic College of Medicine e dell'Università di Groningen. Che sono anche riusciti a regalare ai loro topolini qualche mese extra di giovinezza grazie a un ingegnoso sistema in grado di uccidere le cellule senescenti

Disannuncio

CRONACA - Nel luglio 2010 si è parlato molto della ricerca di Paola Sebastiani e Thomas Perls dell’Università di Boston, in collaborazione con Annibale Puca, dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Cnr di Milano (Itb-Cnr), pubblicata su Science. In un migliaio di centenari, erano state identificate 150 mutazioni genetiche che proteggono dalle malattie dell’invecchiamento. Quattro mesi dopo tuttavia, il direttore di Science esprimeva la sua "preoccupazione" e avvertiva che le critiche erano piovute fitte e motivate. In particolare, quelle mutazioni erano state trovate in laboratori diversi - un "subappalto" frequente che consente di risparmiare tempo e denaro, e l'analisi bio-statistica dei risultati non aveva tenuto conto delle differenze nei metodi e negli strumenti utilizzati.
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