lunedì, Ottobre 25, 2021

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CRONACAIN EVIDENZA

Chi, quanti e perché: tutti i dati della sperimentazione animale in Italia e Ue

CRONACA - Diminuisce il numero di animali impiegati per "scopi scientifici" in Europa: mezzo milione in meno nel 2011 rispetto al 2008. E lo stesso vale anche per l'Italia, nei cui laboratori sono stati utilizzati 82.500 animali in meno. Lo dicono i dati dell'ultimo rapporto della Commissione europea sulle statistiche della sperimentazione animale. Vale la pena dare un'occhiata, per capire meglio di che cosa parliamo esattamente quando parliamo di animali usati per la ricerca e la sperimentazione scientifica.
AMBIENTE

Peni e predatori

Con i predatori nei paraggi, il pene si allunga. No, non si tratta di una commedia hollywoodiana, ma di un divertente caso di adattamento osservato in un pesciolino caraibico. Il protagonista di questa vicenda è la gambusia delle Bahamas (Gambusia hubbsi), specie d'acqua dolce, le cui dimensioni dei genitali maschili variano al variare della presenza di predatori.

Silenzio, prego!

Suoni di imbarcazioni al posto delle melodie di cetacei immersi a grandi profondità; è quanto gli scienziati finiscono per registrare oggi in mare.

Sei gradi di separazione tra pesci

Tra Kevin Bacon, ovvero il cattivo Sebastian Shaw del film “X-Men L’inizio”, e Gandalf il grigio ci sta solo una persona. Chi sia non ci è dato saperlo ma secondo la Teoria dei sei gradi di separazione i passaggi che legano i due attori sono solo due, sebbene non abbiano mai lavorato insieme e abbiano età completamente diverse.

Adozioni strategiche

LA VOCE DEL MASTER - Lezioni di risk-management dal mondo acquatico: un team di ricercatori di medicina veterinaria dell'università di Vienna ha studiato un piccolo pesce che vive nel Lago Tanganica in Africa orientale, scoprendo che condividere la cura della covata tra le diverse famiglie rappresenta una sorta di “polizza assicurativa” contro la predazione di un nido. In particolare, lo studio – pubblicato di recente sulla rivista “Behavioral Ecology” - suggerisce che i genitori di questo tipo di pesce scambiano i propri piccoli con altri di altri genitori in modo da ridurre la possibilità che la loro nidiata venga predata interamente in una volta sola. Gli scienziati hanno studiato questo pesce particolare, chiamato Neolamprologus caudopunctatus, che vive nel lago Tanganica, analizzandone i comportamenti che riguardano la gestione della prole. I ricercatori hanno notato un’alta percentuale di rimescolamento di nidiate: circa il 60% dei nidi studiati contengono dei piccoli estranei alla coppia genitoriale. Questo tipo di miscelazione tra i piccoli nei nidi è stata documentata anche per altre specie, e la principale questione su cui gli scienziati continuano a dibattere è se questo comportamento rappresenti la conseguenza di movimenti casuali oppure denoti un comportamento strategico. La ricerca dell’università viennese mira a fornire alcune risposte proprio a questa domanda. Le ipotesi che gli scienziati hanno formulato dalle osservazioni sul campo è che sia i genitori adottivi che accolgono i nuovi piccoli da un altro nido, sia i genitori che lasciano adottare i nuovi nati, traggono beneficio da questa pratica. Se i genitori naturali trasferiscono parte della loro nidiate per disperdere il rischio di predazione, cioè come strategia per "non mettere tutte le uova nello stesso paniere", quelli adottivi viceversa, hanno come beneficio una ridotta possibilità di predazione della propria nidiata
AMBIENTE

Take it easy: l’effetto dei farmaci sul comportamento dei pesci

Gli ambienti naturali sono sempre più invasi da sostanze chimiche di origine antropica. Inquinanti e contaminanti vanno spesso ad interferire sulla fisiologia degli organismi in diversi modi, compromettendone le funzioni vitali e minando dunque alla loro sopravvivenza. Ma quali sono gli effetti delle sostanze farmaceutiche liberate nei corsi d'acqua sulle biocenosi naturali?

OggiScienza TV – Un mondo tutt’altro che silenzioso

OggiScienza TV - Un mondo tutt'altro che silenzioso Il mondo subacqueo non è affatto il mondo del silenzio, al contrario del titolo di un celebre documentario di Cousteau; anzi, accanto ai suoni di pesci e cetacei, sempre più questo ambiente è dominato dal rumore prodotto dall'uomo in mare. Ne parliamo con Antonio Codarin, dottorando presso il Dipartimento di Scienze della Vita dell'Univesrità di Trieste.
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