Mi imiti quindi ti amo

Anche nelle scimmie, come negli esseri umani, l’imitazione di posture, atteggiamenti e gestualità rappresenta un modo per stabilire un rapporto di fiducia e amicizia che garantisce una maggiore cooperazione e coordinazione fra gli individui. È quanto sostiene uno studio internazionale pubblicato su Science e firmato, tra gli altri, da Elisabetta Visalberghi primatologa dell’IST-CNR di Roma e Pier Francesco Ferrari dell’Università di Parma.

Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno lavorato con i cebi dai cornetti (Cebus apella), delle scimmie dal carattere socievole e collaborativo. Ogni cebo riceveva una pallina bucherellata: dentro i buchi erano nascosti dei chicchi di uva sultanina difficili da estrarre. I cebi cercavano in tutti i modi di recuperare l’uva: infilavano le dita nei buchi, mordevano, gettavano le palline a terra ecc. Davanti ai cebi si posizionavano due ricercatori, uno dei quali imitava il meglio possibile il comportamento del cebo, seguendo anche la stessa sequenza mentre l’altro faceva più o meno le stesse azioni ma con una sequenza diversa.
Dopodiché i ricercatori hanno osservato i cebi nella loro vita normale, e hanno osservato che le scimmie preferivano stare con chi li aveva imitati. Quando si è trattato di scambiare un gettone metallico per ricevere una nocciolina, hanno preferito farlo con lo sperimentatore imitatore.
Secondo Elisabetta Visalberghi, il principio secondo il quale imitazione e disponibilità verso gli altri hanno avuto un ruolo importante nell’evoluzione umana vale anche per i primati come i cebi.
La ricerca è stata realizzata dall’Istituto di Science della Cognizione del CNR di Roma, dal Laboratory of Comparative Ethology dell’ NIH di Poolesville nel Maryland (USA) e dal Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale dell’Università di Parma, e pubblicata su Science il 14 agosto.

1 Commento

  1. Non ho letto l’articolo originale su Science, per cui il mio commento si riferisce all’Abstract” sopra riportato. Che cosa hanno voluto “dimostrare” gli Autori? Che anche per l’uomo il linguaggio non verbale ha più efficacia di quello verbale? o che con le scimmie l’unico linguaggio di comunicazione è quello non verbale? Che la comunicazione stabilisce un rapporto empatico quando “ci si imita”?
    Come semplice coniuge di un Counselor, trovo questi risultati conclamati, niente di meno che su Science, per nulla “straordinari”, anzi, piuttosto scontati. Albert Bandura ha dimostrato che l’apprendimento nell’uomo avviene principalmente per imitazione. Se c’è la componente affettiva, tanto meglio. Meno male che c’è il supporto di una sperimentazione che suppongo lunga, seria e ben finanziata.

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