L’immagine della scossa

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia pubblica l’immagine del sisma del 6 aprile scorso raccolta con il satellite Envisat dell’ESA


Ecco l’immagine del movimento della Terra durante la scossa che il 6 aprile scorso ha colpito la zona del L’Aquila. Si tratta dell’interpretazione fatta Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) dell’interferogramma raccolto dall’Advanced Synthetic Aperture Radar (ASAR), uno strumento a bordo del satellite Envisat dell’ESA.

I quadrati verdi più grandi rappresentano i luoghi colpiti dalla scossa di intensità pari a 6,3 Mw (magnitudine del momento), mentre quelli più piccoli le scosse successive superiori a 5 Mw. I triangoli neri sono le stazioni GPS usate per la verifica dei rilevamenti dello strumento. La linea gialla continua mostra la rottura cosismica superficiale, un allineamento di oltre 4 chilometri osservato sul campo dai ricercatori dell’INGV. Secondo gli scienziati lo spostamento della faglia ha raggiunto, o si è avvicinato di molto, a questa linea.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. Non potreste spiegare questa figura con termini comprensibili a tutti?
    Io sono laureato in Scienze Geologiche e capisco solo in minima parte quello che la figura rappresenta (anche se qualcosa la posso immaginare).
    Grazie

  2. E’ inutile usare termini come “rottura cosismica superficiale”
    senza spiegare che cosa significa.

  3. Come giustamente segnalato dai lettori, ecco la dovuta spiegazione di “rottura cosismica superficiale”: si tratta di una frattura superficiale che si manifesta durante (cioè esattamente in contemporanea) il sisma, diversa perciò dalle deformazioni post-sismiche, che avvengono appunto dopo il sisma.
    Un grazie a Piero Corubolo, geofisico dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS) per la consulenza.

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