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Gli “universali” del cervello che legge

CRONACA - I circuiti attivati nel cervello per leggere un testo in cinese e uno in francese, o in un’altra lingua alfabetica, sono gli stessi, come hanno dimostrato i ricercatori guidati da Stanislas Dehaene del National Institute of Health and Medical Reserach in Francia in uno studio pubblicato su PNAS . Identiche inoltre non sono solo le aree coinvolte ma anche i due network, quello visivo e quello motorio, presi in considerazione dallo studio, anche se con intensità differenti tra ideogrammi e alfabeto. Aver considerato occhio e mano – e non udito, come nelle ricerche precedenti – ha quindi permesso di dare una svolta ai circuiti cerebrali in funzione e alle caratteristiche universali della lettura. Per comprendere meglio questi processi e i risvolti pratici dello studio abbiamo intervistato Alfonso Caramazza, direttore del Laboratorio di neuropsicologia cognitiva dell’Università di Harvard e del Centro Interdipartimentale Mente–Cervello dell’Università degli Studi di Trento.

Le metafore che ingannano il cervello

CRONACA - Quando qualcuno ci dice che ha avuto una giornata dura, cosa sentiamo sotto le dita? Niente? Sicuri? Uno studio appena pubblicato suggerisce invece che il cervello possa ricreare esperienze sensoriali per aiutarci a capire le metafore comuni. Linguisti e psicologi hanno dibattuto a lungo su quanto le aree del cervello che mediano le esperienze sensoriali dirette siano coinvolte nella comprensione delle metafore. George Lakoff e Mark Johnson, in un lavoro che è presto divenuto un punto di riferimento nel campo della linguistica, Metaphors we live by (libro non ancora tradotto in italiano), hanno mostrato che il linguaggio quotidiano è pieno di metafore, alcune delle quali sono così familiari (come 'una giornata dura') che potrebbero non sembrarci particolarmente nuove o singolari. I due sostengono che la comprensione delle metafore è fondata sulle esperienze sensoriali e motorie

Verso l’Intelligenza Artificiale, giocando

Anche se un po' datato il Test di Turing è ancora un caposaldo (quasi un monito) nel campo dell'Intelligenza Artificiale: avremo una macchina davvero pensante quando questa sarà in grado di parlare con noi, cioè quando costruiremo un complesso hardware-software capace di padroneggiare il linguaggio simbolico. Pochi mesi fa ha fatto notizia a questo proposito l'impresa di Watson, il supercomputer della IBM che a Jeopardy! (un gioco televisivo popolare in USA) ha battuto due campioni in carne e ossa: non si può ancora affermare che la macchina comprendesse le domande nel modo in cui le intendiamo noi, non più di quanto un chatterbot possa capire quello che gli chiediamo, per quanto, in entrambi i casi, la risposta ci possa soddisfare o meno. Watson ha però dimostrato che, sia per gli uomini che per le macchine, per estrarre informazione non c'è niente di meglio del linguaggio.

La grammatica del fringuello

LA VOCE DEL MASTER - Chi pensava che il linguaggio e le sue regole grammaticali (sintassi) rendessero l’Homo sapiens unico nel mondo animale si deve ricredere. A farci compagnia e a condividere con noi questa caratteristica “superiore” sono i fringuelli. La capacità di questi uccelli di sviluppare una loro grammatica condivisa all’interno della specie è stata dimostrata da uno studio pubblicato su Nature Neuroscience (qui) dai ricercatori Kentaro Abe e Dai Watanabe dell’Università di Kioto in Giappone. Sebbene molti animali (come i cani, i pappagalli o le scimmie) siano in grado di comunicare e riconoscere l’associazione fra parole ed oggetti, sembrava che solo gli uomini (e probabilmente le balene) avessero la capacità di costruire e comprendere sequenze di sillabe o parole organizzate gerarchicamente secondo regole grammaticali ben precise e condivise. I risultati della ricerca giapponese hanno dimostrato che questa qualità è propria anche dei fringuelli, attraverso una serie di esperimenti sofisticati quanto ingegnosi.

Le conseguenze della metafora

NOTIZIE - A prima vista le conclusioni possono sembrare un po’ ovvie: le metafore che vengono usate per descriverlo alterano fortemente le opinioni che possiamo avere su un dato argomento. In realtà la ricerca pubblicata ieri da Lera Boroditsky e Paul Thibodeau della Stanford University mette in evidenza alcun effetti piuttosto singolari, che potrebbero essere efficacemente usati per persuadere la gente a pensarla in un certo modo (il che non è necessariamente un bene).

La melodia del parlato

NOTIZIE - Ci sono persone che quando parlano ti incantano. Il suono delle parole, il ritmo del discorso, il tono della voce, ogni singolo ingrediente sembra fatto per catturarti piacevolmente. Si tratta di una caratteristica che tutti, in modo più o meno evidente, possediamo: gli scienziati l’hanno chiamata prosodia ed è determinata dall’insieme dell’intonazione del discorso, il ritmo, la velocità, la frequenza del suono e la qualità della voce, tutti elementi che servono a veicolare il passaggio dell’informazione linguistica ed emozionale da un individuo all’altro. Lisa Aziz-Zadeh e Tong Sheng dell’Università della Southern California, e Anahita Gheytanchi della Pacific Graduate School of Psychology hanno studiato come la percezione e la produzione della prosodia sono legate a livello neurale a scoprendo anche che gli individui con un tasso maggiore di prosodia nei loro discorsi sono anche quelli con i punteggi più alti nei test standardizzati per misurare l’empatia, la capacità di cogliere e sintonizzarsi sulle emozioni altrui. Questo suggerisce che la prosodia è importante per i legami sociali fra gli individui, anche se non è ancora chiaro se le maggiori capacità empatiche rendano i discorsi degli individui più prosodici o se invece sia il contrario (o se non vi sia alcun legame, per questo gli scienziati vogliono approfondire la questione con studi ulteriori)

La nascita della scrittura

L'analisi comparativa dei simboli contenuti nei dipinti rupestri preistorici rinvenuti in diverse caverne francesi riscrive la storia della cultura

L’Esperanto universale

Alla Stanford University è stato inventato un codice basato sulla matematica e alcune conoscenze astronomiche fondamentali che servirà per farci capire dagli alieni
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