lunedì, Ottobre 25, 2021

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Deforestazione zero entro il 2020. La proposta Wwf

AMBIENTE - Risultato dei tavoli di confronto da ricercatori, esperti, politici ed imprese, organizzati in occasione dell'Anno Internazionale delle Foreste (2011), il report “Living Forests” costituisce il documento centrale della campagna Wwf. La “Living Forests Campaign” si basa su un rapporto che getta uno guardo non solo sullo stato del verde nel mondo, ma si presenta anche come uno spunto per il futuro e risponde al desiderio che l'impronta lasciata dall'uomo sull'ambiente possa, prossimamente, rientrare all'interno dei limiti ecologici del pianeta. La cosiddetta “impronta ecologica” è la misura dell'impatto dell'uomo sull'ambiente ed al momento, stando alle misurazioni, stiamo eccedendo la biocapacità della Terra di oltre il 50%
LA VOCE DEL MASTER

Cibo buttato, acqua sprecata

LA VOCE DEL MASTER - In questi giorni si discute molto della risorsa acqua, si riflette su quanto sia un bene prezioso per ciascuno di noi e su quanta in Italia ne vada sprecata a causa di acquedotti colabrodo. Un nuovo spunto di riflessione viene da uno studio britannico che, per la prima volta, ha calcolato l’impronta ecologica del cibo/rifiuto in termini di consumo d’acqua. Scopriamo così che attraverso il cibo non consumato e buttato nella spazzatura, ogni cittadino britannico spreca 280 litri d’acqua al giorno Questi i dati presentati in un documentato rapporto della società britannica che si occupa della gestione sostenibile dei rifiuti (meglio conosciuta come WRAP “Waste and Resources Action Programme”) e dal WWF. La ricerca si è concentrata sulle abitudini dei cittadini del Regno Unito, con lo scopo di analizzare l’impatto di consumi e sprechi in termini di utilizzo d’acqua e di produzione di anidride carbonica (le cosiddette “impronta idrica e di carbonio”)

OggiScienza TV – Rinnovabile al 100%

OggiScienza TV - Rinnovabile al 100% E' stato presentato lo scorso 9 maggio la relazione sulle fonti rinnovabili dell'IPCC. Ne parliamo con Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. Il rapporto completo sarà presto disponibile sul sito dell'IPCC.

Tabula rasa

C'era una volta a Ferrara, nella frazione di Sant'Egidio, l'Oasi del Poggetto. Era universalmente conosciuta come "Oasi" per il suo indubbio valore naturalistico e prendeva il nome dal vicino Santuario della Beata Vergine del Poggetto, risalente al XII secolo. L'area comprendeva maceri (un tempo utilizzati per la canapa), bacini palustri, siepi, boschi e boschetti con imponenti alberi secolari. Uno di questi maceri era poi particolarmente rilevante, trattandosi di una struttura naturale detta "gorgo" e compariva, assieme a un boschetto, già nelle mappe del 1814. Un territorio quindi strutturalmente eterogeneo, perfetto per ospitare fauna e flora tipica del territorio. Era una tenuta privata, ma rientrando tra le aree sotto la gestione di un'azienda faunistico venatoria, era adeguatamente controllata e mantenuta. Oggi, quel patrimonio naturalistico a pochi chilometri da Ferrara (città Patrimonio Mondiale dell'Umanità) non esiste più: tabula rasa, nel vero senso della parola

Due tartarughe nel Golfo di Trieste

La prima si chiama Sissi ed è una giovanissima tartaruga recuperata in cattive condizioni a metà luglio, la seconda si chiama Mamola ed è stata raccolta dalla Protezione civile il 25 agosto. Entrambe sono assistite e curate dagli esperti del Centro Recupero Tartarughe attivo presso l’Area Marina Protetta di Miramare gestita dal WWF.
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